FIERA IN CAMPO, RISICOLTURA E INNOVAZIONE
La 47ª edizione della Fiera in Campo, che si è conclusa ieri a Caresanablot (Vercelli), ha confermato il ruolo della manifestazione organizzata dall’ANGA - l’associazione dei giovani di Confagricoltura Vercelli e Biella presieduta da Luigi Perinotti - quale piattaforma tecnica e politica della risicoltura nazionale. Oltre 140 espositori, prove dinamiche in campo, focus su droni e agricoltura digitale, ma anche un forte richiamo all’unità del comparto in una fase di mercato complessa.
Il contesto: l’Italia leader europeo del riso
L’Italia è il primo produttore di riso dell’Unione europea, con circa il 50% della produzione comunitaria concentrata in Piemonte e Lombardia (dati Ente Nazionale Risi). Il comparto conta oltre 234 mila ettari investiti e una produzione che negli ultimi anni ha oscillato tra 1,3 e 1,5 milioni di tonnellate di risone. In questo scenario la provincia di Vercelli rappresenta il cuore produttivo nazionale. La Fiera in Campo nasce proprio in questo territorio come evento dimostrativo, con prove reali delle macchine su terreni risicoli, un format che ancora oggi distingue la manifestazione rispetto ad altre rassegne statiche.
Le sfide della risicoltura richiedono coesione
Il convegno inaugurale “Risicoltura del futuro: a quando il domani?” ha messo al centro sostenibilità e competitività. Il convegno è stato aperto dal presidente dell’Anga di Vercelli e Biella Luigi Perinotti, che ha tracciato un ricordo commosso del padre Giovanni, recentemente scomparso, figura di spicco in campo economico sindacale, tra i primi e più convinti organizzatori della manifestazione vercellese. Il tema della semplificazione regolatoria è stato richiamato anche da Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, che ha sollecitato regole chiare e reciprocità negli scambi internazionali.
Nel suo intervento Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi, ha delineato il quadro economico e le priorità strategiche del comparto. La presidente ha descritto una situazione resa critica dalla congiuntura globale, sollecitando un’azione coordinata a livello europeo: “Bruxelles ci deve dare ascolto”, ha affermato, annunciando la convocazione per il 6 marzo di un incontro con rappresentanti agricoli e industriali dei Paesi produttori per definire una linea comune. L’obiettivo è costruire una strategia condivisa capace di incidere sulle decisioni della Commissione europea, evitando che il comparto risicolo italiano ed europeo subisca dinamiche analoghe a quelle che hanno portato al ridimensionamento della filiera bieticolo-saccarifera dopo la riforma OCM del 2006, tra crollo dei prezzi, concorrenza estera a basso costo e progressivo abbandono colturale.
Bobba ha richiamato esplicitamente il rischio di una perdita strutturale di superficie e di capacità produttiva, aggravata da fattori climatici avversi e dalla limitazione degli strumenti di difesa fitosanitaria disponibili. In questo contesto, la presidente ha indicato nell’unità del comparto – al di là delle appartenenze sindacali – la condizione essenziale per rafforzare la posizione negoziale italiana in Europa. La Fiera in Campo, ha sottolineato, rappresenta uno dei pochi luoghi in cui l’intera filiera si ritrova “con la stessa casacca”, quella dei risicoltori, condividendo criticità e obiettivi comuni.
Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente nazionale di Confagricoltura, concludendo i lavori del convegno ha sottolineato come si stia vivendo “un momento difficile per gli accordi internazionali di libero scambio, che possono mettere in difficoltà il settore. Quanto al tema della reciprocità, sarebbe necessario rimodularla anche all’interno dell’Unione europea. Per il riso, per esempio, abbiamo Paesi europei che usano ancora fitofarmaci che in Italia sono vietati. Parliamo di droni e nuove tecnologie – ha aggiunto Brondelli - ma a differenza di altri Paesi come Spagna e Ungheria - in Italia non c’è ancora una legislazione in questo ambito che ne regolamenti l’utilizzo”. Per il vicepresidente di Confagricoltura “le difficoltà di mercato si affrontano anche con l’aggregazione dell’offerta, gli strumenti in questo ambito possono essere migliorati e potenziati”.
Innovazione in campo: droni, robotica e gestione di precisione
L’edizione di quest’anno è stata è fortemente orientata verso l’agricoltura 5.0: sistemi di guida assistita, sensoristica per il monitoraggio idrico, droni per la distribuzione mirata di input e robotica applicata alle operazioni ripetitive. Le prove in campo del venerdì hanno mostrato concretamente l’utilizzo dei droni in risicoltura, con particolare attenzione alla distribuzione di prodotti su appezzamenti difficilmente accessibili e alla riduzione delle quantità distribuite grazie alla mappatura di precisione. Il volo dei droni sui terreni vercellesi ha consentito di evidenziare il salto tecnologico compiuto dai mezzi di ultima generazione, oggi pienamente integrati nei modelli di gestione di precisione della risicoltura. Nel volo dimostrativo dedicato alle operazioni di irrorazione il drone impiegato in prova ha raggiunto un peso massimo di 92 kg con liquidi e fino a 103 kg con formulati granulari, con un’apertura superiore ai tre metri e una velocità operativa di circa 5 m/s. Si tratta di piattaforme evolute, capaci di volo automatico su rotte preimpostate tramite mappatura digitale dell’appezzamento: l’operatore definisce l’area su base cartografica, imposta i parametri e il sistema esegue il trattamento in autonomia, mantenendo comunque la possibilità di intervento manuale in qualsiasi momento.
Dal punto di vista agronomico i parametri di volo risultano determinanti per l’efficacia e la sostenibilità dell’intervento. Nelle risaie il drone opera mediamente a circa tre metri di altezza, con limiti di vento non superiori a 4–5 nodi, condizioni che consentono di contenere la deriva. Le sperimentazioni indicano una dispersione inferiore agli 8 metri, significativamente più bassa rispetto ai tradizionali mezzi aerei. Questo aspetto incide direttamente sulla riduzione delle perdite di prodotto e sul contenimento dell’impatto ambientale, elementi centrali nelle strategie di difesa integrata e negli obiettivi della Pac orientati alla diminuzione degli input chimici.
Un ulteriore vantaggio competitivo riguarda la non invasività del mezzo. Il trattamento con drone elimina il passaggio di trattrici in risaia, evitando compattamenti del suolo e danni meccanici alle colture, particolarmente rilevanti negli interventi localizzati o in condizioni di elevata umidità . L’autonomia di volo, pari a circa 14 minuti per ciclo operativo, impone una pianificazione logistica attenta per ridurre al minimo i tempi morti e ottimizzare il carico, integrando così la tecnologia aerea con una gestione aziendale organizzata e guidata dai dati.
In questo scenario droni, robotica di campo e sensoristica rappresentano tasselli di un’unica architettura digitale. La mappatura preventiva delle parcelle, l’analisi dello stato vegetativo e la distribuzione a rateo variabile permettono di intervenire in modo mirato, migliorando l’efficienza tecnica ed economica dell’azienda risicola. La Fiera in Campo ha mostrato come queste soluzioni non siano più prototipi sperimentali, ma strumenti operativi che coniugano precisione applicativa, sicurezza e sostenibilità ambientale, rafforzando la competitività del riso italiano sui mercati europei e internazionali.
Meccanizzazione e competitività europea
Le prove dinamiche del sabato e della domenica hanno confermato l’interesse per macchine a ridotto compattamento del suolo, sistemi di distribuzione a rateo variabile e trattrici ad alta efficienza energetica. La gestione dell’acqua rimane la variabile chiave della risicoltura padana, in un contesto di crescente pressione climatica. Le tecnologie esposte mirano a ottimizzare l’irrigazione e a migliorare l’efficienza nell’uso degli input, in linea con gli obiettivi della PAC 2023-2027 su clima e ambiente.
Per le imprese agricole la Fiera in Campo rappresenta ogni anno un benchmark operativo: confronto diretto tra soluzioni tecniche, valutazione dei costi di investimento e analisi del ritorno economico. In una fase di margini compressi, l’adozione mirata di innovazioni digitali e meccaniche può incidere in modo significativo sui costi variabili e sulla qualità finale del prodotto.
Un laboratorio permanente per il settore
La forte affluenza registrata conferma l’interesse del comparto. Accanto agli operatori professionali, la presenza di giovani imprenditori agricoli testimonia un ricambio generazionale attento all’innovazione. La Fiera in Campo 2026 si consolida così quale laboratorio permanente della risicoltura italiana: luogo di confronto tecnico, piattaforma politica e spazio di networking. In un contesto di mercato globale competitivo, la capacità di fare sistema – tra produttori, istituzioni e industria – emerge come condizione essenziale per difendere redditività, qualità e ruolo strategico del riso italiano in Europa.