FILIERA SUINICOLA: ALLEVATORI IN DIFFICOLTÀ, RECUPERA L’INDUSTRIA DI TRASFORMAZIONE
L’anno 2025 si è chiuso con un quadro complessivamente critico per la filiera suinicola italiana, caratterizzato da un’ulteriore flessione dei prezzi dei suini e da un peggioramento della redditività nelle fasi di allevamento, a fronte di un miglioramento per macellatori e, in parte, per gli stagionatori. È quanto emerge dall’ultima Newsletter del settore suinicolo del Crefis (Centro Ricerche Economiche sulle Filiere Sostenibili dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), che fotografa in modo puntuale l’andamento dei mercati, dei costi di produzione e degli scambi commerciali.
Sul fronte dei prezzi dei suini da macello dicembre ha registrato nuovi ribassi sia nel circuito tutelato, sia in quello non tutelato. I suini pesanti destinati al circuito DOP (160-176 kg) si sono attestati su una media mensile di 1,79 €/kg, in calo del 6,9% rispetto a novembre e di oltre il 15% su base annua. Analoghe dinamiche si osservano per i suini leggeri e per gli animali destinati al circuito non DOP, con riduzioni mensili comprese tra il 7% e l’8%. In forte difficoltà anche il comparto dei suini da allevamento. Nel mese di dicembre i suinetti da 7 kg si sono attestati a 62,45 €/capo (-11,0% su base annua), quelli da 30 kg a 2,81 €/kg (-19,1%) e quelli da 40 kg a 2,43 €/kg (-14,5%), riportando le quotazioni su livelli che non si osservavano dalla fase di minimo del mercato tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022.
Questa dinamica si riflette direttamente sulla redditività degli allevatori, in calo per tutte le tipologie produttive considerate. Nel mese di dicembre l’indice Crefis segnala una riduzione del 6,8% su base congiunturale per il ciclo chiuso e del 16,7% rispetto a dicembre 2024. In flessione anche la scrofaia (-12% su base annua) e le fasi di svezzamento e ingrasso, penalizzate soprattutto dal calo dei prezzi dell’output, solo in parte compensato dalla riduzione di alcune voci di costo.
Diverso l’andamento per le fasi a valle della filiera. La redditività della macellazione è cresciuta del 5,5% rispetto a novembre e dell’8,1% su base tendenziale, beneficiando del calo dei prezzi dei suini da macello. In recupero anche la stagionatura dei prosciutti, sia DOP, sia non tipici, grazie alla stabilità dei prezzi dei prodotti stagionati e al minor costo di acquisto delle cosce fresche. Negativo, tuttavia, il confronto con lo scorso anno, in particolare per le produzioni non DOP.
Sul mercato dei tagli di carne suina fresca si osserva un calo delle quotazioni delle cosce fresche per crudo, sia tipiche, sia non tipiche, mentre crescono i prezzi dei lombi. Stabili, invece, i prezzi dei prosciutti stagionati, con valori superiori al 2024 per il circuito DOP e inferiori per quello non tutelato.
Dal lato dei fattori di produzione dicembre ha visto un aumento delle quotazioni del mais nazionale contratto 103 e dell’orzo, mentre sono diminuiti i prezzi della soia, sia nazionale, sia estera. Un andamento che contribuisce solo marginalmente ad alleviare la pressione sui costi di alimentazione.
Infine, sul piano strutturale, si segnala una riduzione delle macellazioni nel circuito DOP: a dicembre 2025 i capi macellati sono stati poco più di 519 mila, in calo del 7,4% rispetto a novembre e dello 0,6% su base annua. Il totale 2025 si ferma a 6,98 milioni di capi, confermando una fase di ridimensionamento dell’offerta certificata.
Nel complesso il quadro delineato dal Crefis evidenzia una filiera ancora sbilanciata, con forti difficoltà concentrate nella fase di allevamento e un parziale recupero a valle. Una situazione che pone interrogativi rilevanti sulla sostenibilità economica del comparto nel medio periodo, soprattutto in un contesto europeo caratterizzato da eccesso di offerta e forte pressione competitiva.