G7 AGRICOLTURA: DIVERSIFICAZIONE E INNOVAZIONE PER USCIRE DALLA CRISI DEI FERTILIZZANTI

Riunione straordinaria dei ministri dell'Agricoltura del G7, lunedì 8 giugno, convocata dalla presidenza di turno francese per far fronte alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz sul settore agricolo, con particolare attenzione alla volatilità dei prezzi dei fertilizzanti. Alla riunione hanno preso parte anche rappresentanti di OCSE, FAO e del sistema di informazione sui mercati agricoli (AMIS).

 

Per l'Italia era presente il sottosegretario al Masaf Luigi D'Eramo. Nel suo intervento ha ricordato le misure già adottate: in sede europea la richiesta, avanzata dal ministro Francesco Lollobrigida, di sospensione dei dazi sui principali fertilizzanti azotati; a livello nazionale, lo stanziamento di 100 milioni di euro in crediti d'imposta a favore delle aziende agricole per l'acquisto di fertilizzanti e carburanti. “È essenziale sviluppare una strategia che coniughi interventi di risposta immediata con politiche strutturali”, ha dichiarato D'Eramo, concludendo con un richiamo al dovere «morale e politico» dei Paesi del G7 di rispondere alle emergenze “non solo con dichiarazioni di principio, ma anche con azioni urgenti e concrete, attraverso politiche sostenibili e protese al futuro delle nuove generazioni”.

 

Nel comunicato diffuso dal Masaf al termine della riunione viene evidenziata la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento delle materie prime e di incentivare la produzione di fertilizzanti innovativi, anche derivanti dal recupero di sottoprodotti, in linea con i principi dell'economia circolare.

 

Sul fronte europeo il commissario all'Agricoltura Christophe Hansen ha ribadito la necessità di garantire la stabilità dei mercati internazionali, sottolineando che l'Unione europea si oppone a restrizioni ingiustificate alle esportazioni, capaci solo di “accentuare la volatilità e aggravare l'insicurezza alimentare, specialmente per i Paesi che dipendono dalle importazioni”, e che il commercio di fertilizzanti deve restare “aperto, prevedibile e saldamente ancorato a un sistema commerciale internazionale basato su regole”.

 

Il ministro dell'Agricoltura giapponese Norikazu Suzuki ha a sua volta richiamato tutti i Paesi ad astenersi da misure unilaterali di controllo sulle esportazioni, che rischierebbero di aggravare ulteriormente la carenza di offerta.

 

Lo sfondo è quello di una crisi che si è aggravata rapidamente dalla fine di febbraio, quando il conflitto nel Golfo ha di fatto interrotto il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Attraverso quel corridoio transita circa il 30% dei fertilizzanti mondiali, fino al 45% includendo fitofarmaci e altri input essenziali. L'urea ha registrato rialzi del 30-40%, le polizze assicurative sulle navi nel Golfo sono salite fino al 10% del valore del carico. Per le aziende italiane, energia e fertilizzanti rappresentano ormai il 25% dei consumi intermedi, con aumenti medi dei costi fino al 60% in comparti quali il risicolo e il bovino.

 

Il direttore generale della FAO, Qu Dongyu, ha avvertito che la scarsità di fertilizzanti produrrà rese agricole inferiori e una contrazione delle disponibilità alimentari già nella seconda metà di quest’anno e nel corso del 2027, ricordando che “l'agricoltura risponde a un calendario colturale che non può essere posticipato: se i fertilizzanti non arrivano in tempo, i raccolti ne risentono indipendentemente da ciò che accade in seguito”. Il capo economista dell'agenzia, Maximo Torero, ha indicato che un ritorno ai livelli pre-crisi è improbabile prima del terzo trimestre, se non della fine dell'anno.


La Commissione europea, su richiesta italiana, sta valutando un aumento dell'importo della riserva di crisi a compensazione dei maggiori costi dei fertilizzanti. Lo stesso ministro Lollobrigida, rispondendo al question time alla Camera il 4 giugno scorso, aveva già indicato che il problema “richiede azioni congiunte a livello globale”: la riunione straordinaria del G7 è stata la risposta concreta a quell'appello. Ora si tratta di tradurre le dichiarazioni in misure operative, prima che la stagione autunnale delle semine imponga scelte irreversibili agli agricoltori.