GAVI, CONFRONTO SUL FUTURO TRA MERCATO, LAVORO ED ENOTURISMO

Competitività internazionale, nuove regole del lavoro e ricambio generazionale: sono questi i tre assi attorno a cui si è sviluppato il convegno “Dalla vigna allo sviluppo: il ruolo del vino nei territori”, organizzato il 17 luglio scorso da Cia Alessandria-Asti nell’azienda agricola La Fontanassa di Gavi. Un appuntamento che ha riunito i vertici nazionali e locali dell’organizzazione insieme al Consorzio Tutela del Gavi e alle istituzioni regionali, in un momento in cui il comparto vitivinicolo continua a confrontarsi con consumi rallentati, tensioni geopolitiche e un mercato in continua evoluzione.

 

Il caso Gavi: un modello che tiene

 

Non è un caso che l’incontro si sia tenuto proprio nel cuore della denominazione Gavi Docg, che, secondo i dati diffusi dal Consorzio Tutela del Gavi, nell’ultimo bilancio ha fatto segnare risultati in controtendenza rispetto a un quadro settoriale complesso. Nel 2025 la denominazione ha esportato oltre 12 milioni di bottiglie, pari al 91% della produzione complessiva, confermandosi presente nei principali mercati mondiali. Il Regno Unito resta il primo mercato di riferimento, con circa 7 milioni di bottiglie vendute e oltre il 60% dell’export, seguito dagli Stati Uniti con circa 1,5 milioni di bottiglie (13%) e dalla Germania. Da segnalare anche la crescita del mercato cinese, dove le vendite sono passate da meno di 10.000 bottiglie nel 2023 a oltre 100.000 nel 2025. Sul fronte interno, dopo un decennio di flessione, il Gavi Docg è tornato a crescere superando il milione di bottiglie vendute in Italia.


È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Tutela Gavi, che ha indicato nella gestione programmata del potenziale produttivo, attraverso impianti e rese, la chiave per mantenere l’equilibrio del mercato. Un sistema di regole condivise che, a suo giudizio, consente ai produttori di programmare gli investimenti con maggiore serenità, favorisce il ricambio generazionale e produce ricadute positive anche sull’accoglienza e sulla qualità della vita del territorio.

 

Il lavoro in agricoltura: appalti sì, ma con cautela

 

Il nodo più delicato affrontato durante il convegno riguarda il mercato del lavoro. Danilo De Lellis, responsabile nazionale Cia Politiche del Lavoro, ha ricordato come oggi le aziende agricole possano affidare alcune lavorazioni a imprese appaltatrici: uno strumento utile, ma da utilizzare con attenzione, perché il confine con la somministrazione illecita di manodopera è sottile. Il riferimento normativo è il decreto-legge 63/2024, convertito nella legge 101/2024, che prevede l’istituzione presso l’Inps di una Banca dati degli appalti in agricoltura, destinata a supportare l’attività degli organi di vigilanza. Il provvedimento introduce inoltre l’attestazione di conformità per le imprese appaltatrici, rilasciata dall’Inps, e una polizza fideiussoria a garanzia dei contributi previdenziali, dei premi Inail e delle retribuzioni dei lavoratori impiegati negli appalti. Proprio su questo punto De Lellis ha richiamato la necessità di emanare i decreti attuativi ancora mancanti, che dovranno definire requisiti delle imprese appaltatrici, funzionamento della banca dati e caratteristiche della fideiussione. Senza questi provvedimenti, secondo Cia, il nuovo sistema non potrà esprimere pienamente le garanzie previste dal legislatore.

 

Fare sistema, tra enoturismo e accessibilità

 

Il vicepresidente nazionale Cia Gian Michele Passarini ha allargato lo sguardo al quadro nazionale, sottolineando la necessità che Piemonte, Veneto e Toscana costruiscano una strategia condivisa capace di mettere in rete produzione, commercializzazione e promozione. Nelle conclusioni il presidente nazionale Cia Cristiano Fini ha indicato nell’enoturismo e nella candidatura della cucina italiana al riconoscimento UNESCO due leve strategiche per rafforzare la presenza del vino italiano sui mercati internazionali. Fini ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di rendere il vino più accessibile alle nuove generazioni di consumatori, soprattutto nella ristorazione, senza compromettere la giusta remunerazione delle imprese agricole.

 

Il contesto piemontese

 

Il confronto di Gavi arriva in una fase particolarmente delicata per un comparto che rappresenta una delle principali voci dell’export agroalimentare piemontese e che deve confrontarsi con il rallentamento della domanda, l’aumento dei costi e l’incertezza dei mercati internazionali. In questo scenario il modello Gavi, fondato sulla gestione della produzione e sulla forte vocazione all’export, è stato indicato dai relatori come un possibile riferimento per altre denominazioni impegnate a ricercare un nuovo equilibrio tra produzione, mercato e valorizzazione del territorio.

 

Ad aprire i lavori sono stati il titolare della Fontanassa Filippo Gemme, la presidente di Cia Alessandria-Asti Daniela Ferrando e il presidente regionale Cia Piemonte e Valle d’Aosta Gabriele Carenini. Le relazioni tecniche sullo scenario viticolo piemontese, sulle fitopatie e sui bandi pubblici sono state affidate al vicedirettore Cia Franco Piana. Erano inoltre presenti il vicesindaco di Gavi Gianluca Griffò, i consiglieri regionali Domenico Ravetti e Marco Protopapa e l’assessore regionale Enrico Bussalino.