Gli Stati Uniti riducono i dazi sulla pasta

Gli Stati Uniti hanno annunciato una significativa rivisitazione delle misure antidumping sulle importazioni di pasta italiana, riducendo nettamente le aliquote che erano state proposte a inizio ottobre 2025 dal Dipartimento del Commercio americano. La decisione, comunicata ufficialmente dal nostro Ministero degli Esteri, ridimensiona drasticamente il rischio di dazi fino al 91-92 % che avrebbero colpito tredici pastifici italiani, tra cui marchi di peso quali Barilla, La Molisana e Garofalo. Queste tariffe elevate, aggiuntive all’aliquota ordinaria del 15 % prevista per le importazioni UE, avevano generato preoccupazioni sulla sostenibilità delle forniture italiane negli Stati Uniti e potenziali aumenti di prezzo al consumo tali da compromettere l’accesso al mercato.


Secondo il riesame tecnico condotto dalle autorità americane le aziende italiane hanno fornito informazioni integrative ritenute idonee a chiarire le questioni sollevate nella fase preliminare dell’indagine antidumping. A seguito di questa fase “post-preliminare”, le nuove aliquote variano dal 2,26 % per La Molisana al 13,98 % per Garofalo, mentre gli altri undici esportatori coinvolti dovrebbero essere soggetti a un dazio del 9,09 %. La determinazione finale, non ancora formalmente pubblicata, è prevista per marzo 2026, con possibilità di proroga tecnica, e finché ciò non avviene non si applicheranno nuovi dazi.

 

Per la filiera italiana della pasta, settore simbolico dell’agroalimentare Made in Italy, questa revisione rappresenta un esito positivo rispetto allo scenario di forte protezionismo annunciato lo scorso autunno. Dal punto di vista tecnico-commerciale, il mercato statunitense costituisce uno dei principali sbocchi extra-UE: nel 2024, in base a elaborazioni di Unione Italiana Food su statistiche Istat,  l’Italia ha esportato oltre 2,4 milioni di tonnellate di pasta, per un valore di circa 4 miliardi di euro, con gli Stati Uniti tra i principali Paesi importatori (oltre 300 mila tonnellate), dopo Germania, Regno Unito e Francia.

 

Il contesto commerciale USA è caratterizzato da una domanda crescente di pasta secca, con consumi pro capite in aumento. L’export verso gli Stati Uniti nel 2024 si è attestato intorno a 670-800 milioni di euro, consolidando la posizione dell’Italia quale fornitore di riferimento nel segmento. L’eventuale introduzione di dazi molto elevati avrebbe non solo ridotto la competitività delle paste italiane, ma anche favorito l’espansione di prodotti “Italian sounding” nei canali retail americani, con impatti negativi sulla reputazione del vero Made in Italy.

 

Dal punto di vista tecnico-normativo l’indagine antidumping si basa sulla valutazione del “valore normale” rispetto ai prezzi praticati nel mercato USA, con l’obiettivo di proteggere i produttori domestici da pratiche considerate sleali. La capacità dei pastifici italiani di fornire dati di costo e attestate condizioni di mercato ha influito sulla revisione delle conclusioni preliminari, evidenziando l’importanza di una documentazione contabile e logistica robusta nelle procedure amministrative internazionali.