HORMUZ RIAPRE, MA PER L’AGRICOLTURA È UN CORRIDOIO MOLTO FRAGILE
La riapertura dello Stretto di Hormuz dopo la tregua di 14 giorni (annunciata ieri) fra Stati Uniti e Iran ha subito allentato la tensione sui mercati energetici, con un netto ridimensionamento dei prezzi del petrolio e un primo allentamento del premio al rischio, ma la situazione resta lontana da una vera normalizzazione logistica. Le informazioni circolate nelle ultime ore indicano infatti un passaggio di nuovo consentito solo in un quadro condizionato, con controlli iraniani sul traffico e ipotesi di pedaggi pagati in criptovalute per le navi cariche di greggio.
La prudenza è necessaria perché Hormuz continua a essere il principale collo di bottiglia energetico del pianeta. Secondo l’International Energy Agency nel 2025 attraverso lo stretto sono transitati quasi 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, pari a circa un quarto del commercio mondiale marittimo di oil, oltre a quasi il 20% del commercio globale di gas naturale liquefatto. Le alternative attraverso oleodotti o gasdotti esistono, ma hanno capacità limitata, nell’ordine di 3,5-5,5 milioni di barili al giorno.
Per l’agricoltura il tema non è solo il prezzo del greggio. È soprattutto la catena energia-gas-fertilizzanti-trasporti. UNCTAD, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo, segnala che il blocco di Hormuz ha già ridotto di oltre il 95% i transiti giornalieri rispetto ai livelli pre-crisi, con ricadute immediate sui costi di trasporto, sulle forniture di gas e sui fertilizzanti. La stessa UNCTAD ricorda che l’area è centrale sia quale produttrice, sia come corridoio commerciale di input agricoli strategici. La FAO ha certificato che a marzo l’indice mondiale dei prezzi alimentari è salito del 2,4% su febbraio, anche per l’aumento dei costi energetici legati all’escalation nel vicino Oriente, mentre le attese di fertilizzanti più cari hanno sostenuto le quotazioni del grano. È qui che il sollievo per le imprese agricole italiane rischia di fermarsi. Se il transito riparte ma dentro un regime di autorizzazioni politiche, pedaggi non convenzionali e possibili cambi di regole in tempi rapidi, la riduzione dei costi logistici resta parziale e reversibile. Per le aziende agricole e agroindustriali conta la stabilità operativa, non una tregua tattica. I prezzi del carburante possono raffreddarsi, ma i fertilizzanti azotati e i noli restano esposti a volatilità elevata, come conferma anche il monitoraggio europeo dedicato ai fertilizzanti.
In sintesi la riapertura di Hormuz è una notizia positiva, ma ancora insufficiente per parlare di sollievo strutturale per l’agricoltura. Finché lo stretto resterà aperto “su licenza” e non in un regime pienamente affidabile di libertà di navigazione, la filiera agricola dovrà continuare a ragionare in termini di rischio, coperture sugli acquisti e massima attenzione ai costi energetici e dei mezzi tecnici.