I VENTI DEL MONVISO SOFFIANO SUI VINI DELL’AUTIN
Partenza col Botto – di Renato Botto
C’è un mondo enologico da scoprire quando, in Piemonte, le strade cominciano a salire verso il Monviso, il ‘re di pietra’. Non c’è solo l’acqua del Po, che in questa parte così famosa delle Alpi Cozie ha le sue sorgenti: più in basso “scorrono” anche i vini e crescono vitigni autoctoni (come la Montanera di Perosa, il Bian Ver) salvati da una probabile estinzione. Siamo a Barge, in provincia di Cuneo, ai confini con il Pinerolese, dove si tratta la rinomata pietra di Luserna, che potremmo definire una doc mineraria: qui da 16 anni c’è un azienda che cura filari di vigna spesso in terreni scoscesi, “eroici”: L’Autin, fondata nel 2010 da Mauro Camusso con la moglie Maura Beltramo, titolare proprio di una ditta di lavorazione delle pietre. Con la montagna L’Autin ha un legame indissolubile, rafforzato nella campagna di rebranding che è appena stata affinata dalla società Blank Spaces. L’identità del marchio è stata ridefinita, “in condivisione con l’azienda”, coniando il claim “Le Alpi in un calice” ed etichette che “raccontano il territorio da cui nascono i vini, perché la montagna non è sfondo, ma protagonista”.
La montagna è anche culla di alcuni vini de L’Autin: gli spumanti metodo classico che passano un periodo di affinamento di almeno 40 mesi nell’ex miniera di talco di Prali, in Val Germanasca, a una temperatura costante di 10 gradi e a un’umidità sempre del 90%. E tra i vini che riposano a lungo nel cuore della montagna ce n’è anche uno che si ferma nell’ex miniera per ben 7 anni, l’Eli 84 mesi.
Venti freddi, pendii scoscesi, vicinanza delle montagne caratterizzano il territorio dei vini de l’Autin ma c’è un altro punto fermo: il biologico: “La natura non è una risorsa, ma un’alleata. Coltiviamo in modo biologico e rispettiamo la biodiversità, lavorando secondo il ritmo della terra. Per noi, essere sostenibili non è una moda: è un modo di vivere”, spiega Elisa Camusso, ingegnere ambientale, figlia del fondatore e oggi in prima fila nella conduzione de L’Autin. Nel frattempo, l’azienda ha lanciato i suoi nuovi vini, come la Musca Bianca d’Lissart, “ottenuto da una aromatica varietà locale” e “frutto della parziale fermentazione del mosto, proprio come il moscato, ma che si differenzia per un minor contenuto zuccherino e una gradazione alcolica lievemente superiore”. La “mosca bianca” va aggiungersi a un’offerta sempre più ricca di vini bianchi, rossi e spumanti, con un export in crescita.