IL TANARO SENZ’ACQUA E L’AUTUNNO CHE PREOCCUPA I CAMPI



L’estate è finita e, con la conclusione della stagione irrigua, l’emergenza per molte coltivazioni può sembrare alle spalle. Ma basta risalire il Tanaro per capire che il problema dell’acqua non è affatto chiuso. Nell’alto corso, a Ponte di Nava, a poche decine di chilometri dalla sorgente, ci sono tratti nei quali nel letto del fiume non si vede praticamente una goccia d’acqua. Poco più a valle, avvicinandosi a Garessio, la situazione migliora: l’acqua ricompare, ma quella che dovrebbe essere l’asta di uno dei maggiori fiumi piemontesi conserva ancora l’aspetto di poco più di un torrente.


Siamo, per avere un ordine di grandezza, a circa 40 chilometri dalla sorgente. La cartografia dell’Autorità di bacino del Po colloca infatti Garessio a una progressiva di circa 42 chilometri dall’origine del Tanaro. Un fiume che da qui dovrà percorrere ancora oltre duecento chilometri prima di confluire nel Po. Le impressioni visive (la fotografia è di ieri, 5 ottobre) trovano riscontro nei numeri pubblicati proprio ieri, da ARPA Piemonte. A settembre il Tanaro a Farigliano ha registrato una portata media di appena 7,3 metri cubi al secondo, contro una media storica del mese di 13,8: significa il 47% di acqua in meno. Più a valle, a Montecastello, il deficit arriva al 56%, con 20,8 metri cubi al secondo contro una media di 46,9.

 

Il problema, dunque, non riguarda soltanto l’alto Tanaro. Settembre ha aggravato una situazione che le piogge di fine agosto avevano temporaneamente migliorato. Sul bacino piemontese del Po sono caduti mediamente circa 35 millimetri di pioggia, il 66% in meno della norma: è stato uno dei dieci mesi di settembre più asciutti degli ultimi settant’anni. Nello stesso tempo è stato il settembre più caldo della serie storica ARPA, con temperature superiori alla norma di oltre 3,5 °C. Il risultato è che l’anno idrologico si chiude con circa 786 millimetri di precipitazioni e un deficit del 26% rispetto alla media 1991-2020. Le risorse accumulate negli invasi e nel Lago Maggiore sono inferiori del 49% alla media del periodo; anche le falde superficiali mostrano diffusamente livelli peggiori rispetto ai valori storici e molte sorgenti hanno portate molto inferiori alla norma.

 

Per l’agricoltura cambia la stagione, ma non sostanza. Terminati i grandi fabbisogni irrigui di mais, frutteti e altre colture estive, nelle prossime settimane inizieranno ed entreranno nel vivo le semine dei cereali autunno-vernini, a partire da frumento e orzo. Per una buona emergenza serve umidità sufficiente nello strato superficiale del terreno. Se le piogge autunnali tardassero ancora, soprattutto nei terreni più sciolti e nelle aree che hanno accumulato i deficit maggiori, si potrebbe arrivare alla preparazione dei letti di semina con suoli troppo asciutti, germinazioni ritardate ed emergenze meno uniformi.

 

Ma c’è un problema ancora più importante, che guarda già al 2027. L’autunno e l’inverno sono i mesi nei quali deve ricostituirsi quella riserva d’acqua che alimenterà falde, sorgenti e corsi d’acqua nella prossima primavera. Una pioggia abbondante può far risalire rapidamente un fiume; recuperare mesi di deficit nei suoli e nelle riserve sotterranee richiede invece tempo e precipitazioni distribuite.

Il Tanaro quasi asciutto nell’alta valle, quindi, non è soltanto l’immagine con cui si chiude un’estate eccezionalmente calda. È il punto da cui comincia la prossima campagna agraria. E nei prossimi mesi, più ancora delle temperature, sarà l’acqua che riusciremo ad accumulare a dirci con quali riserve entreremo nella primavera del 2027.