IL VINO CROTONESE TRA AUMENTO DEI COSTI E MERCATI INSTABILI
L’agricoltura crotonese e in special modo la filiera del vino, entra in una fase delicata, stretta tra tensioni internazionali, aumento dei costi e mercati sempre più instabili. A lanciare l’allarme è il presidente di Confagricoltura Crotone Diego Zurlo, che parla di una difficoltà crescente per le aziende vitivinicole del territorio, in particolare quelle di dimensione medio-piccola.
Il nodo principale riguarda l’export. Gli Stati Uniti rappresentano uno sbocco fondamentale per il vino italiano e per le produzioni del Sud, ma il clima commerciale resta incerto. Le dispute tra Unione europea e USA degli ultimi anni hanno già dimostrato quanto i dazi possano incidere sulla competitività del prodotto europeo. Il rischio di nuove misure, in uno scenario geopolitico instabile, torna quindi a pesare sulle strategie delle cantine. A questo si aggiunge la questione dei costi. Energia, carburanti, mezzi tecnici: negli ultimi anni tutte le principali voci di spesa hanno registrato aumenti significativi. Il risultato è una riduzione dei margini, soprattutto per le aziende che non riescono a trasferire questi incrementi sui prezzi di vendita.
Nel Crotonese l’agricoltura ha un peso rilevante e il comparto vitivinicolo costituisce il fiore all’occhiello della enologia regionale. Il Cirò, in particolare, primo vino calabrese ad ottenere la denominazione d’origine controllata nel 1969 rappresenta uno dei riferimenti produttivi della Calabria, con un ruolo importante non solo in termini agricoli ma anche per l’indotto legato alla trasformazione e al turismo del vino. Proprio la forte apertura ai mercati esteri, che negli anni ha sostenuto lo sviluppo del settore, oggi espone maggiormente alle turbolenze internazionali.
Per Zurlo non si tratta di una fase temporanea. La criticità ha carattere strutturale e richiede risposte altrettanto strutturate. Tra le priorità indicate c’è la difesa degli strumenti dell’OCM vino, in particolare per la promozione sui mercati esteri e per la ristrutturazione dei vigneti, leve considerate fondamentali per mantenere competitività.
La nuova PAC offre strumenti utili per rafforzare l’organizzazione della filiera, soprattutto attraverso forme di aggregazione tra imprese. Un passaggio necessario in un territorio dove prevalgono aziende di piccola dimensione, più esposte agli shock esterni e con minore capacità contrattuale.
Un’altra direttrice riguarda la diversificazione. L’integrazione con l’enoturismo e con attività multifunzionali consente di affiancare al reddito agricolo nuove fonti legate al territorio, riducendo la dipendenza dai mercati più instabili. È una strada già avviata in molte aree vitivinicole italiane e che anche il Crotonese può sviluppare ulteriormente.
Il quadro è complesso. Tra costi elevati, domanda incerta e scenari internazionali mutevoli, il vino crotonese è chiamato a una fase di adattamento. La tenuta del settore passa dalla capacità di rafforzare la filiera, contenere i costi e valorizzare le produzioni di qualità sui mercati: un equilibrio che nei prossimi anni sarà decisivo per la sostenibilità economica delle aziende.