IL CONTRIBUTO DELLA ZOOTECNIA ALLA BIOECONOMIA CIRCOLARE
La zootecnia può svolgere una funzione strategica nella transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili basati sui principi della bioeconomia circolare. È quanto emerge dal rapporto FAOThe role of livestock in circular bioeconomy systems, che analizza il contributo degli allevamenti alla valorizzazione delle biomasse, al recupero dei nutrienti e alla riduzione degli sprechi lungo le filiere agroalimentari. Secondo la FAO la bioeconomia circolare integra due approcci complementari: da un lato l’uso sostenibile della biomassa come base dei sistemi produttivi agricoli e industriali, dall’altro i principi dell’economia circolare, fondati sulla riduzione delle perdite di risorse, sul riutilizzo dei sottoprodotti e sul riciclo dei materiali biologici. L’obiettivo è aumentare l’efficienza nell’utilizzo della biomassa e ridurre gli impatti ambientali dei sistemi alimentari.
All’interno di questo modello la zootecnia svolge un ruolo fondamentale perché consente di trasformare biomasse non direttamente utilizzabili dall’uomo in alimenti ad elevato valore nutrizionale. Pascoli, residui colturali e sottoprodotti dell’industria agroalimentare possono essere convertiti dagli animali in latte, carne e uova. Secondo la FAO circa l’86% dei mangimi utilizzati a livello globale non è idoneo al consumo umano, il che evidenzia il ruolo degli allevamenti nel recupero e nella valorizzazione delle biomasse residue.
Gli animali allevati contribuiscono inoltre al mantenimento della fertilità dei suoli. Il letame rappresenta infatti una fonte importante di sostanza organica e di nutrienti come azoto, fosforo e potassio. La restituzione di questi elementi ai terreni agricoli permette di ridurre la dipendenza dai fertilizzanti di sintesi e favorisce la chiusura dei cicli dei nutrienti all’interno dei sistemi agricoli. In questo senso l’integrazione tra coltivazioni e allevamento rappresenta uno dei pilastri della bioeconomia circolare applicata all’agricoltura.
Il rapporto FAO dedica inoltre ampio spazio alla valorizzazione dei sottoprodotti dell’industria alimentare quali ingredienti per l’alimentazione animale. Residui della lavorazione dei cereali, sottoprodotti della produzione di birra ed etanolo, polpe di frutta e residui della filiera saccarifera rappresentano flussi di biomassa che possono essere reinseriti nel sistema produttivo. L’utilizzo di questi materiali nei mangimi contribuisce a ridurre lo spreco alimentare e a migliorare l’efficienza complessiva delle filiere agroalimentari.
La FAO evidenzia tuttavia che la valorizzazione dei sottoprodotti richiede attenzione sotto il profilo nutrizionale e sanitario. La composizione dei residui agroindustriali può essere molto variabile e alcuni materiali possono contenere fattori antinutrizionali o sostanze che limitano l’impiego nelle razioni alimentari degli animali. Per questo motivo è necessario sviluppare sistemi di controllo della qualità e tecniche di formulazione dei mangimi capaci di garantire prestazioni produttive e benessere animale.
Dal punto di vista globale la riorganizzazione dei sistemi zootecnici secondo i principi della bioeconomia circolare può contribuire a diversi obiettivi di sostenibilità. Gli alimenti di origine animale forniscono infatti tra il 34% e il 40% delle proteine consumate nel mondo, rendendo il settore zootecnico un elemento centrale per la sicurezza alimentare. Allo stesso tempo una gestione più efficiente delle biomasse e dei sottoprodotti può ridurre le emissioni di gas serra, migliorare la fertilità dei suoli e limitare le perdite di nutrienti nell’ambiente. Per le imprese agricole e zootecniche questo approccio implica un progressivo ripensamento dell’organizzazione produttiva. L’integrazione tra allevamento e coltivazioni, la valorizzazione dei residui agroindustriali e la gestione efficiente degli effluenti zootecnici rappresentano strumenti operativi che possono contribuire a migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse e la sostenibilità economica delle aziende agricole.
Il ruolo del biogas agricolo
Il rapporto FAO sottolinea anche il ruolo delle tecnologie di digestione anaerobica nella bioeconomia circolare. Il letame e altri residui organici possono essere utilizzati come substrati per la produzione di biogas, generando energia rinnovabile e riducendo le emissioni di gas serra legate alla gestione degli effluenti zootecnici.
Per le aziende agricole questo significa che l’integrazione tra allevamento e produzione di energia da biogas può rappresentare una delle applicazioni più concrete della bioeconomia circolare, consentendo di trasformare residui organici in energia e fertilizzanti organici e di chiudere il ciclo dei nutrienti all’interno dell’azienda agricola.