IN ARRIVO IL NUOVO FARM BILL, CHE COSA CAMBIA PER L'AGRICOLTURA MONDIALE. IL CONFRONTO CON LA PAC


Il 30 aprile scorso la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il Farm, Food, and National Security Act of 2026 (H.R. 7567) con 224 voti favorevoli e 200 contrari, con il sostegno di 14 democratici e l'opposizione di soli 3 repubblicani. Un voto bipartisan che segna una svolta dopo anni di stallo: il precedente Farm Bill del 2018 era stato prorogato tre volte di seguito e scade il prossimo 30 settembre 2026. Ora la parola passa al Senato.

 

Che cos'è il Farm Bill e che cosa contiene il nuovo testo

Il Farm Bill è la grande legge agricola americana, rinnovata ogni cinque anni circa, che stabilisce le regole e i finanziamenti per l'intero settore agroalimentare statunitense. Il nuovo provvedimento riautorizza fino all'anno fiscale 2031 i programmi del Dipartimento dell'Agricoltura statunitense in materia di sostegno alle produzioni agricole, conservazione del territorio, commercio internazionale e aiuti alimentari all'estero, sussidi alimentari per le famiglie a basso reddito, accesso al credito per le imprese agricole, sviluppo delle aree rurali, ricerca e innovazione, silvicoltura, energia, ortofrutticoltura, assicurazione sui raccolti e investimenti stranieri in terreni agricoli americani.

 

Il testo si articola su tutti e 12 i capitoli tradizionali della legge agricola (Prodotti agricoli di base, Conservazione, Commercio, Nutrizione, Credito agricolo, Sviluppo rurale, Ricerca e divulgazione agricola, Foreste, Energia, Ortofrutta e colture specializzate, Assicurazioni agricole e Disposizioni varie), migliorando gli strumenti di copertura del rischio economico per i produttori di colture specializzate, abbassando i costi energetici nelle aree rurali e rafforzando la presenza delle produzioni americane sui mercati internazionali. Il provvedimento amplia l'accesso al credito per gli agricoltori, promuove l'agricoltura di precisione e potenzia i programmi di conservazione per i terreni coltivati.


Tra le novità approvate con il voto finale, una ha raccolto il consenso più trasversale: un emendamento per consentire ai beneficiari dello SNAP — il programma federale di buoni pasto destinati alle famiglie a basso reddito — di acquistare pollo arrosto caldo con i loro sussidi è passato con 384 voti a favore e soli 35 contrari. Fino ad oggi le regole permettevano di acquistare solo il pollo freddo, non quello caldo pronto al banco gastronomia. Sul fronte più controverso, la clausola che avrebbe protetto le industrie produttrici di pesticidi da alcune azioni legali di risarcimento è stata eliminata dal testo finale tramite un apposito emendamento; è invece rimasta la norma che toglie ai singoli Stati americani la facoltà di legiferare autonomamente in materia di benessere animale negli allevamenti.

 

 

La spesa: neutralità di bilancio certificata

Il Congressional Budget Office, l'ufficio parlamentare indipendente che valuta i costi delle leggi federali, il 24 aprile aveva stimato che il provvedimento sarebbe sostanzialmente neutro sul piano della spesa obbligatoria nell'arco di undici anni (2026–2036), con un aumento atteso di 162 milioni di dollari nei primi sei anni. Il punto più discusso riguarda il capitolo sulla conservazione ambientale. L'EQIP - il programma federale con cui il governo americano rimborsa gli agricoltori che adottano pratiche di gestione sostenibile del suolo, dell'acqua e degli ecosistemi -  viene usato come cassa da cui attingere per finanziare altre voci della stessa sezione. In concreto, circa un miliardo di dollari di autorizzazioni di spesa vengono sottratti all'EQIP e destinati ad altri programmi: 240 milioni per un nuovo programma di tutela dei boschi privati tramite servitù di conservazione forestale, 150 milioni per il contrasto al cinghiale selvatico invasivo, 50 milioni per accompagnare gli agricoltori anziani o in uscita verso il passaggio di consegne a giovani agricoltori, e 12 milioni per incentivi alla gestione forestale.


Esperti e associazioni di settore hanno sollevato dubbi su questa scelta: l'EQIP è già oggi uno dei programmi più richiesti e cronicamente sottofinanziati rispetto alla domanda, e ridurne le risorse rischia di lasciare senza risposta molte aziende agricole che vorrebbero adottare pratiche più sostenibili ma non riescono ad accedere agli aiuti. Il totale del capitolo Conservazione rimane comunque in pareggio, con i tagli all'EQIP che compensano le nuove spese.

 

 

Il percorso al Senato: la strada è ancora lunga

Il Farm Bill passa ora al Senato, ma la strada verso la legge definitiva è ancora lunga. Tra gli ostacoli principali ci sono i margini risicati di controllo al Senato, i persistenti disaccordi tra i partiti su alcune norme già introdotte con la legge di bilancio del 2025, le tensioni delle elezioni di metà mandato 2026 e la scadenza del Farm Bill 2018 fissata al 30 settembre 2026.

Il Comitato agricoltura del Senato non ha ancora presentato una propria bozza, il che rende incerti sia le tempistiche, sia i passi successivi. Il sostegno bipartisan sarà ancora più decisivo al Senato. Se il Senato approverà una versione diversa da quella della Camera, le due assemblee dovranno trovare un accordo in un apposito comitato di conciliazione, e solo dopo la firma del Presidente Trump il testo diventerà legge.

 

 

Il confronto con la PAC europea: due modelli a confronto

Il Farm Bill 2026 offre uno spunto di riflessione importante per chi opera nel settore agroalimentare europeo e italiano.

La PAC 2023–2027 attualmente in vigore, fondata sui regolamenti UE 2021/2115, 2021/2116, 2021/2117 e sulle decisioni 2023/1171 e 2023/1172, che hanno istituito il sistema dei piani strategici nazionali prevede che ogni Stato membro sia chiamato a declinare gli obiettivi comunitari - orientamento al mercato, riduzione delle emissioni, tutela della biodiversità - in un piano approvato dalla Commissione europea, che poi determina come vengono distribuiti i fondi.


Le differenze di impostazione con il modello americano sono strutturali. Il Farm Bill punta con forza sulla protezione del reddito e sulla copertura del rischio economico: prevede programmi di assicurazione sui raccolti, meccanismi di compensazione automatica quando i prezzi di mercato scendono sotto determinate soglie (i cosiddetti programmi ARC e PLC, pensati per proteggere gli agricoltori dai crolli di prezzo e di reddito), e un sistema di sussidi in buona parte agganciato a produzioni storiche e superfici già coltivate in passato. L'obiettivo esplicito è la competitività delle imprese agricole in un Paese con una fortissima vocazione all'esportazione. L'Europa segue invece una traiettoria diversa: riduzione progressiva dei pagamenti diretti senza condizioni, rafforzamento dei cosiddetti "eco-schemi", i pagamenti aggiuntivi che gli agricoltori ricevono se adottano pratiche più rispettose dell'ambiente, e integrazione sempre più stretta tra aiuti pubblici e obiettivi climatici. In alcuni Paesi oltre il 40% della spesa agricola comunitaria è ormai vincolata al rispetto di criteri ambientali.


Per il settore agroalimentare italiano e mediterraneo, che costruisce la propria competitività su qualità, denominazioni d'origine e sostenibilità,  il modello europeo offre in linea di principio un quadro più coerente con le proprie vocazioni produttive. Ma il confronto internazionale rimane impegnativo: le imprese italiane si misurano sui mercati globali con concorrenti che beneficiano di sistemi di protezione economica molto più generosi e meno vincolati a condizionalità ambientali.

 

Quanto valgono davvero PAC e Farm Bill

Il confronto tra PAC europea e Farm Bill americano richiede cautela, perché i due sistemi hanno una struttura molto diversa. Il Farm Bill, infatti, comprende anche il programma SNAP, i buoni alimentari destinati alle famiglie a basso reddito, che da solo assorbe la quota più consistente della spesa complessiva. Secondo le proiezioni del Congressional Budget Office (febbraio 2026), nel decennio 2027-2036 lo SNAP peserà circa 985 miliardi di dollari, pari a quasi 99 miliardi di dollari l'anno in media. Si tratta di una stima prospettica, che potrebbe variare al ribasso: la legge di bilancio 2025 ha già modificato alcune regole sull'eleggibilità al programma.

I programmi agricoli veri e propri - sostegno alle commodity tramite i meccanismi ARC e PLC, assicurazioni federali sui raccolti e conservazione ambientale - valgono invece circa 392 miliardi di dollari nel decennio 2027-2036, pari a circa 39 miliardi di dollari l'anno. Va tenuto presente che questa cifra include l'assicurazione sui raccolti, in cui il governo sussidia circa il 60% del premio pagato dall'agricoltore, e i programmi volontari di conservazione del territorio: componenti che non sono direttamente comparabili con i pagamenti diretti europei.


La Politica agricola comune dell'Unione europea dispone di un bilancio medio di circa 54 miliardi di euro annui nel periodo 2021-2027, tra pagamenti diretti agli agricoltori, misure di sostegno al mercato e fondi per lo sviluppo rurale (fonte: bilancio UE 2024, Commissione europea). Considerando i soli pagamenti diretti, lo strumento più direttamente confrontabile con il sostegno americano al reddito, la media europea si colloca intorno ai 200-205 euro per ettaro eleggibile e a circa 6.000 euro annui per azienda beneficiaria. Quest'ultimo dato va però letto con cautela: la distribuzione è molto asimmetrica, con il 20% delle aziende più grandi che raccoglie circa l'80% delle risorse, mentre quasi la metà dei beneficiari - le aziende sotto i cinque ettari - riceve appena il 6% del totale.


Negli Stati Uniti, limitando il confronto ai soli strumenti agricoli del Farm Bill ed escludendo quindi lo SNAP, il sostegno medio è stimabile in circa 100-110 dollari per ettaro coltivato e intorno ai 19.000-21.000 dollari per azienda agricola partecipante ai programmi. Anche qui la distribuzione è tutt'altro che uniforme: i grandi produttori di mais, soia e grano ricevono importi ben superiori alla media, mentre molte aziende di dimensioni ridotte beneficiano quasi esclusivamente dei sussidi assicurativi.


Il dato complessivo evidenzia una differenza strutturale tra i due modelli: l'Europa distribuisce risorse a una platea molto ampia di aziende, spesso di dimensioni medio-piccole, vincolando una quota crescente dei pagamenti al rispetto di criteri ambientali. Il sistema americano concentra importi mediamente più elevati su un numero inferiore di imprese, generalmente di grandi dimensioni e fortemente orientate al mercato globale, puntando con maggiore decisione sulla protezione del reddito e sulla copertura del rischio economico.

 

 

Che cosa aspettarsi

Il presidente del Comitato agricoltura della Camera, Glenn Thompson, ha dichiarato che "ogni giorno diventa più chiaro che il settore agricolo ha bisogno di una politica aggiornata che risponda alle sfide di oggi, e il Farm Bill 2026 colma questo vuoto".

L'approvazione alla Camera è un passo importante, ma non ancora il traguardo. Per l'Italia e per l'Europa vale la pena seguire da vicino il percorso al Senato americano: le scelte che Washington compirà nelle prossime settimane influenzeranno i flussi commerciali globali, i prezzi delle materie prime agricole e, indirettamente, le condizioni competitive in cui opera l'agricoltura mediterranea.