INTELLIGENZA ARTIFICIALE E VINO: LA TECNOLOGIA C'È, ORA TOCCA ALLE CANTINE
Al WineAI Forum di Conegliano ricerca e imprese a confronto: strumenti già accessibili, dati ancora da costruire e una regola condivisa, decide l'uomo
Una sala piena e un messaggio ripetuto da quasi tutti gli interventi: l'intelligenza artificiale è già utilizzabile nella filiera vitivinicola, ma va governata, e la maggior parte delle cantine italiane la sfrutta ancora poco. È il quadro emerso dal WineAI Forum, andato in scena il 26 ottobre al CIRVE di Conegliano, promosso da un comitato che riunisce CREA, Accademia Italiana della Vite e del Vino, Accademia di Agricoltura di Torino, Assoenologi, Donne del Vino e UGIVI, con la moderazione del giornalista Giulio Somma.
Il contesto mondiale: uno strumento potente, da tenere sotto controllo
L'apertura, dopo l’introduzione degli organizzatori Walter Chitarra (CREA), Luca Rossetto (CIRVE) e Alberto Cugnetto (Accademia di Agricoltura di Torino) è stata affidata a Guido Saracco, già rettore del Politecnico di Torino, che ha invitato a non confondere la capacità dei sistemi generativi con una sostituzione dell'uomo: il rischio, ha spiegato, è passare dalla delega operativa a quella decisionale. Da qui l'indicazione pratica per le imprese: evitare di affidare dati sensibili a piattaforme generaliste e ragionare su modelli aperti, gestiti su infrastrutture proprie, richiamando l'orientamento europeo verso soluzioni sviluppate e ospitate nel continente.
Sul versante del consumatore Lara Agnoli (Burgundy School of Business) ha riportato studi secondo cui un assistente che preseleziona tre vini su diciotto può far crescere, anziché ridurre, l'incertezza di chi sceglie, perché si perde il senso di controllo. Un assistente più “umanizzato” genera più fiducia, ma anche meno disponibilità a cedere dati. E c'è il tema della fedeltà del racconto: in un caso citato, uno strumento di IA ha descritto come premium un whisky di largo consumo. Morale: l'IA può raccontare il vino, ma ciò che dice va controllato.
Il piano italiano: adozione ancora bassa
Somma ha richiamato i dati del rapporto “Visione Vino 2026” di TEHA Group (The European House – Ambrosetti), presentato il 16 ottobre: circa tre cantine su dieci usano o sperimentano l'IA, quasi una su due non la utilizza ancora, e dove c'è si concentra soprattutto su marketing e comunicazione. Molto meno su agricoltura di precisione e previsione della domanda, cioè proprio gli ambiti dove, per i ricercatori, il valore è maggiore.
Dal laboratorio alla vigna
Dario De Nart (CREA) ha mostrato il limite principale: un modello addestrato su 26.000 foto di foglie per riconoscere 27 varietà sbaglia meno di una volta su cento in laboratorio, ma su immagini di vigneti tedeschi l'errore è arrivato in alcuni casi intorno al 40%. La lezione è che i dati devono rappresentare la variabilità reale del campo e che l'esperto va coinvolto nel controllo qualità. Una tesi ripresa da Daniela Fracassetti (Università di Milano), che usa analisi statistiche e machine learning per individuare i marcatori del potenziale aromatico delle uve, ma segnala che servono molti più dati storicizzati.
Marco Sozzi (CIRVE e Università di Padova) ha portato due esperienze concrete: un sistema montato sul trattore che individua e mappa le viti sintomatiche di flavescenza dorata e mal dell'esca, con quote di riconoscimento dal 50% al 90% a seconda delle prove, e il retrofit di un atomizzatore con valvole a modulazione e visione artificiale per dosare il trattamento in base alla vegetazione. Manuela Tufo (Kineton) ha presentato Smart Crop, progetto lombardo che integra sensori, droni, rover e piattaforma cloud, in corso fino al 2028.
Marco Agostino Deriu (Politecnico di Torino) ha spiegato come modelli specializzati possano prevedere il gusto delle molecole partendo dalla loro struttura, ben diversi da un assistente conversazionale che si limita a rielaborare ciò che ha letto.
Dati economici e regole
Lorenzo Biscontin (Cantina Italia) ha applicato l'IA ai bilanci depositati di 834 cantine, per circa 11 miliardi di euro di valore: un settore molto concentrato, in cui le prime 36 cantine pesano per metà del valore, ma dove la dimensione non è condizione necessaria per la redditività. Le piccole realtà possono avere margini elevati, ma maggiore instabilità.
L'avvocato Paolo Veronesi (UGIVI) ha riportato la discussione sul terreno normativo: per le cantine il regolamento europeo sull'IA colloca la maggior parte degli usi nel rischio limitato o minimo, con obblighi di trasparenza e di formazione del personale. Il rischio maggiore sta altrove, nella proprietà intellettuale e nel segreto commerciale: ricette di blend e dati di cantina inseriti in strumenti generalisti possono perdere tutela. Da qui l'invito a contratti che vietino il riuso dei dati, policy aziendali e tracciamento dell'apporto umano nei contenuti creati con l'IA.
Che cosa resta
Gli strumenti ci sono e, ha ricordato De Nart, la potenza di calcolo europea è sempre più accessibile anche a università e piccole e medie imprese. Mancano competenze interne, dati organizzati e continuità: l'IA, è stato detto più volte, procede per tentativi. Per le imprese lo scenario è nelle mani di chi parte da problemi concreti, dati proprietari protetti e controllo umano; per ricerca e università, nella capacità di tradurre il sapere in strumenti utilizzabili in cantina.
Il pomeriggio: dal convegno al vigneto
I lavori sono proseguiti nel pomeriggio fuori dall’aula, con le prove dimostrative nel vigneto dell’Istituto Cerletti, curate da Innova-Tech e SATA. Sensori e software di elaborazione sono stati messi alla prova nel monitoraggio prossimale del suolo e della parete fogliare, cioè nella lettura ravvicinata dei dati direttamente in campo. È il passaggio che le relazioni del mattino avevano indicato come decisivo: portare la tecnologia fuori dai laboratori e verificarla dove contano variabilità e condizioni reali.
La giornata si è chiusa con il workshop tecnico alla Galleria Enoteca Veneta, moderato da Vincenzo Gerbi (Accademia di Agricoltura di Torino e Accademia Italiana della Vite e del Vino) e da Corinna Gianesini (Donne del Vino). Le aziende sponsor hanno presentato prodotti, servizi e progetti in fase di realizzazione, offrendo alle imprese presenti un confronto diretto con soluzioni già utilizzabili.