LA PSA ARRETRA NEL NORD-OVEST
La decisione della Commissione europea di rimodulare le restrizioni per la peste suina africana segna una fase nuova nella gestione dell’epidemia in Italia. Il via libera del Comitato PAFF ha sancito il ritorno alla zona indenne per ampie porzioni di Lombardia e Piemonte, includendo province strategiche quali Milano, Varese, Novara e Vercelli, con effetti immediati sulla ripresa delle movimentazioni e delle attività produttive. Contestualmente, la revisione della zonizzazione ha interessato la provincia di Pavia, con un alleggerimento delle misure in parte del territorio e il mantenimento di un nucleo più critico nell’Oltrepò, oltre ad aggiornamenti puntuali nelle aree di confine tra Piemonte ed Emilia-Romagna.
Questo passaggio trova oggi una conferma ancora più solida nei dati epidemiologici aggiornati della rete degli Istituti zooprofilattici e nella piattaforma nazionale di monitoraggio. Le informazioni pubblicate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (IZSPLV) al 23 marzo 2026 indicano che il numero complessivo di positività nei cinghiali ha raggiunto quota 1.999 tra Piemonte e Liguria, con una 799 casi in Piemonte e oltre 1.200 in Liguria. Questo dato evidenzia con chiarezza la diversa fase epidemiologica delle due regioni.
Nel dettaglio, il Piemonte mostra una sostanziale stabilizzazione del contagio. Dopo la crescita registrata tra il 2023 e la prima metà del 2025, il numero di nuovi casi si è progressivamente ridotto fino a quasi azzerarsi negli ultimi mesi. Questo andamento è coerente con i criteri adottati dalla Commissione europea per la revisione delle restrizioni, basati sull’assenza prolungata di nuovi ritrovamenti infetti e sull’efficacia delle attività di sorveglianza.
Di segno diverso la dinamica ligure, dove il virus continua a circolare in modo più attivo nella popolazione di cinghiali. Il superamento dei 1.200 casi conferma la presenza di un serbatoio epidemiologico persistente, favorito da fattori ambientali e territoriali. La morfologia complessa, la continuità ecologica tra aree boscate e la difficoltà di intervento sistematico rendono più complesso il contenimento. La Liguria resta quindi l’area di maggiore criticità nel Nord-Ovest e rappresenta il principale rischio di reintroduzione del virus nelle regioni confinanti.
La lettura integrata dei dati disponibili sulla piattaforma nazionale ArcGIS della sorveglianza PSA conferma questo quadro. La mappa aggiornata mostra una forte rarefazione dei casi nelle aree di pianura piemontesi e lombarde, a fronte di una maggiore concentrazione lungo l’arco appenninico ligure e nelle zone di transizione verso l’Oltrepò pavese. È in queste aree che si mantiene una pressione epidemiologica residua, coerente con la permanenza di zone di restrizione di livello più elevato.
Dal punto di vista tecnico il risultato ottenuto nel Piemonte orientale e nella Lombardia occidentale è il prodotto di una strategia multilivello. La sorveglianza passiva, basata sul ritrovamento sistematico delle carcasse, ha consentito di intercettare precocemente la circolazione virale. L’impiego dei cani molecolari ha aumentato l’efficacia della ricerca attiva, mentre il depopolamento del cinghiale ha ridotto la densità del principale vettore della malattia. Le stime regionali indicano una contrazione della popolazione selvatica superiore al 30% nel triennio 2023-2025, un valore ritenuto determinante per interrompere la catena di trasmissione.
La situazione lombarda si inserisce in questa dinamica. Il ritorno alla zona libera per Milano, Varese e gran parte del Lodigiano segnala una regressione significativa del rischio sanitario nelle aree a più alta concentrazione produttiva. Tuttavia, la provincia di Pavia continua a rappresentare un’area di frontiera epidemiologica. Qui la presenza di un mosaico territoriale tra pianura e collina, unita alla connessione con le aree liguri ed emiliane, mantiene attivo un livello di rischio superiore, giustificando il mantenimento di zone di restrizione differenziate.
Le implicazioni economiche di questa evoluzione sono rilevanti. Il sistema suinicolo del Nord Italia, che secondo ISMEA concentra oltre il 70% della produzione nazionale, beneficia direttamente della riduzione delle restrizioni. La riapertura delle aree indenni consente il ripristino delle normali movimentazioni, riduce i costi di biosicurezza straordinaria e rafforza la competitività delle filiere DOP e IGP sui mercati internazionali. Dopo due anni di forti limitazioni il recupero della continuità operativa rappresenta un passaggio decisivo per la stabilità del comparto.
In ogni caso non si deve abbassare la vigilanza. La Commissione europea e il Ministero della Salute indicano con chiarezza che la rimodulazione delle restrizioni è reversibile in presenza di nuovi focolai. La storia recente della PSA in Europa dimostra che la regressione del virus può essere seguita da recrudescenze, soprattutto in presenza di popolazioni selvatiche non adeguatamente controllate.