LA COSTA D’AVORIO IN CERCA DI MERCATI A TORINO

di Alessandro Felis – Agronomo, giornalista, critico enogastronomico 

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Tra i 70 stand che nei cinque giorni di Cioccolatò (si è chiusa ieri in piazza Vittorio Veneto a Torino) hanno portato una marea umana di chocoholic - amanti del cioccolato - a rappresentare i Paesi produttori c’era anche quello degli espositori venuti più da lontano. E non un paese qualunque, bensì la Costa d’Avorio, il maggior produttore di cacao con circa 2,2 milioni di tonnellate annue, più del 40% del totale mondialePrevalentemente basato sulla sottospecie Forastero, il cacao ivoriano offre un profilo aromatico intenso, corposo e robusto, spesso utilizzato come base per cioccolato fondente ad alta percentuale, garantendo una resa strutturata e un sapore deciso.



La kermesse torinese ha visto la partecipazione di alcuni rappresentanti della cooperativa ivoriana SCOOP.CA-CAYEB SCOOP.CA-SOCADEM, un colosso forte di 3.500 associati che su un’estensione di 10.000 ha coltivano, oltre alle fave del cibo degli dei, caffè e anacardi. La cooperativa segue tutte le fasi dalla raccolta alla commercializzazione e vende sia fave di cacao, sia massa (semilavorato che acquista la maggior parte dei cioccolatieri).  Cura anche tutti gli aspetti economici, l’accesso a credito e le incombenze sociali di cui necessitano i conferitori cui è richiesto l’impegno costante a produrre qualità.


Abbiamo chiacchierato con il presidente della cooperativa, Théodore Diebi Attobriz, che ha sottolineato quanto la rassegna torinese, terza sua esperienza in terra italiana, dopo Milano e Perugia, sia stato un successo indescrivibile e che conta molto sui contatti instaurati, anche se più che il consumatore finale cerca acquirenti di grosse partite di fave o di massa di cacao. Attualmente, nel porto di Abidjan, capitale dello stato africano, sono stoccate centinaia di migliaia di tonnellate di fave… in attesa di compratori.


Diebi ha tenuto a sottolineare chese oggi siamo al primo posto della produzione mondiale, lo dobbiamo a Félix Houphouët-Boigny, primo presidente ivoriano, dopo l’indipendenza dalla Francia, dal 1960 al 1993. I miei nonni facevano arrivare le fave dal Ghana, oggi secondo produttore, ma Félix – come lo chiama familiarmente – ha spronato l’attività del CNRA (Centro Nazionale Ricerche Agronomiche) che ha dato l’impulso ad attuare tutto quanto necessario al miglioramento qualitativo sin dalle coltivazioni”.


La Costa d’Avorio vive una fase delicata dato che la sua economia è completamente dipendente dalle esportazioni di cacao e i margini di convenienza, oggi, sono risicati. Il cambiamento climatico e nuovi agenti patogeni minacciano le piantagioni che, inoltre, hanno un forte impatto ambientale, ma chi sceglie alternative sostenibili rinunciando ai fitofarmaci o cercando di allontanarsi da aree protette non riceve incentivi economici adeguati. Théodore e i suoi accompagnatori torneranno a casa con gli occhi pieni di bei ricordi torinesi, di folle oceaniche in cerca di dolcezza e soprattutto con la forte speranza che qualche grosso acquirente italiano sia interessato al cacao della loro cooperativa.