LATTE, IL MERCATO RISALE DAI MINIMI DI PRIMAVERA MA I PREZZI RESTANO LONTANI DAL 2025

Il mercato italiano del latte ha superato i minimi raggiunti in primavera, ma il recupero delle quotazioni non ha ancora riportato i ricavi degli allevamenti sui livelli dello scorso anno. Nei primi quattro mesi del 2026 la produzione nazionale di latte vaccino è aumentata del 3,5%, mentre ad agosto il prezzo alla produzione risultava ancora inferiore di oltre il 20% rispetto a dodici mesi prima. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto ISMEA “Tendenze – Lattiero-caseario n. 2/2026”, integrato con le quotazioni disponibili a fine settembre. I dati aggiornano una dinamica già seguita da Agrinews attraverso gli accordi sul prezzo del latte raggiunti tra dicembre 2025 e giugno 2026.

 

Più latte in Italia e nell’Unione europea

 

Dopo il +1,2% registrato nell’intero 2025, secondo i dati AGEA riportati da ISMEA la produzione italiana di latte vaccino è aumentata del 3,5% tra gennaio e aprile 2026. La crescita interessa anche i principali Paesi produttori: nei primi quattro mesi dell’anno la produzione è aumentata del 4% nell’UE-27, con incrementi del 6,7% in Germania, del 5,4% nei Paesi Bassi, del 4,5% in Francia e del 3,2% in Polonia.


La maggiore disponibilità di materia prima ha inciso sulle quotazioni. Nell’Unione europea il prezzo medio del latte alla stalla è sceso ad aprile a 42,8 euro/100 kg, oltre il 19% in meno rispetto a dodici mesi prima. In Italia, secondo ISMEA, a maggio il prezzo del latte vaccino alla stalla si è attestato a 46,7 euro/100 litri, premi esclusi, circa il 21% in meno rispetto allo stesso mese del 2025. Ad agosto l’indice ISMEA dei prezzi alla produzione del latte vaccino risultava ancora inferiore del 21,1% su base annua. Per gli allevamenti la riduzione del prezzo si è accompagnata all’aumento di alcune voci di costo, in particolare mangimi e gasolio, restringendo il margine tra ricavi e costi di produzione.

 

Lo spot raddoppia rispetto al minimo di marzo

 

Il segnale più evidente del cambiamento intervenuto durante l’estate arriva dal mercato spot. Sulla piazza di Milano il prezzo medio del latte spot nazionale era sceso fino a 21,60 euro/100 litri in marzo. Successivamente è risalito a 28,18 euro in aprile, 33,31 in maggio, 43,24 in giugno e 48,65 in luglio. A settembre si è attestato intorno a 46,8 euro/100 litri. In sei mesi la quotazione è quindi più che raddoppiata. Il confronto con il 2025 resta tuttavia negativo: il valore medio di settembre è ancora inferiore di circa il 16,5% rispetto a un anno prima.


Il mercato spot riguarda latte commercializzato al di fuori dei normali contratti di fornitura e la sua quotazione non coincide con il prezzo riconosciuto alla generalità degli allevatori. Resta però un indicatore significativo dell’equilibrio di breve periodo tra domanda e disponibilità di materia prima. Anche alla stalla emergono segnali di recupero. A Verona, a fine settembre, il latte crudo si colloca tra 47 e 49 euro/100 litri, IVA e premi qualità esclusi. Per il latte destinato alla trasformazione in prodotti Dop la media mensile è risalita dai 46,50 euro/100 litri di maggio a 51,50 euro in settembre. Un valore ancora inferiore del 17,6% rispetto a settembre 2025.

 

Grana Padano in calo, tiene il Parmigiano Reggiano

 

La destinazione casearia della materia prima resta decisiva per gli equilibri della filiera. Nei primi sei mesi del 2026 il Grana Padano con stagionatura più breve ha registrato un prezzo medio di circa 9,30 euro/kg, in calo del 14,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Da giugno sono tuttavia comparsi i primi segnali di recupero. Differente l’andamento del Parmigiano Reggiano. A giugno il prodotto giovane aveva raggiunto 15,30 euro/kg, il 14,5% in più su base annua. A fine settembre le quotazioni sulla piazza di Parma si collocano intorno a 15,3 euro/kg per il prodotto con 12 mesi di stagionatura e poco meno di 18 euro/kg per il 24 mesi.


Resta invece debole il burro: ad agosto l’indice ISMEA risultava inferiore del 43,4% rispetto a un anno prima. La componente proteica mostra condizioni più favorevoli, sostenuta dalla domanda di latte scremato in polvere e siero.

 

Export positivo, cala il latte importato

 

Nel 2025 le esportazioni lattiero-casearie italiane hanno raggiunto il record di 6,7 miliardi di euro. Nel primo trimestre 2026 l’export di formaggi è aumentato ancora del 4% sia in volume sia in valore, nonostante la flessione delle vendite verso gli Stati Uniti. La maggiore produzione nazionale ha contemporaneamente ridotto gli approvvigionamenti dall’estero: nel primo trimestre le importazioni italiane di latte sfuso sono diminuite del 25,5%. Sul mercato interno continua invece la riduzione dei consumi di latte fresco, scesi del 3,9% in volume nei primi quattro mesi. Crescono yogurt (+5,5%), formaggi duri (+2,5%) e formaggi freschi (+1,6%).

 

Alla stalla il recupero è ancora parziale

 

Rispetto alla situazione della primavera, il mercato appare più equilibrato. Lo spot ha recuperato oltre 25 euro/100 litri dal minimo di marzo e le quotazioni alla stalla sono risalite durante l’estate. Il divario rispetto al 2025 rimane però ampio. L’accordo raggiunto a giugno al Masaf ha fissato per il Nord Italia un percorso crescente da 48 centesimi al litro di luglio-agosto a 50 centesimi di novembre-dicembre, entro i volumi di riferimento.


Per le aziende zootecniche la verifica decisiva riguarda ora il prezzo effettivamente riconosciuto per il latte conferito e il rapporto con i costi di produzione. L’aumento dell’offerta italiana riduce il ricorso alle importazioni, ma richiede alla trasformazione e all’export di assorbire i maggiori volumi. Il recupero dello spot indica che la fase più debole della primavera è stata superata. La tenuta di questo riequilibrio nei prossimi mesi dipenderà dall’andamento della produzione, dalla domanda di formaggi e derivati e dalla capacità della filiera di trasferire il miglioramento delle quotazioni fino agli allevamenti.