LATTE, QUANDO L’OFFERTA CORRE PIÙ DELLA DOMANDA
Nel comparto lattiero caseario siamo di fronte uno schema già visto: produzione sostenuta, prezzi alla stalla in picchiata e filiere che cercano strategie per arginare la crisi La differenza, rispetto ad altre fasi cicliche, è l’intensità con cui la materia grassa e le polveri stanno trasmettendo debolezza ai listini, mentre la domanda interna di trasformati si mantiene prudente. Il prezzo del latte crudo spot nazionale, rilevato dalla Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi ed elaborato dal Clal, il centro studi sul latte fondato e diretto da Angelo Rossi, ha registrato una contrazione che in dodici mesi supera il 50%. Non si tratta di una semplice oscillazione ciclica, ma dell’effetto combinato di offerta abbondante, domanda prudente e crescente saturazione della capacità di trasformazione.
La dinamica 2025–2026: dalla stabilità al crollo
Il confronto tra 2024, 2025 e inizio 2026 evidenzia una netta discontinuità. Nel 2025 i prezzi spot si erano mantenuti su livelli elevati nella prima parte dell’anno, tra 60 e oltre 65 euro per 100 litri, con un picco estivo prossimo ai 70 euro. La seconda metà dell’anno aveva avviato una fase di progressiva flessione. È tra dicembre 2025 e febbraio 2026 che si consuma la vera accelerazione ribassista. Nel primo mese di quest’anno il valore medio si colloca attorno a 27,58 euro per 100 litri, meno della metà rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il differenziale tendenziale supera i 30 euro per 100 litri.
Il dettaglio settimanale: una discesa rapida e progressiva
L’analisi delle rilevazioni settimanali conferma la velocità del ridimensionamento. Il 15 dicembre 2025 il prezzo si collocava tra 38,66 e 41,24 euro per 100 litri. Il 22 dicembre scendeva tra 32,99 e 36,09 euro e il 29 dicembre tra 29,38 e 32,48 euro.
Gennaio 2026 ha mostrato una breve fase di assestamento, con valori compresi tra 27 e 31 euro. A febbraio la pressione è tornata evidente: ieri 16 febbraio il range è sceso a 24,23–27,32 euro per 100 litri, con una variazione settimanale negativa del 7,4%. Dal massimo di metà dicembre al massimo di metà febbraio la perdita è pari a circa il 34% in due mesi. Il confronto anno su anno resta il dato più rilevante: da oltre 60 euro per 100 litri nel febbraio 2025 a poco più di 27 euro nel febbraio 2026. Una contrazione che segnala un chiaro squilibrio tra volumi prodotti e capacità di assorbimento industriale.
Il contesto europeo: produzione sostenuta e pressione sulle commodity
La dinamica italiana si inserisce in un quadro europeo caratterizzato da produzione sostenuta nei principali Paesi dell’Unione e da un progressivo indebolimento delle quotazioni delle principali commodity lattiero-casearie nella parte finale del 2025.
Quando le quotazioni di burro e latte scremato in polvere registrano un arretramento si riduce il cosiddetto valore industriale del latte, ossia il prezzo teorico che il trasformatore può riconoscere alla materia prima sulla base della valorizzazione delle principali commodity. Il Milk Market Observatory della Commissione europea evidenzia storicamente una correlazione diretta tra andamento di burro e SMP e prezzo medio UE del latte alla stalla. Nella seconda parte del 2025 le quotazioni di queste referenze hanno mostrato segnali di indebolimento, con effetti riflessi sui listini del latte crudo, come evidenziato dai dati del Milk Market Observatory della Commissione europea.
In un contesto di produzione sostenuta nei principali Paesi membri il latte non assorbito dai contratti o dalla trasformazione industriale tende a riversarsi sul mercato spot, che rappresenta il segmento più sensibile agli squilibri tra offerta e domanda. La marcata contrazione del prezzo spot italiano tra dicembre 2025 e febbraio 2026 è coerente con una fase di pressione da eccedenza. I segnali congiunti provenienti da consegne in crescita in diversi Stati membri, indebolimento delle commodity lattiero-casearie e riduzione dei prezzi spot indicano una fase di mercato caratterizzata da offerta abbondante rispetto alla capacità di assorbimento immediata, con conseguente pressione sui prezzi alla stalla.
Anche la Svizzera – come precisa l'Associazione Svizzera dei Produttori di Latte IP Lait - ha evidenziato un incremento delle consegne fino al 10% su base annua, introducendo meccanismi di penalizzazione per i volumi eccedenti il 105% delle quantità storiche. È un intervento esplicito di regolazione dell’offerta che mira a ristabilire equilibrio tra produzione e capacità di trasformazione.
Il Piemonte e la risposta istituzionale
In Italia la questione assume una dimensione territoriale rilevante. In Piemonte è stato convocato per il 23 febbraio a Torino il Tavolo regionale del latte, promosso dall’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni su richiesta delle organizzazioni agricole. L’obiettivo è individuare strumenti condivisi per fronteggiare una fase di mercato particolarmente critica. Tra le proposte avanzate da Confagricoltura emerge la definizione di un prezzo di riferimento alla stalla ancorato a costi di produzione condivisi e l’introduzione di meccanismi in grado di attenuare la volatilità.
Il nodo strutturale: governare l’offerta
Il rischio principale è che il prezzo spot, oggi fortemente depresso, diventi il riferimento implicito nelle trattative contrattuali dei prossimi mesi, influenzando anche le produzioni di qualità e le DOP. La compressione dei margini aziendali avviene in un contesto in cui i costi strutturali non si sono ridotti nella stessa misura del prezzo di vendita.
La crisi del comparto di quest’inverno riporta al centro un tema strutturale: la gestione dell’offerta in un mercato europeo integrato dove le eccedenze si trasferiscono rapidamente da un Paese all’altro. Quando la produzione supera la capacità di trasformazione e consumo, il prezzo si adegua con velocità. La fase attuale richiede strumenti di coordinamento efficaci e una governance di filiera capace di contenere gli squilibri. La differenza, nei prossimi mesi, sarà determinata dalla capacità del sistema di intervenire in modo tempestivo, evitando che una correzione ciclica si trasformi in instabilità strutturale per il comparto lattiero-caseario nazionale.