LOMBARDIA, IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO LA LEGGE SULLE AREE IDONEE PER LE RINNOVABILI
Martedì 12 maggio il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il Progetto di legge n. 175 sulle aree idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, provvedimento destinato a definire criteri, limiti e condizioni per lo sviluppo di fotovoltaico e agrivoltaico sul territorio regionale. Il testo punta a conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione europea e dal Piano nazionale energia e clima con la tutela delle superfici agricole produttive, tema particolarmente sensibile in una delle principali regioni agroalimentari italiane.
La legge recepisce il quadro normativo nazionale previsto dal decreto legislativo 190/2024 e individua le superfici considerate idonee, ordinarie o non idonee all’installazione degli impianti FER. Tra gli elementi centrali del provvedimento figurano il limite massimo dello 0,8% della superficie agricola utilizzata (SAU) regionale destinabile agli impianti a terra e il tetto del 3% a livello comunale. Per gli impianti agrivoltaici viene inoltre introdotto l’obbligo di mantenere almeno l’80% della produttività agricola originaria.
Secondo la Regione Lombardia il provvedimento è finalizzato al raggiungimento di 8,766 GW di nuova potenza installata entro il 2030, in linea con gli obiettivi nazionali di incremento delle energie rinnovabili. L’assessore regionale agli enti locali, montagna e risorse energetiche, Massimo Sertori, ha spiegato che il testo nasce da un confronto con le altre Regioni del bacino padano e con i ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura per trovare un equilibrio tra sviluppo energetico e tutela del territorio agricolo.
In Piemonte il provvedimento sulle aree idonee per le rinnovabili è attualmente all’esame del Consiglio regionale: la proposta, non ancora votata definitivamente, introduce il limite dello 0,8% della superficie agricola regionale destinabile agli impianti a terra, ma applica un vincolo comunale più restrittivo rispetto alla Lombardia: il tetto è infatti fissato al 2% della SAU comunale contro il 3% previsto dalla legge lombarda. La Lombardia prevede inoltre la realizzazione di una mappatura digitale pubblica delle aree idonee e introduce criteri differenziati per impianti fotovoltaici tradizionali, agrivoltaici e altre tecnologie FER. Le aree urbanizzate e le superfici già compromesse vengono considerate prioritarie rispetto ai terreni agricoli produttivi. La norma attribuisce anche alla Giunta regionale il compito di aggiornare periodicamente gli obiettivi installativi e monitorare gli effetti della legge sul territorio.
Sul fronte agricolo il dibattito è acceso. Cia Centro Lombardia, in un comunicato diffuso dopo il voto del Consiglio regionale, ha espresso “forte cautela e criticità” rispetto all’impostazione del provvedimento, pur riconoscendo la necessità della transizione energetica. Secondo l’organizzazione agricola l’applicazione del limite dello 0,8% della SAU potrebbe tradursi nella sottrazione di circa 7.750-8.000 ettari di terreno agricolo produttivo tra Milano e Lodi, aree già soggette a forte pressione urbanistica e infrastrutturale. Il presidente di Cia Centro Lombardia, Amedeo Cattaneo, ha sottolineato il rischio di un conflitto tra produzione energetica e sovranità alimentare, evidenziando come l’espansione degli impianti a terra possa alterare il mercato agricolo locale e ridurre ulteriormente la disponibilità di suolo coltivabile. Particolare attenzione viene posta anche al tema dell’agrivoltaico. Secondo Cattaneo, molte configurazioni attualmente proposte non garantirebbero una reale continuità dell’attività agricola, soprattutto per le difficoltà operative legate al passaggio dei macchinari e alla gestione agronomica delle colture. Cia Centro Lombardia richiama inoltre il rischio di fenomeni speculativi legati alla nascita di “aziende agricole di facciata” interessate esclusivamente allo sviluppo di impianti energetici. L’organizzazione chiede quindi controlli rigorosi e un confronto permanente con le rappresentanze agricole affinché la transizione energetica non produca effetti negativi sulle filiere agroalimentari e sulla gestione del territorio rurale.
Anche il confronto politico e tecnico attorno al progetto di legge è stato caratterizzato da osservazioni sul possibile impatto territoriale degli impianti. Nel corso dell’iter in Commissione Ambiente erano stati chiesti ulteriori approfondimenti sugli effetti ambientali e paesaggistici delle installazioni, con particolare attenzione alle aree agricole di pregio e alle zone montane. Nei mesi scorsi anche Coldiretti e Confagricoltura avevano più volte richiamato la necessità di limitare il consumo di suolo agricolo fertile e privilegiare l’installazione di impianti su coperture industriali, aree dismesse e superfici già impermeabilizzate. La Lombardia è la prima regione italiana per valore della produzione agroalimentare e tra le più esposte alla competizione tra uso energetico e uso produttivo del suolo. Il bilanciamento tra sviluppo delle energie rinnovabili, sicurezza alimentare e tutela del territorio sarà uno dei principali temi di confronto nei prossimi anni, soprattutto nelle aree a più alta intensità agricola della Pianura Padana.