MAIS: RIPRESA PRODUTTIVA, MA DIPENDENZA DALL’ESTERO
Il mais italiano mostra segnali di recupero dopo il minimo storico registrato nel 2024, ma il quadro complessivo del comparto resta fragile e strutturalmente deficitario. I dati presentati dal CREA in occasione della Giornata del Mais che si svuota Bergamo il 30 gennaio scorso indicano per la campagna 2025 un aumento delle superfici coltivate a granella, salite a circa 540 mila ettari, con un incremento del 9% su base annua. Un rimbalzo significativo, che tuttavia non consente di recuperare i livelli produttivi precedenti al biennio di crisi.
La produzione nazionale è risalita a 5,5 milioni di tonnellate, in crescita del 12% rispetto al 2024, grazie a rese medie superiori alle 10 t/ha. Nonostante il miglioramento il mais nazionale copre appena il 45% del fabbisogno interno, confermando una forte dipendenza dall’approvvigionamento estero, in particolare per le filiere zootecniche e mangimistiche.
Sul piano economico la criticità è accentuata dal peggioramento della bilancia commerciale. Nell’annata 2024/25 il deficit ha raggiunto il livello record di 7,1 milioni di tonnellate, con un costo netto stimato in circa 1,6 miliardi di euro. Il dato risente sia dell’elevato volume delle importazioni, sia dell’aumento dei prezzi medi di acquisto, cresciuti di circa il 6%, con effetti diretti sulla competitività delle imprese agricole e della trasformazione.
Alla debolezza strutturale dell’offerta si affiancano criticità qualitative. Le condizioni climatiche della campagna 2025 hanno favorito lo sviluppo di aflatossine e fumonisine, riportando al centro il tema della sicurezza sanitaria del mais nazionale. Il monitoraggio evidenzia una presenza ancora significativa di micotossine, che alimenta incertezza lungo la filiera. In questo contesto, il biocontrollo basato sull’esclusione competitiva tra ceppi fungini rappresenta oggi la principale strategia preventiva disponibile, sebbene la diffusione operativa resti limitata da vincoli normativi e autorizzativi.
Un altro nodo strategico riguarda la nutrizione azotata. Le crescenti restrizioni sull’uso dell’urea, legate alle emissioni climalteranti, stanno spingendo verso soluzioni alternative. La valorizzazione dei reflui zootecnici quali fertilizzanti organici emerge come opzione tecnicamente valida, ma richiede adeguamenti agronomici, investimenti in meccanizzazione e una gestione più complessa della logistica.
Sul fronte varietale i risultati delle reti di confronto confermano il ruolo della genetica nel sostenere la produttività. Gli ibridi medio-tardivi da granella hanno raggiunto rese medie di 14,5 t/ha, mentre le classi FAO più precoci hanno superato le 12,5 t/ha. Buoni anche i risultati produttivi del mais da trinciato integrale, sebbene accompagnati da un peggioramento degli indici qualitativi del foraggio.