MAL DELL’ESCA DELLA VITE, NUOVE PROSPETTIVE CON L’ENDOTERAPIA

La gestione del mal dell’esca continua a rappresentare una delle criticità strutturali più complesse per la viticoltura italiana, in particolare nei vigneti di età medio-alta, dove il capitale vegetale costituisce un patrimonio agronomico ed economico difficilmente sostituibile. La progressiva diffusione del complesso di patogeni del legno e l’assenza di soluzioni chimiche sistemiche realmente risolutive hanno imposto negli ultimi anni un cambio di paradigma: dalla logica della sostituzione alla strategia del recupero.

In questo scenario si inserisce l’evoluzione tecnica dell’endoterapia con distillato di legno. Chi si è cimentato in questo campo con un impegno pluriennale è il tecnico viticolo Roberto Abate, consulente che opera prevalentemente in contesti di viticoltura di qualità, con aziende convenzionali e biologiche, che ha condotto prove in diversi vigneti del Piemonte. I risultati preliminari, presentati in un convegno tecnico a Nizza Monferrato il 5 febbraio scorso, documentano un approccio operativo innovativo, fondato sulla lettura morfologica del ceppo e sull’impiego mirato di composti ad alta concentrazione di tannini.


 

La centralità del legno morto nella dinamica dell’infezione

 

Le evidenze presentate da Abate mostrano con chiarezza come i sintomi fogliari estivi – tigrature, necrosi dei grappoli, disseccamenti improvvisi – trovino quasi sempre una corrispondenza strutturale nella presenza di ampie aree di legno morto all’interno del ceppo. I coni di disseccamento derivanti da tagli di potatura eseguiti senza rispetto dei flussi linfatici costituiscono il principale punto di ingresso e di sviluppo dei funghi associati al mal dell’esca. La carie interna procede in modo lento ma progressivo, spesso senza manifestazioni evidenti per diversi anni. Quando compaiono i sintomi estivi la colonizzazione del legno è già avanzata. L’intervento efficace richiede quindi un’azione diretta sulla matrice legnosa compromessa.

 

Distillato di legno: caratteristiche e razionale agronomico

 

Il prodotto impiegato è un distillato ottenuto dalla pirolisi di essenze vegetali ricche di tannini. Si presenta come una soluzione densa, a pH acido, con elevata concentrazione di composti fenolici. I tannini sono noti per la loro attività antifungina ad ampio spettro e per la capacità di interferire con lo sviluppo miceliare. L’elemento di innovazione non risiede soltanto nella sostanza utilizzata, quanto nella modalità di applicazione. L’endoterapia tradizionale, praticata ad esempio su castagno, prevede l’iniezione in pressione nel legno vivo mediante sistemi complessi. La tecnica messa a punto nei vigneti piemontesi si basa invece sulla saturazione del legno morto, che agisce come una matrice assorbente in grado di rilasciare progressivamente il prodotto verso i tessuti vitali circostanti.

 

Tecnica operativa e tempistica d’intervento

 

La procedura è tecnicamente semplice e replicabile in azienda. Viene utilizzato un trapano a batteria con punta da legno da 8 mm per praticare un foro nel legno secco, il più vicino possibile ai vasi linfatici ancora funzionali. L’iniezione avviene mediante siringa, impiegando il prodotto puro in quantità variabili tra 40 e 100 ml per pianta, in funzione dell’estensione della carie interna.

L’epoca di intervento riveste un ruolo determinante. Le piante vengono trattate alla comparsa dei primi sintomi, generalmente nella seconda o terza decade di luglio. L’esperienza di campo evidenzia che la tempestività incide direttamente sulla possibilità di recuperare la produzione dell’anno e di ripristinare la funzionalità vegetativa nella stagione successiva. Sono state inoltre impostate prove comparative su differenti date di intervento – da inizio luglio a settembre – per valutare l’influenza della tempistica sull’efficacia finale  .

 

Risultati produttivi su Nebbiolo da Barolo

 

Le prove condotte nel 2024 su piante sintomatiche di Nebbiolo da Barolo, numerate e monitorate fotograficamente, forniscono indicazioni di particolare interesse tecnico. Le piante trattate l’11 luglio 2024, molte delle quali improduttive nell’anno del trattamento, nel luglio 2025 si presentavano completamente asintomatiche e con grappoli in regolare fase di pre-invaiatura.

In diversi casi documentati la produzione è risultata allineata a quella delle piante sane del vigneto. Secondo quanto riferito il recupero nel 2025 ha interessato la totalità delle piante monitorate, dato che necessita ora di consolidamento su campioni più ampi e su più annate. L’interesse agronomico risiede nella possibilità di trasformare una pianta considerata a fine ciclo in un ceppo nuovamente produttivo, con evidenti ricadute economiche.

 

Valutazione economica e sostenibilità aziendale

 

La sostituzione di una pianta morta comporta costi diretti stimati tra 10 e 12 euro per estirpazione, barbatella e materiali di sostegno, ai quali si sommano almeno quattro anni di mancata produzione. In un vigneto di pregio con densità di 5.000 ceppi per ettaro anche una modesta percentuale di fallanze incide significativamente sulla resa complessiva e sulla regolarità qualitativa del vino. In contesti docg ad alto valore unitario dell’uva il recupero delle piante esistenti assume quindi una valenza strategica, sia in termini economici sia di conservazione dell’identità del vigneto storico.

 

Integrazione con la gestione biologica

 

L’esperienza maturata in aziende biologiche evidenzia ulteriori potenzialità. Il distillato di legno, utilizzato a basse concentrazioni nei trattamenti fogliari, contribuisce a ridurre il fabbisogno di rame grazie alla sua azione antifungina e all’effetto di acidificazione della soluzione. Questo aspetto assume particolare rilevanza alla luce dei limiti normativi europei sull’impiego del rame in agricoltura biologica.

 

Prospettive

 

L’endoterapia con distillato di legno si configura come una tecnica di recupero mirato che integra prevenzione, corretta potatura e intervento tempestivo. La validazione scientifica in corso da parte di istituti universitari e centri di ricerca potrà fornire un inquadramento definitivo in termini di efficacia e ripetibilità. Nel frattempo l’esperienza di campo dimostra che un’analisi attenta della struttura del ceppo e un intervento agronomicamente mirato sul legno morto possono modificare in modo sostanziale la traiettoria evolutiva di una pianta colpita da esca. In una fase di contrazione dei margini e di crescente attenzione alla sostenibilità economica del vigneto, il recupero del patrimonio vegetale rappresenta una leva tecnica di primaria importanza per la viticoltura italiana di qualità.