MARCHIO BIOLOGICO ITALIANO, PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE IL DECRETO ATTUATIVO
Il Marchio biologico italiano entra nella fase operativa. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale 26 maggio 2026 (Serie Generale n. 160 del 13 luglio 2026), il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha definito condizioni e modalità di attribuzione e utilizzo del segno distintivo nazionale istituito dalla legge 9 marzo 2022, n. 23. Il provvedimento era stato preceduto, lo scorso 5 febbraio, dall'intesa in Conferenza Stato-Regioni e dalla notifica alla Commissione europea nell'ambito del sistema Tris (direttiva UE 2015/1535).
"La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che definisce condizioni e modalità di attribuzione e utilizzo del Marchio biologico italiano è un ulteriore importante passaggio", ha commentato il sottosegretario al Masaf Luigi D'Eramo, sottolineando che il logo "sarà utilizzato in aggiunta al logo di produzione biologica dell'Ue" e contribuirà a "tutelare le eccellenze agroalimentari italiane" e a "contrastare la concorrenza sleale". Nei prossimi giorni il Masaf renderà disponibile l'applicativo informatico dedicato attraverso cui gli operatori potranno presentare domanda.
Che cosa certifica il marchio
Il nuovo segno non introduce un sistema di certificazione alternativo a quello previsto dal regolamento (UE) 2018/848, ma vi si affianca per attestare in modo specifico l'origine italiana della materia prima. Possono farne richiesta gli operatori biologici con sede legale e produttiva nel territorio dell'Unione europea, a condizione che il prodotto rechi la dicitura "Agricoltura Italia" o "Acquacoltura Italia" e sia coperto da una certificazione biologica valida. Non è quindi sufficiente che la trasformazione o il confezionamento avvengano in Italia: deve ricorrere l'origine italiana delle materie prime agricole, con riflessi diretti anche sulle filiere zootecniche e lattiero-casearie (latte, formaggi, carni).
La procedura: comunicazione, SIB e silenzio-assenso
L'accesso al marchio avviene tramite comunicazione al Masaf attraverso il Sistema informativo biologico (SIB), integrato nel SIAN, con accesso gratuito. La domanda deve contenere i dati identificativi dell'impresa, incluso il CUAA, e l'elenco dei prodotti su cui si intende apporre il logo, corredata da un'autodichiarazione che attesti l'assoggettamento al sistema di controllo biologico. Il SIB verifica automaticamente l'iscrizione dell'operatore nell'elenco nazionale dei operatori biologici e la validità del certificato. È previsto un meccanismo di silenzio-assenso: trascorsi 30 giorni dalla comunicazione senza un diniego espresso del Ministero, l'operatore è autorizzato a utilizzare il marchio. C’è l'obbligo di comunicare tempestivamente ogni variazione nell'elenco dei prodotti dichiarati.
Le regole di etichettatura
Il decreto vincola rigidamente il rapporto grafico tra i due loghi. Il marchio italiano può essere apposto solo in aggiunta al logo biologico dell'UE, non può sostituirlo né sovrapporvisi, e i due segni devono comparire nello stesso campo visivo mantenendo piena distinzione reciproca. Il logo nazionale non può avere dimensioni superiori a quello europeo. Sono vietate modifiche della forma, aggiunte di testo, effetti grafici, trasparenze o coperture anche parziali. Il modello ordinario, una composizione a forma di foglia nei colori della bandiera italiana, deve rispettare un'altezza minima di 8,5 mm e una larghezza minima di 18,022 mm; per le confezioni di piccole dimensioni, quando anche il logo UE è in formato ridotto, è ammessa un'altezza minima di 5,5 mm. L'allegato tecnico al decreto definisce colori, font, proporzioni e le versioni ammesse in caso di stampa monocromatica o scarsa visibilità.
Inquadramento giuridico
Sul piano giuridico il marchio si distingue sia dai marchi d'impresa sia dalle denominazioni DOP e IGP: non identifica un'origine imprenditoriale né un legame nome-territorio, ma certifica, attraverso un regime pubblicistico e non un rapporto privatistico titolare-utilizzatori, la combinazione tra metodo biologico e origine italiana della materia prima, avvicinandosi per funzione economica ai marchi di certificazione collettivi. Il regime sanzionatorio in caso di uso improprio rinvia alla disciplina generale sui controlli in agricoltura biologica.
Il contesto
Il provvedimento si inserisce nel Piano d'azione nazionale per la produzione biologica 2024-2026 e arriva in un momento di crescita per il comparto: secondo i dati dell'Osservatorio SANA Food 2026 il mercato interno del biologico ha raggiunto nel 2025 i 5,5 miliardi di euro (+6,2% sul 2024), con l'Italia che si conferma leader europeo per superficie coltivata a biologico. A questo punto rimane da verificare, nei prossimi mesi, l'effettiva adesione degli operatori una volta attivo l'applicativo dedicato e i tempi tecnici di implementazione sul SIB.