MERCOSUR, PER IL VINO È UN’OPPORTUNITÀ CONCRETA
L’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur viene letta in modo diverso dalle varie filiere produttive. Per alcune rappresenta un rischio; per il mondo del vino è, invece, un passaggio strategico.
Non si tratta di una valutazione ideologica, ma economica. I dati illustrati ad Alba il 5 febbraio scorso (in un convegno organizzato dalla Sezione Vini e Liquori di Confindustria Cuneo) dalla vice direttrice di Federvini Francesca Migliarucci e dal segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV) Ignacio Sanchez delineano il quadro: il Mercosur è un’area di 260 milioni di abitanti, con un Pil di circa 3.000 miliardi di euro e un comparto food & beverage in crescita negli ultimi cinque anni. In questo contesto, il vino italiano è presente, ma con margini di espansione evidenti.
Un mercato già dinamico
Nel 2024 l’Italia ha esportato verso il Mercosur circa 42 milioni di euro di vino, con una crescita del 12% in valore e del 10,5% in volume. Il prezzo medio ha raggiunto i 3,76 euro al litro, anch’esso in aumento. Si tratta di segnali di rafforzamento qualitativo, non di semplice espansione quantitativa.
La quota italiana si mantiene tra l’8% e il 9%, mentre il Cile occupa stabilmente la prima posizione grazie al dazio zero. Questo elemento – ha spiegato Ignacio Sanchez - è centrale: oggi i produttori europei operano in condizioni di svantaggio tariffario rispetto ai competitor già integrati commercialmente nell’area.
L’applicazione dell’accordo interviene proprio su questo squilibrio.
La chiave di lettura del Brasile
Il nodo strategico è il Brasile, principale importatore di vino del Mercosur, con un valore di 483 milioni di euro nel 2024 e una crescita del 12% sull’anno precedente. È un mercato ampio, dinamico, con una classe media in evoluzione e una crescente attenzione verso il vino europeo.
Attualmente i vini europei scontano in Brasile dazi elevati, che incidono in modo significativo sul prezzo finale. La progressiva riduzione tariffaria prevista dall’accordo può modificare in modo strutturale la competitività del prodotto italiano.
Come spiegano gli esperti quando entra in applicazione un accordo commerciale occorre tempo prima di osservare effetti pienamente consolidati sui flussi di export. Tuttavia, l’avvio del processo è già di per sé determinante: significa creare le condizioni per una crescita strutturale, non episodica.
Domanda orientata alla qualità
Il Mercosur non è un mercato per vini generici. Le categorie più apprezzate sono i vini fermi e frizzanti, con una crescita del 12,5% in valore. Anche gli spumanti mostrano dinamiche positive.
Tra le tipologie italiane maggiormente richieste emergono i rossi della Toscana, che rappresentano il 31% delle preferenze, seguiti dai rossi piemontesi (16%) e dai bianchi e rossi del Veneto. I vini a denominazione d’origine superano i 20 milioni di euro di export nell’area.
Il Brasile, in particolare, assorbe la quota più consistente di vini fermi e frizzanti italiani, con una crescita del 13,5% in valore e oltre il 10% in volume. Sono numeri che confermano un orientamento verso il segmento premium, coerente con il posizionamento internazionale del vino italiano.
Non solo vino: il potenziale degli spirits
C’è da evidenziare anche un altro elemento: nel comparto spirits la presenza italiana è ancora marginale, intorno a 4,6 milioni di euro, con una quota di mercato poco superiore all’1%. Il Regno Unito domina il settore con il whisky.
Questo significa che esiste uno spazio di sviluppo significativo. L’accordo non riguarda solo il vino ma anche le bevande spiritose, aprendo margini di crescita in un segmento oggi poco presidiato dall’Italia.
Il valore della certezza normativa
Un accordo di libero scambio non si esaurisce nell’abbattimento dei dazi. Introduce un quadro normativo più armonizzato, favorisce il riconoscimento delle pratiche enologiche, riduce le incertezze amministrative e semplifica le condizioni operative per le imprese.
Per un comparto che vive di export la stabilità regolatoria è un fattore competitivo tanto quanto il prezzo. Federvini, ha ricordato Francesca Migliarucci, rappresenta tre settori – vini, spiriti e aceti – che generano complessivamente oltre 21 miliardi di euro di fatturato e 81.000 occupati. Una quota rilevante di questo sistema dipende dai mercati esteri.
Una scelta coerente con la vocazione internazionale
Il mondo del vino guarda all’applicazione provvisoria dell’accordo come a uno strumento di politica industriale. In un contesto globale in cui la concorrenza è sempre più intensa e i mercati maturi mostrano segnali di saturazione, l’America Latina rappresenta un’area giovane e in crescita.
L’eliminazione progressiva dei dazi in Brasile e negli altri Paesi del Mercosur può rafforzare la presenza italiana in modo strutturale, ampliando la base dei consumatori e migliorando la competitività rispetto ai fornitori già favoriti da accordi preferenziali.
Non è una scelta contro altri comparti agricoli. È una valutazione settoriale fondata sui dati. Per il vino italiano, l’applicazione provvisoria dell’accordo UE–Mercosur rappresenta l’avvio di un percorso che può consolidare una presenza già significativa e trasformarla in posizione stabile in un mercato ad alto potenziale. È, in sostanza, una scelta di prospettiva.