MONTE DI GIOVE, SAPORI DI CANAVESE E VALLE D’AOSTA
Ho conosciuto Franco Bonda poco più di un anno fa, anche se parlando si è scoperto che ci si era già incrociati allorché era un giovanissimo cuoco alla sua prima esperienza lavorativa in quel di Bioglio all’albergo ristorante La Betulla; e io ero poco più di un bimbo che con genitori e sorella frequentava il locale del paesello di origine della mia famiglia. E già amavo mangiare. E appena si è condiviso questo ricordo, ho rivisto Franco, con la memoria, la stessa espressione, in una foto scattata allora e che devo cercare, sicuramente riposta in una veccia scatola dii cartone: in quei tempi, mica si cliccava a raffica - tanto stanno nella memoria dello smartphone - si inquadrava e si catturava l’attimo, con parsimonia, e poi si portava il rullino a sviluppare dal fotografo. E la foto di quel ragazzone la devo ritrovare in qualche armadio, ma ce l’ho impressa nella mente come se fosse ieri. L’immacolata casacca, in posa vicino alla signora Rina, la titolare, e davanti, sui tavoli con il tovagliato verde chiaro, un interminabile carrellata di antipasti che mi faceva sognare. Circa 50 anni fa…
Torniamo al presente e alle volte in cui ho incontrato Franco e la moglie Domenica negli ultimi mesi: per parlare dei loro quattro locali, tre nel Canavese e uno, poco più lontano, all’imbocco della Valle d’Aosta, quello visitato nei giorni scorsi, dopo la Scarpetta di Castellamonte in cui mi ero trovato bene alcuni mesi fa, ma anche per disquisire dei Discepoli di Escoffier. La Confraternita sorta per onorare il grande Auguste mi ha sempre affascinato, in fondo è nato a Villeneuve Loubet, in Costa Azzurra, a pochi minuti d’auto dalla mia Cannes.
Il denominatore comune dei ristoranti dei Bonda è la presenza nelle cucine di giovani cresciuti professionalmente con loro. Messi insieme, marito e moglie, entrambi cuochi, vantano un’esperienza e una cultura gastronomica che oggi, nemmeno si può immaginare. O tempora, o mores!
In calcio di parlerebbe di vivaio, dove le giovani promesse - i pulcini - vengono cresciuti, formati e immessi nelle squadre giovanili per poi, cammin facendo, diventare titolari nelle formazioni dei club blasonati. Stessa metodologia con la differenza che i ragazzi ai fornelli sono soci della coppia che passa ogni settimana a vedere che tutto proceda bene. Nel più puro stile di Escoffier, re dei cuochi e cuoco dei re, che ambiva a favorire la collaborazione tra i professionisti più maturi e quelli meno esperti come insostituibile scuola di formazione.
Nell’accogliente casetta, in pieno centro del comune di Montjovet, ai bordi della Statale che porta ad Aosta, opera Matteo Zenzolo, canavesano di Rivarolo che, finito l’alberghiero dai Salesiani a San Benigno, ha iniziato il suo percorso agli Antichi Sapori da Domenica per l’appunto, prima di approdare qui. Saletta interna al primo piano, in stile classico, linda, curata e accogliente, più qualche posto sulla terrazza che si attraversa per entrare nel locale. Bella la presentazione della carta che strizza l’occhio ai due territori confinanti che condividono origini e tradizioni. Imbattibile il rapporto qualità prezzo del menu lavoro, servito a pranzo: a 15 euro propone benvenuto, primo, secondo, acqua e caffè. Difficile chiedere di più. Alla carta, per un pasto completo, sono 50/60 euro ben spesi, bevande escluse.
Ho focalizzato su due antipasti che mi stuzzicavano al di là del denominatore comune degli ingredienti. Ottimi la tarte Tatin alle cipolle con fonduta e gelato al Reggiano e l’uovo poché sempre con fonduta e porcini. I funghi sono condivisi anche dal collega che mi accompagna in questa visita ma lui ha scelto i classici e goduriosi tagliolini. La tagliata con patate, in porzione copiosa, si scioglie in bocca. Si conclude con panna cotta alle castagne e gelato fatto in casa che sposa i frutti di bosco. Un percorso di quelli che appagano, senza voli pindarici ma con sostanza e uno chef, semplice, umile, di quelli che vorresti trovare tutti i giorni.
Un Pinot noir Mai Domi Elite del 2022 si dimostra un ottimo portabandiera della viticoltura della Vallée.
E siccome, siamo a solo poco più di un’ora dal centro di Torino, ci torneremo presto per assaggiare gli altri piatti e andare alla ricerca di Fontina e lardo di quelli giusti, già adocchiati.
Che dire? Un sincero plauso ai formatori per avere visto giusto e instradato con attenzione e merito Matteo che se saprà rimanere su questi livelli, semmai migliorare ancora, potrà avere molte soddisfazioni da questa professione che voleva fare sin da piccolo e che, ha confessato di non trovare faticosa, anche se tutti i giorni compie l’andata e ritorno da Ivrea, perché lo fa con passione e dedizione.
Un degno discepolo di Escoffier!
MONTE DI GIOVE
Località Berriat, 15 – Montjovet (Ao)
Tel.: +39 166 691152
ristorantemontedigiove@gmail.com