NOCCIOLE, LA RACCOLTA È ALLE PORTE: IL MERCATO SI RIASSESTA DOPO I RECORD DEL 2025

In Piemonte manca ormai poco all’avvio della raccolta della Tonda Gentile. Secondo le prime valutazioni delle organizzazioni di produttori del Basso Piemonte, l’anticipo fenologico è stimato di circa una decina di giorni al 2025: le operazioni potrebbero quindi partire già al termine della prima settimana di agosto a partire dalle varietà Biglini, invece che dopo metà mese come da tradizione, mentre negli areali storici dell’Albese e della Bassa Langa la raccolta potrebbe iniziare tra la seconda e la terza decade di agosto, in funzione dell’evoluzione della maturazione. Dopo tre annate difficili, le prospettive restano migliori rispetto al 2025, ma le aspettative formulate alla fine di maggio sono state ridimensionate dall’andamento climatico delle ultime settimane: i carichi di frutti appaiono più consistenti, soprattutto negli impianti giovani, anche se restano le incognite legate a caldo anomalo, grandinate, cimice asiatica e patogeni fungini che negli ultimi anni hanno più volte compromesso il potenziale produttivo con fenomeni di cascola pre-raccolta, spesso riconducibili alla concomitanza di stress idrici, elevate temperature, fitopatie e danni da cimice asiatica.

 

Il quadro internazionale: prezzi in discesa dai massimi

 

Mentre l’Italia si prepara alla campagna, il mercato mondiale della nocciola sta vivendo una fase di correzione dopo la fiammata dei prezzi che ha caratterizzato la seconda metà del 2025. La quotazione della nocciola turca sgusciata 11/13 consegnata in Europa, secondo le rilevazioni di Areté, ha perso il 15% tra maggio e luglio 2026, tornando sui livelli di inizio aprile 2025; rispetto al picco di settembre 2025 la flessione complessiva sfiora il 52%. Sul fronte dei prezzi all’origine, i dati Expana confermano la tendenza: la nocciola turca 11/13 Levant FOB Turchia si attestava a inizio giugno attorno ai 910 dollari per 100 kg, in calo dell’11% in quattro settimane e del 17% su base annua, ben lontana dal massimo di ottobre 2025 (1.790 dollari).

 

A pesare sul sentiment sono soprattutto le attese per il nuovo raccolto turco. Il congresso di maggio dell’International Nut and Dried Fruit Council (INC) ha indicato per la Turchia una produzione 2026/27 di 809.940 tonnellate, in crescita del 56% rispetto alle 518.000 tonnellate della campagna 2025/26, penalizzata dalle gelate primaverili. Considerando le scorte iniziali, l’offerta turca disponibile salirebbe a circa 960.000 tonnellate. A livello mondiale l’INC stima una produzione 2026/27 di 1.432.070 tonnellate e un’offerta complessiva di 1.597.270 tonnellate, in deciso aumento rispetto alla campagna precedente.

 

Sul lato della domanda i dati della Black Sea Hazelnut Exporters Association segnalano invece un export turco in forte rallentamento: tra settembre 2025 e maggio 2026 sono uscite dal Paese 150.600 tonnellate, contro le 260.143 dello stesso periodo 2024/25, un calo che riflette prezzi ancora elevati e una domanda internazionale più cauta e diversificata. In questo contesto Ferrero, il maggiore acquirente mondiale, è tornata sul mercato turco in maggio con offerte indicative comprese tra 205 e 230 lire turche al chilogrammo, pur limitando gli acquisti per le difficoltà a reperire prodotto della qualità richiesta.

 

L’Italia riparte da una campagna difficile

 

Per la filiera italiana il punto di partenza non è dei più semplici: la campagna 2025/26 si è chiusa, secondo le stime dell’INC, attorno alle 65.000 tonnellate, un quarto in meno rispetto all’anno precedente, complice la cascola che in molte aree del Piemonte ha eroso oltre metà del prodotto atteso. Le prime indicazioni sulla campagna 2026/27, al contrario, stimano una produzione italiana nell’ordine delle 90.000 tonnellate, pur con la consapevolezza che il giudizio definitivo si potrà dare solo a raccolta ultimata.

 

Una fase di riequilibrio, non di ritorno alla normalità

 

Il quadro che emerge, dunque, è quello di un mercato che si allontana dalle tensioni del 2025 senza però tornare a una piena stabilità: l’aumento atteso dell’offerta turca convive con un export ancora debole e con un’industria di trasformazione europea che continua a diversificare gli approvvigionamenti fra Turchia e gli altri principali Paesi produttori, tra cui Italia, Stati Uniti, Cile, Georgia e Azerbaigian.

 

Per la corilicoltura italiana, presente ormai con aree produttive di rilievo dal Piemonte al Lazio, dalla Campania alla Sicilia fino ai nuovi investimenti avviati anche in Umbria e in altre regioni, la campagna 2026 rappresenta un banco di prova importante. Se le condizioni meteorologiche accompagneranno positivamente la fase finale della maturazione e le attuali aspettative saranno confermate alla raccolta, il comparto potrà recuperare parte delle perdite subite nelle ultime annate e rafforzare il ruolo dell’Italia quale secondo produttore mondiale, facendo leva sulla qualità delle produzioni, sulle indicazioni geografiche e sui programmi di sviluppo della filiera in un mercato internazionale che resta fortemente influenzato dall’andamento climatico e dall’evoluzione dell’offerta turca.