NORD ITALIA, IL CALDO PESA SULL’AGRICOLTURA: PIOGGE IRREGOLARI E RISERVE DA RICOSTITUIRE
L’estate 2026 ha portato ampie aree del Nord Italia ai vertici delle rispettive serie climatiche, raggiungendo o superando in vari territori i livelli termici del 2003. Il caldo persistente si è associato a un quadro pluviometrico disomogeneo: deficit in Piemonte e Veneto, apporti complessivamente vicini alla media ma concentrati in pochi episodi in Lombardia ed Emilia-Romagna, precipitazioni localmente abbondanti ma distribuite in modo irregolare in Liguria.
Per l’agricoltura, i millimetri di pioggia caduti non esauriscono il bilancio idrico. Contano la sequenza degli eventi, la domanda evaporativa dell’atmosfera, l’umidità effettivamente trattenuta dai suoli e la consistenza delle riserve nevose, superficiali e sotterranee disponibili nella stagione irrigua.
Il quadro ricostruito attraverso i rapporti delle agenzie ambientali regionali riguarda Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Liguria ed Emilia-Romagna, con aggiornamenti ad agosto o settembre secondo le fonti disponibili. I rapporti adottano periodi di riferimento e scale territoriali non sempre coincidenti: le anomalie descrivono quindi le condizioni di ciascun territorio e richiedono cautela nei confronti diretti tra regioni.
Dagli apporti invernali ai deficit primaverili
L’inverno aveva garantito apporti idrici importanti in alcune aree. In Piemonte, tra dicembre 2025 e febbraio 2026, le precipitazioni erano risultate superiori del 69% alla media 1991-2020. In Friuli Venezia Giulia febbraio aveva registrato piogge diffusamente sopra la norma, localmente prossime al doppio dei valori climatici.
Il recupero invernale non aveva però prodotto condizioni uniformi sull’arco alpino. In Lombardia, ARPA ha rilevato tra inverno e primavera risorse idriche immagazzinate nella neve inferiori del 30-60% alla media 2015-2025. La riduzione dell’accumulo nivale pesa sulla disponibilità estiva di acqua per fiumi, invasi e sistemi irrigui.
In primavera il deficit di precipitazioni si è esteso a più territori. Il Piemonte ha chiuso marzo-maggio con piogge inferiori del 29% alla media e temperature superiori di 1,5 °C. In Veneto la primavera è stata la seconda più calda dal 1991, con un’anomalia di +1,6 °C e precipitazioni inferiori del 35%; alla quota di riferimento di 2.000 metri, la precipitazione nevosa è risultata inferiore del 45%. In Liguria, secondo ARPAL, è stata la primavera più calda della serie iniziata nel 2003.
Piemonte, deficit fino a settembre
Secondo il rapporto Il clima in Piemonte – Estate 2026 di ARPA Piemonte, la temperatura media estiva ha raggiunto 21,6 °C, con un’anomalia di +3,1 °C sul riferimento 1991-2020. È stata l’estate più calda della serie dal 1958, circa mezzo grado oltre il precedente primato del 2003.
Le precipitazioni estive si sono fermate a 189,7 millimetri, il 20% in meno della media. A settembre l’anomalia è proseguita: il mese, il più caldo della serie storica, ha registrato una temperatura media di 18,4 °C, +3,6 °C sulla norma, con appena 31,8 millimetri di pioggia, circa il 69% in meno rispetto ai valori climatici. Le precipitazioni di fine agosto hanno migliorato le disponibilità superficiali, senza annullare il deficit accumulato. A fine mese, gli indicatori che integrano pioggia ed evapotraspirazione continuavano a segnalare condizioni siccitose diffuse sulle scale temporali di tre e sei mesi.
Lombardia, piogge concentrate
In Lombardia l’estate 2026 è stata la più calda della serie climatica dal 1951. L’analisi di ARPA Lombardia, costruita su cinque stazioni rappresentative, indica un’anomalia termica di +3,1 °C rispetto al 1991-2020, superiore ai valori del 2003 e del 2022. La stagione è stata caratterizzata da cinque ondate di calore e da una prolungata sequenza di temperature massime elevate, particolarmente evidente nell’area milanese. Le piogge estive sono risultate nel complesso vicine alla norma, ma concentrate in un numero limitato di episodi. Le riserve idriche sono rimaste sotto la media 2006-2025 per l’intera stagione irrigua, con deficit superiori al 50% tra luglio e agosto. Il dato interessa direttamente le produzioni irrigue di pianura. Precipitazioni concentrate e intense possono produrre ruscellamento, erosione e ristagni; il loro contributo alla ricarica dei suoli e delle falde dipende dalle caratteristiche del terreno e dalla distribuzione degli eventi.
Veneto, estate record
L’estate meteorologica 2026 è risultata la più calda della serie ARPAV avviata nel 1991. La temperatura media regionale ha raggiunto 23,5 °C, +2,8 °C rispetto alla norma 1991-2020 e 0,18 °C oltre il valore del 2003. Le precipitazioni sono state inferiori del 12% alla media. In pianura si sono contati mediamente 25 giorni coinvolti da ondate di calore. Il bilancio idrologico di fine agosto segnalava, sulle scale di sei e dodici mesi, condizioni di siccità da moderata a estrema in un’ampia fascia centro-settentrionale e occidentale del Veneto.
Alla Marmolada, a 3.250 metri, la temperatura media giornaliera è rimasta sopra lo zero per tutto agosto, favorendo la prosecuzione della fusione glaciale. In prospettiva irrigua la combinazione tra una primavera povera di piogge e neve, temperature elevate e deficit idrologico richiede attenzione alla ricarica autunnale e all’accumulo invernale.
Friuli Venezia Giulia, lunga pausa delle piogge
In Friuli Venezia Giulia l’estate è stata tra le più calde mai osservate. ARPA FVG segnala in pianura temperature medie attorno a 25°C, con valori che in diverse località hanno raggiunto o superato quelli dell’estate 2003. Le precipitazioni sono state molto variabili: circa 100 millimetri lungo la costa e quasi 600 millimetri sulle Prealpi. In varie aree di pianura i cumulati stagionali non si sono discostati molto dalla media, ma la distribuzione temporale ha inciso sul bilancio agronomico. Dopo le precipitazioni di inizio giugno, in molte zone le piogge sono rimaste scarse dalla seconda decade del mese fino a oltre Ferragosto. L’intervallo asciutto si è sovrapposto alla fase di maggiore domanda evaporativa. Gli apporti successivi possono favorire il recupero idrico, senza necessariamente compensare gli effetti dello stress già subito dalle colture.
Valle d’Aosta, caldo in quota
Secondo i bilanci del Centro funzionale regionale in Valle d’Aosta la primavera ha registrato circa 132 millimetri medi di precipitazione, contro i 235 millimetri della norma. Ad agosto, la stazione di Saint-Christophe Aeroporto ha raggiunto una temperatura media di 24,9 °C, +3,2 °C sul riferimento 1991-2020 e nuovo primato mensile. Le precipitazioni regionali di agosto, pari a circa 94 millimetri contro gli 84 attesi, hanno attenuato solo in parte il deficit accumulato. Le portate della Dora Baltea sono rimaste inferiori alla media, mentre già a fine giugno ARPA Valle d’Aosta aveva evidenziato condizioni termiche eccezionali sul Monte Bianco e una fusione intensa di neve e ghiaccio.
Il ruolo della neve e dei ghiacciai è determinante anche per le aree agricole irrigate di fondovalle. Lo studio The 2022–2023 snow drought in the Italian Alps doubled glacier contribution to summer streamflow, pubblicato nel 2026 su Hydrology and Earth System Sciences con la partecipazione di ARPA Valle d’Aosta, ha analizzato i bacini della Dora Baltea e dell’Adda durante le siccità nivali del 2022 e del 2023.
La ricerca, riferita a quelle annate e distinta dal bilancio del 2026, ha rilevato un aumento della fusione glaciale fino al 148% rispetto al periodo 2011-2021. Nel 2022 il contributo della fusione glaciale ai deflussi ha raggiunto valori massimi del 75% nel bacino della Dora Baltea e dell’83% in quello dell’Adda: un sostegno temporaneo ai corsi d’acqua ottenuto attraverso il consumo della riserva di ghiaccio.
Liguria, piogge concentrate e caldo persistente
In Liguria l’estate ha superato i valori del 2003 e del 2022. ARPAL ha indicato un’anomalia termica regionale di circa +2,5 °C rispetto alla serie di riferimento 2003-2022, diversa dal trentennio 1991-2020 adottato in altri rapporti regionali. Le precipitazioni hanno chiuso con un surplus medio di 35,6 millimetri, determinato soprattutto da pochi eventi intensi. Nel Centro-Levante, gli accumuli di agosto hanno localmente raggiunto e superato 250 millimetri. Per vigneti, oliveti e comparto ortofloricolo il dato va interpretato alla scala locale. L’utilità agricola di un episodio piovoso dipende dall’intensità, dalla capacità d’infiltrazione, dalla pendenza, dalla copertura del suolo e dall’acqua effettivamente trattenuta nel profilo esplorato dalle radici.
Emilia-Romagna, caldo e disomogeneità
ARPAE colloca l’estate 2026 ai livelli del 2003, ai vertici della serie dal 1961. Le temperature massime sono state le più elevate della serie, mentre le minime sono rimaste inferiori a quelle registrate nel 2003. La stagione ha avuto cinque ondate di calore.
Le precipitazioni estive sono risultate complessivamente vicine alla media climatica, ma con forti differenze territoriali: segnali di siccità moderata hanno interessato ampie aree collinari, mentre nel Ferrarese si sono verificati accumuli più abbondanti. La stagione produttiva era iniziata con una disponibilità idrica dei suoli inferiore alla norma. A fine maggio, attraverso il servizio iCOLT, ARPAE stimava per l’estate una domanda irrigua superiore di circa il 25% alla media. Il dato era una previsione meteorologico-agronomica, non il consuntivo dei volumi effettivamente prelevati o distribuiti.
Autunno decisivo per i suoli
Nel breve termine il bollettino ARPAV del 4 ottobre indica un indebolimento dell’alta pressione e una maggiore instabilità dall’8 ottobre. Il segnale riguarda il Veneto e non consente di anticipare il comportamento dell’intera stagione nel resto del Nord Italia.
Le previsioni stagionali di ARPA Piemonte, aggiornate a settembre, indicano per ottobre e novembre una maggiore probabilità di temperature sopra la norma. Il segnale sulle precipitazioni è meno definito e dipende dalla traiettoria delle perturbazioni, con possibili differenze marcate tra versanti alpini e pianure. Si tratta di tendenze probabilistiche, da aggiornare attraverso i successivi bollettini.
Piogge regolari e diffuse favorirebbero la ricostituzione dell’umidità nei terreni, l’emergenza delle semine autunnali e la ricarica delle riserve idriche. Eventi troppo intensi o concentrati possono invece alimentare ruscellamento, erosione e ristagni, con effetti negativi sull’insediamento dei cereali autunno-vernini. La preparazione della campagna irrigua 2027 dipenderà dalla capacità dei suoli di immagazzinare acqua, dalla ricarica delle falde, dai deflussi nei corsi d’acqua e dall’accumulo nevoso invernale. Dopo una stagione di caldo eccezionale il recupero si misurerà nell’acqua che resterà disponibile per le colture quando torneranno a crescere i fabbisogni.