OLIO, L’ITALIA ENTRA NELLA NUOVA CAMPAGNA CON GIACENZE ELEVATE E PREZZI IN CALO
La campagna olearia 2026/27 si apre con prospettive di maggiore disponibilità nel Mediterraneo, dopo le annate segnate dalla contrazione produttiva e dalle quotazioni record. Per l’Italia il quadro è caratterizzato da giacenze ancora consistenti, prezzi all’origine nettamente inferiori rispetto a un anno fa e indicazioni produttive differenziate tra le diverse aree olivicole.
La Spagna verso 1,6 milioni di tonnellate
In Spagna, primo produttore mondiale, il ministero dell’Agricoltura stima per il 2026/27 una produzione di 1,603 milioni di tonnellate, il 23% in più rispetto alla campagna precedente. La sola Andalusia dovrebbe raggiungere 1,261 milioni di tonnellate, con un incremento del 29%. Le prospettive di un raccolto abbondante hanno riaperto il confronto sugli strumenti di regolazione dell’offerta. La CNMC, l’autorità spagnola per la concorrenza, ha espresso riserve sul progetto che consentirebbe di imporre il ritiro temporaneo dal mercato fino al 20% della produzione in presenza di squilibri, rilevando possibili effetti sui prezzi e sul funzionamento della filiera. Le stime produttive restano comunque preliminari: lo stesso ministero spagnolo sottolinea che l’andamento meteorologico delle prossime settimane e le condizioni delle olive dopo le elevate temperature estive potranno incidere sulle rese e quindi sulla produzione finale.
In Italia giacenze ancora elevate
Per l’Italia la nuova raccolta arriva con una quantità di prodotto ancora consistente nei magazzini. Secondo il report ICQRF Frantoio Italia, al 31 luglio 2026 negli stabilimenti italiani risultavano detenute 233.377 tonnellate di oli di oliva, il 43,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le giacenze di extravergine ammontavano a 185.373 tonnellate; di queste, 108.299 tonnellate, pari al 58,4%, erano di origine italiana. La Puglia concentrava 73.559 tonnellate, il 31,5% delle giacenze nazionali complessive. Il dato va però letto insieme alla dinamica mensile: rispetto alle 258.480 tonnellate di fine giugno, le giacenze complessive sono diminuite del 9,7%, mentre quelle di extravergine sono scese del 10,4%. Lo stock resta dunque nettamente superiore a quello dello scorso anno, ma nel corso dell’estate è in progressivo assorbimento.
Il livello delle scorte va letto anche alla luce della campagna precedente, relativamente abbondante. La Commissione europea valuta la produzione italiana 2025/26 in circa 325 mila tonnellate, in recupero rispetto alla stagione precedente. Nello stesso periodo la Spagna ha prodotto circa 1,30 milioni di tonnellate, mentre anche Grecia e Portogallo hanno contribuito alla ripresa dell’offerta europea.
Una raccolta italiana molto differenziata
Per il 2026/27 non è ancora disponibile una stima ufficiale consolidata della produzione nazionale paragonabile a quella pubblicata dalla Spagna e le indicazioni provenienti dalle aree olivicole restano differenziate. Alternanza produttiva, caldo estivo, disponibilità idrica e andamento delle precipitazioni hanno inciso in maniera diversa sui territori. Alla quantità di olive raccolte si aggiunge inoltre l’incognita delle rese alla molitura, che contribuiranno a determinare l’effettiva disponibilità di olio della nuova campagna.
Il settore arriva comunque da un’annata di recupero produttivo dopo le difficoltà delle stagioni precedenti, in un contesto nel quale l’andamento climatico continua a rappresentare uno dei principali fattori di variabilità della produzione.
Prezzi in forte calo rispetto al 2025
A pesare sul mercato è soprattutto il rapporto tra disponibilità e prezzi. I dati Ismea mostrano che ad agosto l’indice dei prezzi alla produzione dell’olio d’oliva era diminuito del 41,6% rispetto allo stesso mese del 2025 e del 2,1% rispetto a luglio. Le rilevazioni di settembre confermano il ridimensionamento delle quotazioni, ma anche forti differenze territoriali. Nell’ultima parte del mese l’extravergine sulle principali piazze pugliesi si collocava poco sopra i 4 euro al chilogrammo, mentre a Palermo e Trapani raggiungeva 6,70 euro. Valori sensibilmente superiori continuavano a caratterizzare alcune piazze e le produzioni territoriali e a denominazione.
Il confronto internazionale conferma la debolezza del mercato. Nella terza settimana di settembre Ismea rilevava l’extravergine a 3,67 euro al chilogrammo in Spagna, 3,88 in Grecia e 3,63 in Tunisia, con flessioni rispettivamente del 15,1%, del 19% e del 14,2% rispetto a un anno prima. L’olio italiano continua quindi a mantenere un differenziale positivo rispetto ai principali concorrenti, pur all’interno di una fase di generale ridimensionamento dei prezzi. La prospettiva di una produzione spagnola superiore a 1,6 milioni di tonnellate rappresenta un ulteriore elemento per un mercato che sta progressivamente uscendo dalle campagne caratterizzate dalla scarsità di prodotto e dai forti rincari. Se le previsioni saranno confermate, il raccolto del primo produttore mondiale continuerà a esercitare una forte influenza sulle quotazioni mediterranee.
Per l’Italia un equilibrio delicato
Per l’Italia la campagna 2026/27 si apre quindi in una situazione complessa. Una produzione nazionale meno abbondante rispetto alla precedente potrebbe restringere l’offerta di olio italiano, ma le giacenze ancora elevate e le prospettive produttive dei principali concorrenti rendono meno probabile, almeno nella fase iniziale, un ritorno generalizzato alle quotazioni raggiunte durante gli anni della scarsità. Per gli olivicoltori conteranno non soltanto i quantitativi raccolti, ma soprattutto il rapporto tra prezzi all’origine, rese e costi di produzione. È un equilibrio particolarmente importante negli oliveti tradizionali, dove la minore possibilità di meccanizzare le operazioni mantiene elevata l’incidenza della manodopera.
Il quadro che si sta delineando segna dunque un cambiamento rispetto alle ultime campagne. Dopo una fase nella quale la preoccupazione principale era rappresentata dalla scarsità di olio e dalla crescita dei prezzi, il mercato torna a confrontarsi con prospettive di maggiore disponibilità. L’andamento delle raccolte nelle prossime settimane chiarirà la reale consistenza dell’offerta europea e quanto il nuovo equilibrio potrà riflettersi sulle quotazioni e sui margini dei produttori.