ORTOFRUTTA ITALIANA, EXPORT + 4,18% NEL PRIMO SEMESTRE 2026: LA FORZA È VENDERE UNA FILIERA
+ 4,18%. È il numero che fotografa l’andamento delle esportazioni ortofrutticole italiane nei primi sei mesi del 2026. Un risultato che acquista maggiore significato se confrontato con il + 0,71% dell’intero export agroalimentare nello stesso periodo.
A richiamare questi dati è Lorenzo Galanti, direttore generale dell’Agenzia ICE, intervenuto a Torino in occasione della presentazione di Macfrut 2027. Secondo Galanti, l’ortofrutta è tra i comparti che stanno contribuendo a mantenere positivo l’andamento delle esportazioni agroalimentari italiane in una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati internazionali.
Ma dietro quel + 4,18% c’è un tema più ampio. La capacità competitiva italiana non si esaurisce nell’esportazione di frutta e ortaggi. «Quando ci presentiamo come filiera all’estero siamo forti», osserva Galanti, perché l’offerta comprende produzione, commercio, tecnologie, trasformazione, packaging, logistica e servizi. In altre parole, insieme al prodotto viaggiano competenze e soluzioni sviluppate lungo tutta la catena del valore.
Anche i numeri dell’incoming aiutano a capire come si costruisce l’export. Per Macfrut 2026 ICE, in coordinamento con i Ministeri degli Esteri e dell’Agricoltura, ha portato in fiera circa 920 operatori esteri qualificati provenienti da oltre 80 Paesi. Gli incontri con le imprese espositrici italiane hanno superato quota 5.000. Non contatti casuali, precisa Galanti nell’intervista, ma appuntamenti aziendali preparati in anticipo attraverso piattaforme digitali, così da mettere in relazione domanda e offerta sulla base di interessi commerciali già individuati.
Cambia anche la geografia da osservare. Accanto ai mercati consolidati, ICE guarda alla diversificazione e in particolare all’America Latina. Il Cile, Paese d’onore di Macfrut 2027, è emblematico: grande esportatore mondiale di frutta, è contemporaneamente un mercato per macchinari, packaging, irrigazione e tecnologie per il pre e post-raccolta. Nel 2025 le esportazioni frutticole cilene hanno raggiunto 8,5 miliardi di dollari.
Tecnologia e internazionalizzazione finiscono così per procedere insieme. Cambiamento climatico, disponibilità idrica e necessità di aumentare l’efficienza produttiva generano una domanda alla quale l’Italia può rispondere non soltanto con le produzioni agricole, ma con il proprio know-how di filiera.
È questo il dato meno immediato, ma forse più interessante, dietro il + 4,18%: per aumentare la presenza sui mercati esteri non basta esportare più prodotto. Occorre riuscire a esportare un sistema di competenze, e costruire intorno a esso relazioni commerciali stabili.