ORTOMERCATI, A MILANO E TORINO CONFRONTO ACCESO SU LOGISTICA E ORARI

Il confronto sulla riorganizzazione degli ortomercati entra in una fase decisiva. Milano porta in sede politica lo scontro sulla logistica centralizzata, mentre a Torino si apre il dossier sul passaggio all’orario diurno, ancora fermo sul piano regolamentare. A Milano si discute sulla gestione del nuovo ortomercato, con i grossisti di Ago (Associazione Grossisti Ortofrutticoli) ascoltati a Palazzo Marino e Sogemi che difende l’impianto regolatorio formalizzato con pubblicazione sul BURL. A Torino, invece, il tema è l’orario di contrattazione: i grossisti spingono verso il diurno, ma il Caat – Centro Agro Alimentare Torino -  precisa che, allo stato, non esiste ancora una delibera che modifichi formalmente il regolamento.

 

Nel caso milanese la questione non riguarda solo l’organizzazione interna di Foody, ma il modello industriale complessivo del mercato. Sogemi, società controllata al 100% dal Comune di Milano e gestore dei mercati agroalimentari all’ingrosso della città, ha impostato la logistica centralizzata come architrave del nuovo comprensorio, affidando agli operatori iscritti all’Albo della logistica tutte le movimentazioni in entrata, interne e in uscita. Il regolamento del servizio richiama espressamente la pubblicazione sul BURL del 20 agosto 2025, mentre il disciplinare operativo definisce operativamente il nuovo assetto.

 

Ago contesta però l’impianto economico e operativo della riforma. Nella nota diffusa alla vigilia dell’audizione in commissione consiliare l’associazione dei grossisti sostiene che la gara pubblica per l’affidamento della logistica centralizzata sia andata deserta, che il sistema sia stato introdotto attraverso un albo non ancora pienamente supportato da un’infrastruttura informatica funzionante e che l’impatto sui costi possa scaricarsi sia sulle imprese sia, a valle, sui prezzi al consumo. Secondo Ago il nuovo assetto metterebbe inoltre a rischio circa 150 addetti e porterebbe i canoni del nuovo mercato su livelli molto superiori a quelli storici. Si tratta di rilievi avanzati dagli operatori e non, allo stato, certificati da un atto pubblico terzo già disponibile online.

 

La replica di Sogemi si muove su un doppio binario: legittimità dell’impianto e necessità di aggiornare il costo del lavoro. La società ricorda che il regolamento discende dalla normativa regionale lombarda sui mercati all’ingrosso (legge regionale n. 6/2010) e sottolinea che, dopo la pubblicazione del provvedimento, non risultano ricorsi o impugnazioni. Sogemi aggiunge che l’adesione dei grossisti al servizio resta volontaria e che l’adeguamento tariffario non nasce dalla sola riorganizzazione logistica, ma anche dal fatto che le tariffe di facchinaggio non venivano aggiornate dal 2013. In questo quadro pesa anche il rinnovo del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, con impatti diretti sui costi operativi della logistica agroalimentare urbana.

 

Sul piano politico e sindacale il dossier milanese ha superato il perimetro strettamente mercatale. Il calendario delle commissioni del Comune di Milano conferma che la questione ortomercato è arrivata all’attenzione di Palazzo Marino il 14 aprile, in una riunione congiunta di sviluppo economico e politiche del lavoro e controllo enti partecipati. Legacoop Lombardia, presente nei giorni scorsi al mercato con la cooperativa CLO, ha insistito su tre parole chiave: legalità, trasparenza e sostenibilità del lavoro logistico. È un passaggio rilevante perché segnala come il confronto non sia solo tra concessionario e grossisti, ma coinvolga il tema, più ampio, della qualità del lavoro nella logistica urbana agroalimentare. Dal punto di vista economico la vicenda milanese misura una tensione che riguarda molti mercati italiani: da un lato la richiesta di tracciabilità, sicurezza e standardizzazione dei flussi; dall’altro la necessità di non comprimere la competitività delle imprese insediate, soprattutto in una fase in cui energia, trasporto e lavoro hanno già alzato i costi fissi della filiera. Per un mercato all’ingrosso la logistica non è un servizio accessorio: è la struttura che regola tempi di scarico, rotazione del prodotto, continuità delle consegne verso dettaglio, horeca e distribuzione organizzata. Quando questo equilibrio si rompe, l’effetto si trasferisce rapidamente sui margini dei grossisti e sull’efficienza dell’approvvigionamento urbano.

 

A Torino il quadro è diverso, ma il nodo di fondo è analogo: adattare il mercato a una domanda cambiata. L’assemblea dei grossisti ha confermato il passaggio all’orario diurno dal 18 maggio, dopo il voto favorevole già espresso a febbraio dagli associati Apgo (Associazione Piemontese Grossisti Ortoflorofrutticoli Fedagromercati – Torino aderente a Confcommercio) e rilanciato dal presidente Vittorio Rovetta. Tuttavia il sito ufficiale del Caat continua a riportare gli orari vigenti del centro e della movimentazione merci, indicando che la transizione non è ancora recepita negli atti ufficiali.

 

La posizione del Caat è, infatti, di netta prudenza istituzionale. Già a fine gennaio il centro torinese aveva dichiarato la disponibilità ad aprire un confronto tecnico sugli orari a supporto di tutti gli stakeholder coinvolti; nelle ultime ore la società avrebbe ribadito che eventuali variazioni devono seguire l’iter previsto dal regolamento, con proposta del comitato operativo e successiva deliberazione del consiglio di amministrazione. Il dibattito è dunque aperto, ma la decisione non è ancora perfezionata.

 

Per il sistema ortofrutticolo nazionale Milano e Torino stanno quindi testando due leve diverse della stessa trasformazione: l’efficienza logistica e la rimodulazione dei tempi di mercato. Nel primo caso il tema è governare la modernizzazione senza spiazzare gli operatori storici; nel secondo è verificare se l’orario diurno possa allineare meglio il mercato ai ritmi della distribuzione contemporanea, riducendo costi indiretti e migliorando la qualità del lavoro.