PAC, CONFRONTO EUROPEO SU RISORSE, SEMPLIFICAZIONE E RECIPROCITÀ
Il Ministero dell’Agricoltura ha dato notizia dell’incontro che c’è stato ieri a Roma tra il ministro Francesco Lollobrigida e i rappresentanti dei 27 Paesi dell’Unione europea, organizzato presso l’Ambasciata d’Irlanda nell’ambito della presidenza irlandese del Consiglio Ue.
I punti che Lollobrigida ha posto sul tavolo sono tre: risorse adeguate per la Pac, minori adempimenti burocratici e condizioni di concorrenza più eque tra produzioni europee e importazioni. Il confronto ha coinvolto tutti i 27 Stati membri, un dato politicamente significativo, anche se non si è trattato di una riunione decisionale. Sullo sfondo resta la discussione sulla Pac dopo il 2027, chiamata a sostenere reddito agricolo, sicurezza alimentare, innovazione e tutela delle aree rurali.
La richiesta di semplificazione è condivisibile. Le aziende oggi devono confrontarsi con domande, controlli, registrazioni e vincoli che assorbono tempo e competenze. Ridurre gli adempimenti ridondanti può liberare energie per la gestione produttiva. Occorre però gestirla e comunicarla bene agli operatori e ai cittadini, per evitare che la semplificazione venga liquidata come un arretramento sul terreno della trasparenza, della sicurezza alimentare o della protezione ambientale.
Anche la reciprocità commerciale pone una questione reale: agli agricoltori europei non si possono chiedere standard elevati lasciandoli competere con prodotti ottenuti nel resto del mondo con regole molto diverse. D’altra parte, clausole e controlli devono essere costruiti nel rispetto degli accordi internazionali, senza trasformarsi in protezionismo o alimentare aumenti ingiustificati dei prezzi.
Il confronto tra i 27 è quindi un passaggio utile, che dovrà tradursi in scelte verificabili. Una Pac più forte non si misura soltanto dalla dotazione finanziaria: conta la capacità di accompagnare il cambiamento senza perdere occupazione complessiva (imprese e lavoratori) e superfici coltivate. Maggior semplicità, equità e investimenti possono diventare una base comune per rendere l’agricoltura europea competitiva, sostenibile e ancora presente nei territori.