PAC 2028-2034, ACCORDO SULLE REGOLE AL CONSIGLIO UE. COPA-COGECA CHIEDE GARANZIE SUI FONDI

I ministri agricoli definiscono la posizione negoziale sulla riforma, introducendo modifiche ai pagamenti diretti, agli interventi per i giovani e alla gestione dei rischi. Lollobrigida rivendica maggiore autonomia, mentre le organizzazioni agricole europee chiedono certezze sul bilancio.

 

Il 26 ottobre, a Lussemburgo, il Consiglio dell'Unione europea ha raggiunto un accordo parziale sulla Politica agricola comune 2028-2034, definendo la propria posizione negoziale su un regolamento che modifica diversi aspetti della proposta presentata dalla Commissione, dai criteri di accesso ai pagamenti diretti agli interventi per il ricambio generazionale, fino agli strumenti di gestione dei rischi e agli obblighi ambientali. Restano invece esclusi dall'intesa i finanziamenti e alcune disposizioni trasversali, sui quali il confronto proseguirà nell'ambito del negoziato sul bilancio pluriennale dell'Unione europea.


L'accordo costituisce un passaggio istituzionale verso la riforma, ma non rappresenta l'approvazione definitiva delle nuove regole, che dovranno essere concordate con il Parlamento europeo, né determina le risorse disponibili per la PAC o le future assegnazioni agli Stati membri.

 

Pagamenti diretti, più flessibilità per gli Stati e sostegni ai giovani

 

Una delle principali modifiche riguarda la definizione di agricoltore attivo, che ciascuno Stato membro dovrà adottare sulla base di criteri compatibili con le caratteristiche del proprio sistema produttivo, mantenendo come riferimento lo svolgimento effettivo di un'attività agricola. L'obiettivo è concentrare maggiormente i sostegni sulle imprese che esercitano l'attività produttiva, lasciando alle amministrazioni nazionali un margine di adattamento delle condizioni di accesso.


Per il futuro sostegno al reddito per superficie, denominato DABIS (Degressive Area-Based Income Support), il Consiglio introduce la possibilità di applicare un meccanismo redistributivo facoltativo, analogo a quello previsto dalla PAC attuale, mentre rinvia al negoziato finanziario le decisioni sulla degressività dei pagamenti e sul plafonamento, ossia il limite massimo degli aiuti riconoscibili a ciascun beneficiario. Il ricambio generazionale assume un ruolo più definito nella posizione negoziale, che prevede pagamenti maggiorati per i giovani agricoltori, sostegni all'insediamento e l'obbligo per gli Stati membri di predisporre una strategia nazionale accompagnata da un pacchetto di interventi per l'avvio dell'attività, comprendente anche strumenti di formazione e consulenza.


Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato che le modifiche concordate consentirebbero una maggiore differenziazione dei sostegni in funzione delle categorie di agricoltori, delle zone agronomiche e delle produzioni tradizionali, evidenziando anche la flessibilità ottenuta sugli aiuti accoppiati, sui piccoli produttori e sulle disposizioni riguardanti gli agricoltori pensionati.

 

Gestione dei rischi, ambiente e strumenti contro le crisi

 

La posizione del Consiglio comprende sostegni agli strumenti assicurativi, agli investimenti per l'adattamento ai cambiamenti climatici e alla concessione di pagamenti straordinari alle aziende colpite da calamità naturali, eventi meteorologici avversi o emergenze sanitarie animali e vegetali, con l'obiettivo di ampliare le possibilità di intervento in presenza di danni alla produzione.


Su questo capitolo Lollobrigida ha chiesto di conservare la possibilità di destinare il 3% dei pagamenti diretti a un fondo nazionale di mutualizzazione contro i danni catastrofali e di assicurare finanziamenti adeguati alla rete europea di sicurezza destinata alle crisi di mercato, questioni sulle quali il negoziato non ha ancora definito un quadro finanziario e applicativo completo. In materia ambientale il Consiglio propone un sistema comune di gestione agricola, denominato farm stewardship, che combina requisiti per l'accesso agli aiuti e incentivi per pratiche favorevoli alla biodiversità e alla tutela delle acque, prevedendo margini di adattamento alle condizioni produttive locali. Tra le disposizioni facoltative figura inoltre la possibilità di organizzare servizi di sostituzione temporanea degli agricoltori in caso di malattia, maternità, paternità o necessità di assistenza ai figli.

 

Sviluppo rurale e bilancio, il nodo della nuova architettura finanziaria

 

La riforma conferma la possibilità di sostenere diversificazione delle attività agricole, agriturismo, innovazione e digitalizzazione, ma modifica profondamente il quadro nel quale questi interventi dovrebbero essere finanziati. La proposta della Commissione prevede infatti di superare l'attuale struttura a due pilastri della PAC, inserendo le risorse oggi riconducibili al FEAGA e al FEASR in un impianto collegato ai nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato, destinati a comprendere anche interventi di coesione e altre politiche europee.


In questo contesto la Commissione ha proposto di riservare circa 300 miliardi di euro al sostegno al reddito agricolo e alle misure di crisi, prevedendo ulteriori possibilità di finanziamento attraverso i Piani di partenariato. La cifra resta tuttavia una proposta e non costituisce una dotazione definitiva approvata dal Consiglio.


Lollobrigida ha rivendicato il rafforzamento delle risorse e una maggiore autonomia della PAC rispetto all'impostazione iniziale, chiedendo inoltre di ampliare le possibilità di utilizzo del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale per compensare gli aumenti dei costi produttivi. Il commissario europeo all'Agricoltura Christophe Hansen ha riconosciuto la pertinenza della questione sollevata dall'Italia, riservandosi di approfondirne le implicazioni giuridiche e procedurali.


Anche le Regioni e le Province autonome sono intervenute nel confronto, chiedendo che la futura PAC conservi una propria identità riconoscibile all'interno del nuovo quadro finanziario e che i Piani nazionali prevedano capitoli regionali, con la conferma del ruolo delle Autorità di gestione e degli Organismi pagatori regionali.

 

Copa-Cogeca riconosce i progressi, ma contesta l'assenza di garanzie finanziarie

 

La valutazione delle organizzazioni agricole e cooperative europee è contenuta nel comunicato diffuso ieri da Copa-Cogeca, che riconosce gli sforzi della presidenza irlandese e i miglioramenti rispetto alla proposta iniziale della Commissione, soprattutto per quanto riguarda le superfici ammissibili, la definizione di agricoltore attivo, la differenziazione dei sostegni per superficie e le disposizioni relative agli agricoltori pensionati.


Le organizzazioni segnalano tuttavia criticità ancora rilevanti nei controlli sui terreni a disposizione delle aziende, nei requisiti ambientali previsti dal sistema farm stewardship e nell'applicazione del principio DNSH, che impone di non arrecare danni significativi all'ambiente. Le osservazioni riguardano anche il sistema di controlli e sanzioni, le carenze degli strumenti di gestione dei rischi e il mancato riconoscimento esplicito delle cooperative agricole tra i beneficiari degli aiuti agli investimenti.


La contestazione principale investe però l'architettura finanziaria della riforma, perché, secondo Copa-Cogeca, i ministri hanno concordato le regole di una politica senza conoscere le risorse effettivamente disponibili per attuarla. Le organizzazioni chiedono pertanto di conservare una PAC realmente comune, con un bilancio dedicato che mantenga il proprio valore adeguato all'inflazione, e di rendere vincolanti le risorse annunciate dalla Commissione per le aree rurali e quelle collegate alla revisione intermedia dei finanziamenti. Copa-Cogeca sostiene inoltre che l'attuale scenario finanziario comporterebbe riduzioni superiori al 20% per la maggioranza degli Stati membri, una valutazione che riguarda le conseguenze potenziali della proposta e non tagli già approvati dall'Unione europea.


Le richieste delle organizzazioni agricole si inseriscono nel confronto aperto anche al Parlamento europeo, dove, come abbiamo riferito ieri, il Partito popolare europeo ha ritirato il proprio sostegno alla proposta sui Piani nazionali e regionali di partenariato, chiedendo garanzie vincolanti per i finanziamenti agricoli e lo sviluppo rurale. 

 

Resta inoltre da definire il futuro della condizionalità sociale, che collega il riconoscimento degli aiuti PAC al rispetto delle norme sul lavoro. Italia e Spagna hanno promosso un'iniziativa comune per mantenerla nella nuova politica agricola, sostenuta da Fai, Flai e Uila, che hanno annunciato la partecipazione alla manifestazione europea convocata dall'Effat per il 3 novembre a Bruxelles.

Con l'accordo del 26 ottobre la presidenza irlandese dispone del mandato per avviare il negoziato con il Parlamento europeo sul regolamento agricolo, mentre le dotazioni finanziarie, le regole sulla degressività e i massimali dei pagamenti rimangono legati all'intesa complessiva sul bilancio dell'Unione europea per il periodo 2028-2034.