PESTE SUINA AFRICANA, IL VIRUS ENTRA NEL CUNEESE: PRIMO CASO CONFERMATO A CRAVANZANA

Dopo oltre tre anni senza positività sul territorio provinciale la peste suina africana (PSA) è stata ufficialmente rilevata anche nel Cuneese. Il Centro di Referenza Nazionale per lo studio delle malattie da Pestivirus e da Asfivirus di Perugia ha confermato la positività al virus di un cinghiale rinvenuto nel Comune di Cravanzana, in Alta Langa, segnando il primo caso accertato nella provincia di Cuneo.


L’evento, a lungo temuto dagli operatori e dalle istituzioni dopo mesi di avanzamento della malattia nelle aree confinanti del Piemonte e della Liguria, apre una nuova fase nella gestione sanitaria e faunistica di uno dei principali distretti suinicoli italiani.  

 

Un territorio strategico per la suinicoltura nazionale

 

La provincia di Cuneo rappresenta il cuore della suinicoltura piemontese. Sul territorio sono allevati circa 900.000 suini, pari a circa il 10% di quello nazionale. Un comparto che alimenta filiere di eccellenza e genera un valore economico rilevante per l’agricoltura piemontese e per l’industria della trasformazione.


Fino a oggi il Cuneese era riuscito a mantenersi indenne dalla malattia, nonostante la presenza di numerosi casi nei cinghiali delle province limitrofe e l’evoluzione epidemiologica registrata lungo il corridoio appenninico tra Piemonte e Liguria. L’assenza di focolai negli allevamenti resta un elemento fondamentale. La positività riguarda infatti un animale selvatico e non sono stati segnalati casi nelle aziende suinicole della provincia.

 

Le restrizioni erano già state rafforzate

 

L’individuazione del caso arriva in un contesto già caratterizzato da misure preventive stringenti. Nelle settimane precedenti l’Unione europea aveva aggiornato la zonizzazione sanitaria inserendo 53 comuni cuneesi nelle aree soggette a restrizione, di cui 35 in zona I, 16 in zona II e due comuni – Cortemilia e Perletto – nella più severa zona III. La decisione era stata motivata dall’avvicinamento dei casi registrati nell’Alessandrino e nelle aree confinanti, con particolare attenzione al rischio di diffusione attraverso le popolazioni di cinghiale.


Secondo il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, la comparsa del primo caso rappresenta un passaggio delicato ma non inatteso, considerata l’evoluzione epidemiologica degli ultimi mesi. Le autorità sanitarie e veterinarie stanno valutando l’aggiornamento delle misure di contenimento e della zonizzazione territoriale.  

 

L’evoluzione epidemiologica in Piemonte

 

La PSA è presente in Italia continentale dal gennaio 2022 e continua a interessare principalmente la fauna selvatica. Secondo gli aggiornamenti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta i casi positivi nei cinghiali piemontesi hanno superato quota 800, mentre in Liguria sono oltre 1.200. I focolai negli allevamenti restano limitati ma rappresentano il principale rischio economico per il comparto.


La malattia è causata da un virus altamente resistente nell’ambiente, caratterizzato da elevata mortalità nei suini domestici e nei cinghiali. Non esiste un vaccino utilizzabile su larga scala nelle popolazioni selvatiche e il controllo dell’epidemia si basa principalmente sulla biosicurezza negli allevamenti, sulla sorveglianza passiva e sulla riduzione della densità dei cinghiali nelle aree interessate.  

 

Le priorità: biosicurezza e sorveglianza

 

L’ingresso del virus nel territorio cuneese rafforza la necessità di mantenere elevati gli standard di biosicurezza aziendale. Le organizzazioni agricole e le autorità veterinarie hanno più volte sottolineato come il contenimento della popolazione di cinghiali e la rigorosa applicazione delle misure sanitarie rappresentino gli strumenti più efficaci per proteggere gli allevamenti. Particolare importanza assume inoltre la sorveglianza passiva. In caso di ritrovamento di carcasse di cinghiale è necessario evitare qualsiasi contatto diretto, segnalare immediatamente il ritrovamento ai Servizi Veterinari dell’ASL competente, registrare la posizione geografica e documentare il rinvenimento con materiale fotografico per consentire il rapido intervento delle autorità sanitarie.  

 

Le prospettive

 

L’arrivo della PSA nel Cuneese non modifica automaticamente lo status sanitario degli allevamenti, ma aumenta il livello di attenzione su un territorio strategico per l’intera filiera suinicola nazionale. Le prossime decisioni delle autorità competenti in materia di zonizzazione, movimentazione degli animali e gestione della fauna selvatica saranno determinanti per limitare l’impatto economico dell’emergenza. Per il comparto agricolo piemontese la sfida è impedire il passaggio del virus dai cinghiali agli allevamenti. Un obiettivo che richiede il coordinamento tra istituzioni, servizi veterinari, mondo agricolo e gestione faunistica, in linea con il Piano nazionale di sorveglianza ed eradicazione della PSA e con le misure previste dal Commissario straordinario nazionale.