PESTE SUINA AFRICANA, CI SONO SEGNALI DI MIGLIORAMENTO

In Italia la peste suina africana (PSA) mostra, a inizio 2026, un’evoluzione complessivamente favorevole sul piano sanitario, con una progressiva riduzione delle restrizioni e l’assenza di nuovi focolai negli allevamenti. Il miglioramento è legato soprattutto al contenimento della popolazione di cinghiali e al rafforzamento delle misure di biosicurezza, ma permangono criticità economiche e gestionali che incidono sulla tenuta del sistema produttivo.

 

Il quadro nazionale

 

Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER), al 18 gennaio 2026 sono 1.989 i casi cumulativi di PSA nei cinghiali in Italia, concentrati principalmente in Liguria e Piemonte, mentre i focolai negli allevamenti suinicoli restano limitati a 9 episodi complessivi, tutti risolti, senza nuove segnalazioni recenti. La sorveglianza passiva, in particolare la ricerca sistematica delle carcasse, continua a rappresentare lo strumento più efficace di individuazione precoce del virus.

 

La situazione in Lombardia

 

La Lombardia, che ospita circa il 50% del patrimonio suinicolo nazionale, è un’area prioritaria. In regione si contano 310 cinghiali positivi e 22 focolai in allevamento dall’inizio dell’emergenza. In provincia di Pavia, epicentro lombardo, il trend epidemiologico consente di ipotizzare una revoca parziale delle restrizioni entro la prossima primavera, subordinata alla prosecuzione delle attività di abbattimento selettivo e di controllo del territorio.

 

Resta tuttavia aperto il tema degli indennizzi. Confagricoltura Lombardia segnala ritardi nei rimborsi relativi alle perdite subite dagli allevamenti, con saldi fermi all’ottobre 2024 e assenza di compensazioni per i mesi successivi, una situazione che mette sotto pressione la liquidità delle aziende e rischia di indebolire l’adesione alle misure di contenimento.

 

Lo scenario europeo

 

A livello UE la PSA è in netto calo: nel 2024 i focolai sono diminuiti dell’83% rispetto all’anno precedente, con 13 Stati membri interessati e nessun nuovo Paese coinvolto. Polonia, Romania e Croazia restano i principali serbatoi del virus nella fauna selvatica. In questo contesto positivo si inserisce però il nuovo fronte spagnolo: dal novembre dell’anno scorso  la PSA è stata rilevata nei cinghiali della Catalogna, con 64 positivi e 17 focolai selvatici, senza coinvolgimento degli allevamenti ma con potenziali ripercussioni sull’export suinicolo iberico.

 

Le prospettive

 

Per l’Italia la fase attuale conferma l’efficacia delle strategie basate su controllo della fauna selvatica, biosicurezza e coordinamento istituzionale. La sostenibilità di lungo periodo passa da un sistema di indennizzi tempestivo e da una gestione strutturale del cinghiale, elementi indispensabili per consolidare i risultati sanitari e tutelare la competitività della suinicoltura nazionale.