PIEMONTE, IL DEFICIT IDRICO RESTA MARCATO: PO E TANARO MOLTO SOTTO LE PORTATE STORICHE
Il passaggio temporalesco atteso nel fine settimana potrà attenuare temporaneamente lo stress delle colture, ma non sarà sufficiente a riequilibrare la disponibilità d’acqua nei principali comprensori irrigui piemontesi. È quanto emerge dal bollettino idro-meteorologico settimanale di Arpa Piemonte, che conferma una situazione particolarmente critica nel basso Torinese, nel Cuneese e nell’Alessandrino, mentre Novarese, Vercellese e Canavese rimangono in deficit moderato.
Nella settimana dal 13 al 19 luglio le temperature sono state superiori di 3-4 gradi rispetto alla media climatica 1991-2020 su tutta la regione. Le precipitazioni hanno raggiunto mediamente 13,4 millimetri sul bacino piemontese del Po, ma con una distribuzione molto irregolare: 20,2 millimetri nel Piemonte settentrionale, 12,9 in quello orientale, 11,5 nel settore meridionale e appena 8 millimetri nel Piemonte occidentale.
Il problema non è soltanto la quantità delle piogge, ma la combinazione tra temperature elevate, forte evapotraspirazione e portate fluviali ridotte. Nei comprensori irrigui l’evapotraspirazione degli ultimi sette giorni è stata compresa tra 52 e 53 millimetri, contro precipitazioni generalmente inferiori ai 20 millimetri. In altre parole, l’acqua persa dal terreno e dalle colture è stata nettamente superiore a quella restituita dalle piogge.
Portate molto basse nel Po e nel Tanaro
Il quadro più preoccupante emerge dal monitoraggio dei corsi d’acqua. Alla sezione di Isola Sant’Antonio il Po ha registrato una portata media settimanale di 53,4 metri cubi al secondo, a fronte di una media storica mensile di 244,2: poco più di un quinto del valore di riferimento. A San Sebastiano la portata è stata di 22,6 metri cubi al secondo contro una media storica di 64.
Ancora più marcato lo scarto sul Tanaro. A Farigliano sono stati rilevati 3,2 metri cubi al secondo rispetto agli 11,9 storici, mentre a Montecastello la portata è stata di 6,4 metri cubi al secondo contro una media di 40. Anche il Varaita a Polonghera si è fermato a 0,4 metri cubi al secondo, rispetto a un valore storico di 3,6.
La situazione risulta meno grave, ma comunque deficitaria, nei bacini alpini settentrionali. La Dora Baltea a Tavagnasco ha registrato 140,8 metri cubi al secondo, contro una media storica di 166,6. Più rilevante la riduzione del Sesia a Palestro, con 15 metri cubi al secondo rispetto ai 47,5 della media, e del Toce a Candoglia, con 42,3 metri cubi al secondo contro 75,4.
Temporali utili, ma non risolutivi
Per questa settimana Arpa prevede temperature prossime alla norma, favorite dalla ventilazione settentrionale, e precipitazioni superiori alla media di circa 10 millimetri, concentrate soprattutto nel passaggio temporalesco tra sabato pomeriggio e le prime ore di domenica. Si tratta di un apporto utile, soprattutto per le colture non irrigue e per gli strati più superficiali del terreno, ma non sufficiente a recuperare il deficit accumulato. Le precipitazioni temporalesche, inoltre, possono risultare molto localizzate e intense: una parte dell’acqua rischia quindi di trasformarsi in ruscellamento senza ricaricare in modo efficace suoli, falde e invasi.
Il bilancio sui comprensori irrigui conferma un deficit marcato nelle aree Val di Susa-Chisone-Pellice-Alto Po e Maira, Stura-Gesso-Vermenagna-Pesio-Alto Tanaro e Alessandrino-Destra Bormida-Scrivia.
Novarese-Vercellese e Canavese-Valli di Lanzo rimangono invece in deficit moderato. Anche per la prossima settimana non vengono indicati miglioramenti sostanziali.
Colture nella fase più delicata
Dal punto di vista agricolo la persistenza del deficit interviene in una fase decisiva. Il riso in particolare necessita di continuità nella sommersione e nei ricambi idrici, mentre frutteti e vigneti devono affrontare una domanda evaporativa molto elevata.
Il dato sulle somme termiche conferma inoltre l’anticipo della stagione. Nei diversi comprensori i gradi giorno accumulati quest’anno risultano sensibilmente superiori al 2025. Questo accelera lo sviluppo delle colture e anticipa i fabbisogni, aumentando la pressione sulle reti irrigue proprio mentre le disponibilità naturali diminuiscono. Il quadro delineato da Arpa non configura quindi un’emergenza omogenea su tutto il Piemonte, ma una crisi differenziata per territori e bacini. Le piogge previste potranno offrire un sollievo, ma la gestione delle portate, dei turni irrigui e degli eventuali rilasci supplementari continuerà a essere determinante per accompagnare le colture verso la parte finale della campagna estiva.