PIOZZO, 60MILA ALLA FIERA NAZIONALE CON 650 VARIETÀ DI ZUCCHE DI TUTTO IL MONDO
La zucca è di casa a Piozzo, nel borgo cuneese con un migliaio di abitanti al confine tra il Roero e le Langhe. Il paese esibisce con orgoglio la “sua” zucca, presidio Slow Food e oggetto di uno studio scientifico del Dipartimento di Scienze Agrarie. Forestali ed Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino, ma anche le 650 varietà da tutto il mondo catalogate con una mappatura iniziata più di trent’anni fa. Un caleidoscopio di forme e colori mostrati al pubblico in una delle fiere più sentite nell’autunno piemontese, L’ultima edizione, dal 2 al 4 ottobre, come sempre organizzata dalla Pro Loco, è stata la 33^, la prima con il riconoscimento di fiera nazionale. E si è conclusa, grazie anche alla lunga coda dell’estate con temperature miti, con il consueto successo grande successo di pubblico: nei tre giorni oltre 60mila visitatori, tra gli stand sull’itinerario a senso unico studiato dagli organizzatori per favorire il miglior percorso di visita a tutti. Enormi casse di zucche di tutte le varietà, dalla classica di Piozzo alla versione “Spaghetti”, sono state vendute ai visitatori, come pure sono state acquistate intere cassette di Nashi, il frutto un po’ mela un po’ pera che a dicembre è già praticamente introvabile, decine e decine di mazzi del Porro di Cervere, altri frutti e specialità agroalimentari.
Grandissimo interesse ha riscosso l’esposizione delle zucche trovate in tutto il mondo, allestita nel cuore del paese, su antichi carri e lunghissime tavole. “Cerchiamo di documentare tutte le varietà, indicandone nome e luogo di coltivazione. La zucca è un ortaggio propenso a una varianza genetica continua e nel mondo ne esistono certamente molte di più delle oltre 650 che abbiamo catalogato a Piozzo”, spiega Ferdinando ‘Nando’ Musso, uno dei promotori della ricca documentazione sulle zucche di tutto il Pianeta.
Un’attenzione particolare ce l’ha, naturalmente, la Zucca di Piozzo, oggetto del progetto “Piozucca” avviato dal DISAFA in collaborazione con la fondazione Agrion. “E’ un progetto per la salvaguardia del seme, la tutela di un patrimonio genetico, territoriale, culturale - spiega Ezio Portis, ricercatore del dipartimento universitario torinese - Un progetto che integra le conoscenze che abbiamo trovato sul territorio, frutto del lavoro degli agricoltori e della Pro Loco, che da anni cura la selezione delle zucche, con le conoscenze scientifiche, quelle legate al patrimonio genetico. La Zucca di Piozzo ha un disciplinare, un marchio collettivo, quel che manca ancora è la tutela genetica a tutti gli effetti. Andremo quindi - prosegue il professor Portis - a sequenziare il dna, una cosa molto importante per la tutela attuale e futura della Zucca di Piozzo, che consentirà di avviare un protocollo di tracciabilità, di difendere il prodotto da eventuali contraffazioni e azioni fraudolente. Infine, questo permetterà l’iscrizione all’anagrafe della biodiversità agricola, vegetale a animale, il primo passo per permettere ai produttori di iscriversi quali agricoltori custodi”.