PRATICHE SLEALI NELLA FILIERA AGROALIMENTARE, LE NUOVE REGOLE
Con il voto espresso nella sessione plenaria di febbraio 2026 il Parlamento europeo ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto con il Consiglio dell’Unione europea per rafforzare l’applicazione delle norme in materia di pratiche commerciali sleali (Unfair Trading Practices – UTP) nella filiera agroalimentare quando tali comportamenti assumono una dimensione transfrontaliera.
Dopo l’approvazione del Parlamento il testo dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio; il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE e sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri secondo le tempistiche previste dal provvedimento. L’intervento legislativo si inserisce nel quadro della Direttiva (UE) 2019/633 (UTP Directive) e nasce dall’esigenza di superare i limiti applicativi emersi negli ultimi anni, con l’obiettivo di garantire una tutela più efficace agli agricoltori e ai piccoli e medi fornitori che operano nel mercato interno europeo.
Il contesto normativo
La Direttiva UTP adottata nel 2019 introduceva un insieme di divieti di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra operatori del settore agricolo e alimentare, con l’obiettivo di riequilibrare il potere contrattuale tra fornitori – in particolare agricoltori e PMI – e grandi acquirenti quali distributori o trasformatori. Tra le pratiche vietate rientrano pagamenti tardivi oltre determinate scadenze, cancellazioni di ordini all’ultimo minuto e modifiche unilaterali dei contratti. Si tratta di comportamenti che hanno determinato perdite economiche significative per il mondo agricolo, incidendo sulla liquidità aziendale e sulla capacità di programmazione produttiva.
La portata applicativa della direttiva ha tuttavia mostrato criticità operative quando il rapporto commerciale coinvolge soggetti stabiliti in Stati membri diversi. La cooperazione tra autorità nazionali di vigilanza, prevista dalla normativa originaria, si è rivelata poco efficace nella pratica, con difficoltà nell’individuazione delle responsabilità e nella raccolta delle prove nei casi transfrontalieri.
Il nuovo regolamento: obiettivi e principali innovazioni
Per rispondere a queste criticità nel dicembre 2024 la Commissione europea ha proposto un nuovo regolamento volto a rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali incaricate dell’applicazione della direttiva UTP, con l’intento di fornire strumenti giuridici più efficaci per contrastare pratiche sleali tra operatori di Stati membri differenti. Nell’accordo provvisorio raggiunto con Parlamento e Consiglio viene previsto un sistema strutturato di assistenza reciproca tra autorità nazionali, che potranno scambiarsi informazioni, sostenere le indagini e coordinare le azioni di esecuzione nei casi che coinvolgono soggetti stabiliti in diversi Stati membri. È introdotto inoltre l’obbligo di intervento d’ufficio, che impone alle autorità competenti di agire anche in assenza di un reclamo formale da parte del fornitore agricolo, superando una delle principali debolezze dell’impianto precedente.
L’accordo recepisce la posizione del Parlamento europeo secondo cui le norme devono poter essere applicate anche a operatori con sede al di fuori dell’Unione europea, qualora le loro attività commerciali siano rivolte al mercato interno. La previsione mira a prevenire fenomeni di elusione normativa e a garantire condizioni concorrenziali omogenee.
È infine previsto un meccanismo rapido di notifica tra autorità competenti, finalizzato a segnalare casi sospetti di pratiche commerciali sleali con dimensione transfrontaliera e a garantire una risposta coordinata e tempestiva.
Impatti attesi e riflessi sul settore agricolo
Il rafforzamento della disciplina sui comportamenti sleali transfrontalieri rappresenta un passaggio evolutivo nella governance della filiera agroalimentare europea. Gli strumenti di cooperazione rafforzata sono destinati a incrementare la certezza giuridica nel mercato interno, riducendo l’incertezza legata alla possibilità di perseguire condotte abusive oltre confine. Le modifiche proposte contribuiscono inoltre a contrastare le asimmetrie contrattuali tra agricoltori e grandi gruppi di acquisto, con potenziali effetti positivi in termini di equa remunerazione e sostenibilità economica delle imprese agricole.