PROPRIETÀ E USO DELLA TERRA NEL MONDO: LA FOTOGRAFIA GLOBALE DELLA FAO
Il recente rapporto della FAO Status of Land Tenure and Governance, realizzato in collaborazione con International Land Coalition (ILC) e CIRAD (l’ente francese di ricerca agronomica e cooperazione internazionale che opera per lo sviluppo sostenibile delle regioni tropicali e mediterranee), fornisce la prima valutazione globale di base sullo stato dei diritti di proprietà, possesso e utilizzo della terra a livello mondiale. Il documento rappresenta un passaggio metodologico rilevante perché integra dati disaggregati su distribuzione fondiaria, riconoscimento giuridico dei diritti, ruolo delle donne e sistemi tradizionali di gestione collettiva delle risorse.
Il dato centrale riguarda la debolezza del riconoscimento formale dei diritti fondiari. Solo il 35% delle terre nel mondo dispone di una documentazione ufficiale che attesti proprietà o diritto d’uso. Il restante 65% si colloca in una condizione di insicurezza giuridica che interessa circa 1,1 miliardi di adulti, esposti al rischio concreto di perdere l’accesso a terra o abitazione nei prossimi cinque anni.
La struttura proprietaria globale conferma un forte peso della dimensione pubblica. Il 64% delle superfici terrestri risulta formalmente sotto proprietà statale, mentre la proprietà privata copre il 18% del totale. Nel comparto agricolo la concentrazione è marcata: il 10% dei grandi proprietari controlla l’89% delle terre agricole, mentre l’85% degli agricoltori coltiva superfici inferiori ai due ettari. La distribuzione asimmetrica incide direttamente sulla capacità di investimento e sull’efficienza economica dei sistemi produttivi.
Le differenze regionali risultano significative. In Europa la proprietà privata documentata rappresenta il 55% delle superfici. I sistemi catastali consolidati e la certezza dei diritti favoriscono investimenti di lungo periodo, accesso al credito e piena integrazione nelle politiche della Politica Agricola Comune. In Nord America la quota di proprietà privata si attesta al 32%, in un assetto misto pubblico-privato caratterizzato da stabilità istituzionale. In America Latina la proprietà privata raggiunge il 39%, ma permane una forte concentrazione in grandi aziende, elemento che continua a influenzare equità e struttura produttiva.
Il quadro dell’Africa subsahariana appare strutturalmente diverso. Circa il 73% delle terre è gestito secondo regole tradizionali comunitarie, basate su consuetudini locali. Tuttavia solo l’1% di queste superfici gode di un riconoscimento giuridico formale. La maggioranza delle terre risulta formalmente sotto proprietà statale, spesso senza registrazioni individuali o collettive certe. Questa situazione genera vulnerabilità economica, conflitti territoriali e difficoltà nell’attrarre investimenti agricoli stabili.
Un ulteriore elemento riguarda le popolazioni indigene, che occupano circa il 42% della superficie terrestre mondiale ma dispongono di diritti formalmente riconosciuti solo sull’8% delle terre. Il divario tra utilizzo effettivo e riconoscimento giuridico incide sulla gestione delle foreste, sulla tutela della biodiversità e sulla stabilità delle economie rurali.
Il rapporto evidenzia la relazione diretta tra sicurezza dei diritti fondiari e sostenibilità ambientale. La certezza della proprietà o dell’uso stimola investimenti pluriennali in impianti arborei, sistemi irrigui, miglioramenti fondiari e pratiche di conservazione del suolo. Dove i diritti risultano incerti prevale una gestione orientata al breve periodo, con effetti negativi sulla fertilità dei terreni e sulla resilienza ai cambiamenti climatici.
La FAO richiama le Linee guida volontarie per una gestione responsabile dei regimi di proprietà e uso della terra quale riferimento operativo per rafforzare trasparenza, equità e stabilità dei diritti. Il tema si collega direttamente agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare all’accesso equo alle risorse produttive, alla parità di genere nella titolarità della terra e alla sicurezza alimentare.
Per le imprese agricole e le filiere agroalimentari il quadro delineato dal rapporto assume una valenza economica concreta. La sicurezza fondiaria incide sulla bancabilità delle aziende, sulla possibilità di utilizzare la terra come garanzia finanziaria e sulla capacità di programmare investimenti strutturali. Nei mercati internazionali, l’insicurezza dei diritti nei Paesi fornitori introduce rischi operativi e reputazionali nelle catene di approvvigionamento, soprattutto alla luce delle normative europee sulla sostenibilità e sulla tracciabilità delle produzioni.
Le priorità indicate dal rapporto riguardano la modernizzazione e digitalizzazione dei registri catastali, il riconoscimento giuridico dei sistemi tradizionali di gestione collettiva, il rafforzamento dei diritti delle donne e il sostegno strutturale ai piccoli produttori.
Il quadro delineato dalla FAO conferma che la stabilità dei diritti sulla terra costituisce un’infrastruttura economica primaria per la sicurezza alimentare e per la competitività dei sistemi agricoli. La governance fondiaria emerge quale fattore strutturale di sviluppo produttivo, equilibrio sociale e resilienza ambientale nel lungo periodo.