Prezzi alimentari: l’Antitrust indaga sulla GDO

Negli ultimi anni, il divario tra i prezzi riconosciuti agli agricoltori e quelli praticati al consumo dalla grande distribuzione è entrato con sempre maggiore frequenza nel dibattito agroalimentare. In numerose filiere l’aumento dei prezzi registrato sui mercati finali non ha trovato un riscontro proporzionale nei prezzi alla produzione, alimentando interrogativi sulla distribuzione del valore lungo la catena agroalimentare.

 

Situazioni di questo tipo sono state segnalate in diversi comparti. Nel lattiero-caseario fasi di rialzo dei prezzi al consumo hanno convissuto con quotazioni del latte alla stalla giudicate insufficienti a compensare i costi sostenuti dagli allevatori. Nell’ortofrutta fresca campagne caratterizzate da prezzi all’origine particolarmente bassi si sono accompagnate a livelli di prezzo al dettaglio elevati, soprattutto nei periodi segnati da instabilità meteorologica e riduzioni dell’offerta. Analoghe osservazioni emergono nei comparti delle carni, dei cereali destinati alla trasformazione e dei prodotti freschi pronti al consumo, dove la forbice tra valore alla produzione e prezzo finale appare spesso ampia e poco trasparente.

 

In questo contesto, più che di singole responsabilità, si discute di meccanismi di mercato complessi, di rapporti contrattuali asimmetrici e della capacità – o meno – della filiera di trasferire in modo equilibrato a monte e a valle le variazioni dei costi e dei prezzi. Un tema che assume particolare rilevanza in un sistema produttivo caratterizzato da una base agricola frammentata e da una distribuzione moderna sempre più concentrata.

 

È su questo sfondo, segnato da tensioni strutturali e da una crescente attenzione istituzionale ai temi della concorrenza e della formazione dei prezzi, che si colloca l’indagine conoscitiva avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul ruolo della GDO nella filiera agroalimentare italiana. Il procedimento, identificato con il codice IC58, è stato deliberato il 16 dicembre 2025 e pubblicato nel Bollettino settimanale n. 49 del 22 dicembre 2025. L’Autorità ha fissato il termine massimo di conclusione dell’indagine al 31 dicembre 2026.

 

Questa indicazione temporale non è formale. Nel linguaggio dell’AGCM significa che, entro quella data, l’Autorità dovrà chiudere il procedimento con una relazione finale. L’indagine potrà concludersi anche prima, ma non potrà protrarsi oltre il termine fissato. Per oltre un anno, dunque, il funzionamento della filiera agroalimentare e i rapporti tra GDO e fornitori resteranno sotto osservazione istituzionale.

 

Perché l’AGCM interviene sulla filiera agroalimentare

 

Alla base dell’indagine vi è l’andamento dei prezzi alimentari registrato negli ultimi anni. Tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%, contro un incremento del 17,3% dell’indice generale dei prezzi al consumo. Anche nel 2025, pur in un contesto di inflazione più contenuta, i prodotti alimentari hanno continuato a mostrare tassi di crescita superiori alla media del paniere, sia per i prodotti lavorati sia per quelli non lavorati  .

 

Secondo l’AGCM, questo andamento si accompagna a una criticità strutturale: a fronte dell’aumento dei prezzi al consumo, i produttori agricoli segnalano una compressione dei margini o una crescita della redditività giudicata insufficiente. L’Autorità ritiene che tale dinamica possa essere riconducibile, almeno in parte, a uno squilibrio di potere contrattuale lungo la filiera agroalimentare.

 

La struttura della filiera: frammentazione a monte, concentrazione a valle

 

Nel provvedimento l’AGCM descrive una filiera caratterizzata da una forte asimmetria. A monte la produzione agricola è estremamente frammentata, con migliaia di fornitori e un ritardo strutturale nella crescita dimensionale delle imprese e nella diffusione delle Organizzazioni di Produttori e delle Associazioni di OP, strumenti individuati dalla Politica Agricola Comune per rafforzare il potere negoziale dell’offerta  .

 

A valle il settore della distribuzione moderna presenta invece un livello di concentrazione elevato e crescente nel tempo. Secondo l’Autorità, questa configurazione può consentire alle catene della GDO di imporre condizioni economiche e operative nella fase di approvvigionamento, incidendo sulla distribuzione del valore lungo la filiera.

 

Che cos’è un’indagine conoscitiva e come funziona

 

L’indagine IC58 è avviata ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge n. 287/1990. Si tratta di uno strumento di analisi generale del funzionamento dei mercati, distinto dai procedimenti sanzionatori. L’AGCM non accerta violazioni né commina sanzioni: l’obiettivo è comprendere come operano i meccanismi di mercato e se esistano criticità concorrenziali o strutturali.

 

Nel corso dell’indagine l’Autorità può raccogliere dati economici e contrattuali, acquisire documentazione, inviare questionari agli operatori, analizzare strutture di costo, margini e flussi finanziari, nonché studiare l’organizzazione delle catene di acquisto e delle relazioni contrattuali.

 

Un passaggio centrale dell’indagine è la consultazione pubblica, attraverso la quale l’Autorità raccoglie elementi informativi direttamente dagli operatori della filiera. Entro il 31 gennaio 2026 agricoltori, Organizzazioni di Produttori, imprese di trasformazione e altri soggetti interessati possono trasmettere contributi scritti all’AGCM.

 

I contributi devono essere inviati in formato editabile (per esempio Word) esclusivamente via posta elettronica all’indirizzo dedicato IC58@agcm.it, indicando nell’oggetto la dicitura “IC58. Call for input” e la denominazione del mittente. È possibile intervenire su uno o più dei temi indicati dall’Autorità, tra cui l’esercizio del potere di acquisto della GDO, il funzionamento delle centrali e supercentrali di acquisto, la gestione del trade spending, la fornitura di prodotti a marchio del distributore e le modalità di trasferimento delle variazioni di costo lungo la filiera.

 

Nel caso in cui i contributi contengano dati sensibili o informazioni riservate, i soggetti interessati sono tenuti a trasmettere due versioni del documento: una versione riservata e una versione pubblica. In assenza di una versione riservata, l’Autorità potrà rendere pubblicamente disponibili le informazioni ricevute.

 

I contributi confluiranno nell’istruttoria dell’indagine e costituiranno parte integrante del materiale utilizzato dall’AGCM per l’analisi del funzionamento della filiera agroalimentare e dei rapporti tra produzione e distribuzione.

 

I nodi sotto osservazione: buyer power, trade spending e private label

 

L’indagine si concentra sulla fase di scambio tra fornitori e distributori, considerata uno snodo decisivo per la formazione dei prezzi e per la remunerazione delle attività agricole. L’AGCM intende analizzare come la GDO eserciti il proprio potere di acquisto (buyer power) e quali effetti produca lungo la filiera.

 

Un primo ambito di attenzione riguarda le forme di aggregazione non societaria della GDO. Cooperative, centrali e supercentrali di acquisto operano spesso su più livelli, determinando negoziazioni multiple con gli stessi fornitori. Secondo l’Autorità, questo assetto può incidere sulle condizioni di acquisto e generare criticità concorrenziali.

 

Un secondo nodo è il trade spending, ossia i contributi che i fornitori versano alla GDO per servizi di vendita e promozione. L’AGCM valuterà se tali flussi remunerino servizi effettivamente richiesti e concretamente erogati o se rappresentino un ulteriore strumento di squilibrio contrattuale.

 

Grande attenzione è dedicata anche ai prodotti a marchio del distributore (MDD). Nel 2024 il fatturato delle private label è cresciuto del 2,4% su base annua e del 35,4% rispetto al 2019. L’Autorità sottolinea come la crescente incidenza delle MDD rafforzi il potere contrattuale della GDO e configuri per i fornitori una relazione complessa, in cui il distributore è al tempo stesso cliente e concorrente diretto.

 

Che cosa significa per gli agricoltori

 

Per il mondo agricolo l’indagine IC58 non comporta effetti immediati sui contratti o sui prezzi, ma rappresenta un passaggio istituzionale rilevante. Per oltre un anno, le dinamiche della filiera agroalimentare resteranno oggetto di analisi formale da parte dell’Autorità garante della concorrenza.

 

La possibilità di partecipare alla consultazione pubblica consente agli agricoltori e alle loro organizzazioni di portare evidenze concrete sulle condizioni di fornitura, sui margini, sui costi indiretti e sulle modalità di negoziazione con la GDO. Le conclusioni dell’indagine, attese entro il 31 dicembre 2026, potranno alimentare il dibattito regolatorio e costituire la base per eventuali interventi normativi o per successivi procedimenti istruttori.

 

In questo senso l’indagine IC58 non è una soluzione immediata alle criticità della filiera, ma un passaggio che riconosce formalmente l’esistenza di squilibri potenziali e apre uno spazio di analisi strutturata su uno dei nodi centrali dell’agroalimentare italiano: la distribuzione del valore tra produzione e distribuzione.