QUANDO LA VITE È TERAPEUTICA. A TORINO IL PROGETTO DELL’OSPEDALE SAN LUIGI DI ORBASSANO
di Alessandro Felis
Nel parco dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano è stata inaugurata Rivìtere, la prima vigna terapeutica integrata all’interno di un ospedale pubblico in Italia. Il nuovo spazio, accessibile e protetto, sarà dedicato alle attività riabilitative all’aperto rivolte a pazienti con disabilità neurologiche e persone affette da patologie oncologiche e croniche. Progettato da Citiculture - startup innovativa che utilizza la viticoltura urbana come strumento di rigenerazione ambientale sociale e culturale - l’impianto nasce con l’obiettivo di affiancare i percorsi di cura tradizionali attraverso il contatto con la natura. I pazienti potranno partecipare ad attività legate alla coltivazione della vite, favorendo movimento, autonomia e relazioni sociali in un contesto terapeutico innovativo e inclusivo.
Realizzato in collaborazione con l’Associazione San Luigi Gonzaga Onlus, con il sostegno di Reale Foundation, Fondazione CRT, Consulta di Torino, Clems Sinistri, il progetto è stato inaugurato alla presenza del vice presidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone.
“Innovare in sanità significa anche immaginare nuovi modi di prendersi cura delle persone. Rivìtere porta dentro l’ospedale un ambiente nel quale gesti semplici e quotidiani - muoversi, prendersi cura di qualcosa, stare con gli altri - diventano parte del percorso di cura. È un’innovazione che mette al centro la persona e la qualità della sua vita, con l’obiettivo di accompagnarla verso una quotidianità più autonoma e ricca e lo fa, in questo caso, attraverso la vigna, una delle eccellenze agricole del nostro territorio di cui è simbolo e patrimonio prezioso” dichiarano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il vice presidente Maurizio Marrone e l'assessore alla Sanità, Federico Riboldi.
Sei sono le aree di vigna hi-tech più uno spazio sensoriale con varietà aromatiche e vegetazione funzionale alle attività terapeutiche e all’incontro fra pazienti, caregiver e personale sanitario. Il principio alla base dell’intervento è portare una parte delle cure fuori dagli spazi tradizionali, in un ambiente nel quale il paziente possa confrontarsi con azioni, stimoli e relazioni più vicini alla vita reale. Attività fisica, equilibrio, coordinazione, manualità, orientamento e autonomia possono così essere esercitati all’interno di azioni concrete, inserite in un contesto naturale sicuro e accessibile
Il vigneto si estende su una superficie di 900 metri quadrati e comprende 390 barbatelle di varietà Piwi, Sauvignon Rytos e Cabernet Volos, fornite dai Vivai Cooperativi Rauscedo. La scelta di vitigni resistenti si inserisce nell’impostazione innovativa del progetto, che affianca alla funzione terapeutica della vigna anche soluzioni tecnologiche per il monitoraggio dell’impianto.
Sono infatti previsti sistemi IoT, sviluppati in collaborazione con la startup PlantZCare, e strumenti per la raccolta dei dati. L’obiettivo è documentare e misurare le attività svolte nello spazio verde, contribuendo alla produzione di evidenze scientifiche sugli effetti dei percorsi di cura e riabilitazione realizzati in ambiente naturale.
La progettazione della vigna è stata sviluppata insieme all’équipe medica dell’Ospedale San Luigi Gonzaga specializzata nella riabilitazione, in modo da adattare spazi e attività alle esigenze dei pazienti.
«Il più potente stimolo al recupero è tornare alla realtà, al mondo vissuto, alla propria vita. Uscire all’aperto, dopo mesi di ricovero e di allettamento, per i pazienti più gravi è una cosa meravigliosa», sottolinea Sabrina Dal Fior, direttore della SCDO Medicina Fisica e Neuroriabilitazione. Il vigneto diventa così uno spazio nel quale la coltivazione della vite entra concretamente nei percorsi riabilitativi, attraverso attività che coinvolgono movimento, manualità, coordinazione e relazione con l’ambiente esterno.
«Il San Luigi ci offre l’opportunità di portare il modello Citiculture in un contesto in cui il valore della persona è centrale», afferma Luca Balbiano, founder e CEO di Citiculture. «La vite è, da sempre, un simbolo di rinascita e resilienza e la nuova vigna terapeutica nasce proprio per mettere la natura al servizio del benessere, creando uno spazio che accompagna i percorsi di cura e favorisce incontro, inclusione e qualità della vita. È il risultato di una collaborazione tra competenze e realtà diverse che hanno scelto di condividere una visione comune: costruire luoghi capaci di generare valore per le persone e per la comunità».