RACCOLTI 2026, DAGLI STATI UNITI ALL’ASIA CENTRALE: GLI EFFETTI DELLA SICCITÀ SUI GRANDI PRODUTTORI

La siccità accompagna la campagna agraria in vaste aree dell’emisfero settentrionale, dagli Stati Uniti alle regioni del Mar Nero fino all’Asia centrale, ma la sua presenza non coincide automaticamente con una riduzione generalizzata dei raccolti. Le condizioni meteorologiche, le superfici seminate, le riserve idriche accumulate nei terreni e la disponibilità di irrigazione stanno producendo risultati molto diversi tra i grandi Paesi produttori.

 

Alla fine di luglio negli Stati Uniti quasi metà del territorio continentale risultava in condizioni di siccità; il raccolto di frumento è stimato in forte calo, ma la situazione è diversa per mais e altri cereali destinati all’alimentazione animale, per i quali USDA continua a prevedere una produzione elevata. In Canada le abbondanti precipitazioni di giugno hanno invece quasi eliminato la siccità dalle Prairie canadesi, la grande area agricola che comprende Alberta, Saskatchewan e Manitoba, mentre persistono condizioni difficili nella British Columbia.

 

Nell’area del Mar Nero, l’Ucraina presenta problemi idrici soprattutto nelle regioni occidentali, senza che le autorità abbiano finora ridimensionato drasticamente le previsioni nazionali. Per la Russia, al contrario, le anomalie meteorologiche sono evidenti ma manca ancora una valutazione ufficiale nazionale delle eventuali perdite produttive. Più a est il Kazakistan continua a esportare grandi quantitativi di cereali e a preparare le scorte foraggere per l’inverno, mentre in Uzbekistan il tema centrale è la crescente necessità di utilizzare in modo più efficiente l’acqua destinata all’irrigazione.

 

Il quadro che emerge è quindi più articolato di una semplice geografia della siccità: per i mercati internazionali sarà determinante capire quanto frumento, mais e oleaginose i principali esportatori riusciranno effettivamente a raccogliere e rendere disponibili nella campagna 2026-27.

 

Stati Uniti, siccità su quasi metà del territorio continentale

 

Alla fine di luglio gli Stati Uniti presentavano uno dei quadri di siccità più estesi tra i grandi produttori agricoli dell’emisfero settentrionale. Secondo Drought.gov, il portale ufficiale del National Integrated Drought Information System, al 28 luglio il 47,89% dei 48 Stati continentali risultava in una delle categorie di siccità del Drought Monitor, con un peggioramento per la terza settimana consecutiva soprattutto nelle Northern Plains e nell’Upper Midwest.

 

L’estensione geografica del fenomeno non può però essere trasformata direttamente in una percentuale di perdita produttiva, perché le principali colture sono distribuite in aree diverse e la campagna 2026 è condizionata anche dalle scelte di semina degli agricoltori.

 

Il caso più significativo è quello del frumento. Nell’Outlook di luglio dell’Economic Research Service dell’USDA, aggiornato sulla base del WASDE del 10 luglio, la produzione statunitense 2026-27 è prevista in calo del 23% rispetto alla campagna precedente. Per l’Hard Red Winter wheat, normalmente la principale classe di frumento prodotta negli Stati Uniti, USDA prevede il raccolto più basso dalla campagna 1957-58, mentre le scorte finali complessive di frumento dovrebbero scendere del 21%, a 722 milioni di bushel.

 

La siccità ha contribuito direttamente alle difficoltà del frumento in importanti Stati produttori, ma non rappresenta l’unica spiegazione del calo. USDA aveva già indicato a maggio che nelle principali aree dell’Hard Red Winter la carenza d’acqua aveva ridotto sia le rese, sia il rapporto tra superficie seminata e superficie effettivamente raccolta. Allo stesso tempo, il rapporto Acreage del National Agricultural Statistics Service del 30 giugno stima per il 2026 soltanto 42,7 milioni di acri seminati a frumento, il 6% in meno rispetto al 2025. Le superfici diminuiscono del 5% per il frumento invernale, del 6% per quello primaverile e del 16% per il duro.

 

Il ridimensionamento del raccolto statunitense deriva quindi dalla combinazione tra minori superfici e condizioni agronomiche sfavorevoli in alcune importanti aree produttive, una distinzione necessaria per non attribuire alla siccità una perdita che ha anche una componente strutturale legata alle scelte colturali.

 

Mais americano, produzione ancora su livelli molto elevati

 

Il quadro cambia considerevolmente passando dal frumento al mais e agli altri cereali foraggeri. Nel rapporto di luglio l’USDA Economic Research Service stima per il 2026-27 una produzione complessiva statunitense di feed grains pari a 420,1 milioni di tonnellate, valore che, se confermato, rappresenterebbe la seconda produzione più elevata mai registrata. Sarebbe inferiore del 6% al risultato eccezionale della campagna precedente, ma superiore del 4% al secondo valore storico più alto, registrato nel 2023.

 

Il mais resta di gran lunga la componente principale di questa produzione e il risultato finale dipenderà dall’andamento meteorologico durante le fasi decisive di formazione della granella. Anche in questo caso, tuttavia, il confronto con il 2025 risente della variazione delle superfici: secondo il National Agricultural Statistics Service (NASS) dell’USDA gli agricoltori statunitensi hanno seminato 95,3 milioni di acri a mais, il 3% in meno rispetto all’anno precedente.

 

La situazione statunitense conferma quindi quanto sia necessario distinguere tra estensione della siccità e risultato produttivo nazionale. Il frumento presenta una contrazione molto consistente, mentre per mais e altri cereali foraggeri le disponibilità previste restano elevate.

 

Canada, la siccità arretra nelle Prairie

 

Il Canada offre un quadro quasi opposto. Le abbondanti precipitazioni di giugno hanno determinato un netto miglioramento nelle Prairie, cuore della produzione cerealicola e oleaginosa canadese.

 

Secondo il Canadian Drought Monitor di Agriculture and Agri-Food Canada, giugno ha portato precipitazioni eccezionalmente abbondanti in ampie aree di Alberta, Saskatchewan e Manitoba. In alcune località sono caduti quantitativi pari a tre volte la norma mensile, determinando una forte riduzione della siccità. Alla fine di giugno condizioni di anomala carenza di precipitazioni interessavano soltanto il 3% della superficie agricola delle Prairie, mentre per la prima volta dal marzo 2020 nessuna area agricola della regione rientrava nelle categorie di siccità da D1 a D4 del Canadian Drought Monitor, che indicano rispettivamente siccità moderata, severa, estrema ed eccezionale.

 

La situazione è diversa nella British Columbia, che rimane la regione canadese maggiormente interessata dalla scarsità d’acqua. A fine giugno condizioni di marcata carenza idrica interessavano l’80% del territorio provinciale e si estendevano al 91% della superficie agricola, con possibili riduzioni delle rese nelle aree maggiormente colpite.

 

Questo forte contrasto territoriale si riflette anche nelle previsioni produttive. Nell’Outlook del 20 luglio Agriculture and Agri-Food Canada stima per cereali e oleaginose una produzione complessiva di 93,25 milioni di tonnellate, contro 98,45 milioni nella campagna precedente, con una resa media attesa di 3,43 tonnellate per ettaro rispetto alle 3,66 del 2025.

 

Il calo deve però essere interpretato alla luce del raccolto eccezionale dello scorso anno: considerando tutte le principali colture da pieno campo, la produzione canadese 2026 è prevista circa il 6% sotto il 2025, ma rimane il 7% superiore alla media degli ultimi cinque anni. Inoltre, in alcune zone del Canada occidentale l’incertezza produttiva è legata all’eccesso di umidità, non alla scarsità d’acqua.

 

Canada, il colza verso 21 milioni di tonnellate

 

Particolarmente significativa è la situazione del colza, una delle produzioni strategiche dell’agricoltura canadese. Statistics Canada indica per il 2026 una superficie seminata record di circa 9,5 milioni di ettari, sostenuta dalle quotazioni favorevoli e dalla forte domanda dell’industria nazionale di trasformazione. Sulla base di queste superfici e delle condizioni agronomiche disponibili fino alla fine di giugno, Agriculture and Agri-Food Canada ha portato la previsione produttiva a 21 milioni di tonnellate.

 

Il raccolto risulterebbe inferiore del 4% rispetto al record del 2025, ma ancora del 12% superiore alla media degli ultimi cinque anni, pari a 18,7 milioni di tonnellate. Anche la trasformazione interna dovrebbe raggiungere un nuovo massimo di 13,5 milioni di tonnellate, grazie all’espansione della capacità industriale e alla domanda di olio destinato anche ai biocarburanti.

 

Il Canada rappresenta quindi un esempio importante per interpretare correttamente la campagna 2026: un raccolto inferiore all’anno precedente non equivale necessariamente a una crisi produttiva, soprattutto quando il confronto avviene con un’annata eccezionale e le produzioni restano nettamente superiori alle medie pluriennali.

 

Ucraina, siccità soprattutto nelle regioni occidentali

 

Nell’area del Mar Nero il quadro diventa più complesso. In Ucraina la scarsità di precipitazioni ha prodotto conseguenze significative in alcune regioni, ma le fonti ufficiali non indicano al momento una crisi nazionale del raccolto.

 

Il Ministero dell’Economia e dell’Ambiente ucraino, all’avvio della campagna di raccolta il 19 giugno, stimava una produzione complessiva di cereali e oleaginose compresa tra 81 e 83 milioni di tonnellate. La componente cerealicola dovrebbe attestarsi tra 60 e 61 milioni di tonnellate, sostanzialmente sui livelli della campagna precedente, con 22-23 milioni di tonnellate di frumento, circa 5 milioni di orzo e oltre 32 milioni di mais. Il Joint Research Centre della Commissione europea, nel rapporto specifico dedicato all’Ucraina pubblicato a giugno, descrive tuttavia una forte differenza tra le regioni. La persistente scarsità di precipitazioni iniziata già in febbraio ha penalizzato i cereali invernali soprattutto nelle regioni occidentali, dove il deficit è continuato durante la primavera e ha determinato un crescente stress idrico nelle fasi riproduttive.

 

Le condizioni sono risultate migliori nelle regioni centrali, meridionali e orientali, dove i cereali invernali hanno beneficiato di una disponibilità idrica più favorevole. Per questo il JRC continua a prevedere rese di frumento tenero e orzo invernale superiori alla media degli ultimi cinque anni, mentre il potenziale produttivo del colza è stato ridotto anche dagli episodi di freddo verificatisi in febbraio e aprile.

 

La siccità ucraina deve quindi essere letta soprattutto su scala regionale. Per il mercato internazionale il dato decisivo sarà la quantità effettivamente esportabile, particolarmente importante considerando che nella campagna 2025-26 l’Ucraina stimava esportazioni per circa 14 milioni di tonnellate di frumento e 25 milioni di mais.

 

Russia, temperature eccezionali ma nessun bilancio nazionale dei danni

 

La Russia richiede ancora maggiore cautela, perché le dimensioni territoriali del Paese e la distribuzione delle principali aree agricole rendono poco significativa qualsiasi interpretazione fondata su un unico dato meteorologico nazionale.

 

Il Centro idrometeorologico russo ha registrato nel giugno 2026 temperature eccezionalmente elevate. Il mese è risultato il secondo giugno più caldo dall’inizio delle osservazioni per l’intera Russia, mentre sulla parte asiatica del Paese e sugli Urali è stato il più caldo mai registrato. In Siberia ha rappresentato il secondo valore più elevato della serie storica.

 

Sugli Urali e in Siberia le temperature hanno raggiunto frequentemente 30-35 °C e oltre, con medie decadali superiori alla norma di 2-8 gradi. Sulla Russia europea, invece, periodi caldi e freddi si sono alternati e la distribuzione delle precipitazioni è risultata molto meno uniforme.

 

Le previsioni stagionali di Roshydromet, il Servizio federale russo per l’idrometeorologia e il monitoraggio ambientale, confermano inoltre un mosaico molto articolato. Già prima dell’estate erano previste per diverse regioni della Russia centrale e meridionale precipitazioni inferiori alla norma in alcuni mesi, mentre altre regioni presentavano condizioni più favorevoli.

 

Al 10 agosto manca però una valutazione ufficiale nazionale sufficientemente consolidata che quantifichi le perdite agricole 2026 direttamente attribuibili alla siccità. Le anomalie climatiche sono quindi documentate, mentre il loro effetto finale sul raccolto cerealicolo deve ancora essere verificato attraverso dati regionali di resa e avanzamento della raccolta.

Considerato il ruolo della Russia nell’export mondiale di frumento, questo sarà uno dei passaggi da seguire con maggiore attenzione nelle prossime settimane.

 

Kazakistan, esportazioni in crescita e scorte foraggere in preparazione

 

Il Kazakistan presenta una situazione diversa da quella che potrebbe essere suggerita da una lettura generalizzata della siccità dell’Asia centrale. Le fonti ufficiali disponibili al 10 agosto non consentono infatti di parlare di una perdita produttiva nazionale significativa già attribuibile alla carenza d’acqua.

 

Il Ministero dell’Agricoltura kazako indica che tra settembre 2025 e il 17 luglio 2026 le esportazioni di cereali e farine espresse in equivalente granella hanno raggiunto 13,5 milioni di tonnellate (un volume che, per rendere l’idea, corrisponde all’incirca all’intera produzione italiana di cereali), il 12,5% in più rispetto ai 12 milioni dello stesso periodo della campagna precedente.

 

La crescita è stata particolarmente consistente verso i mercati dell’Asia centrale e l’Afghanistan: le esportazioni verso l’Uzbekistan hanno raggiunto 5,6 milioni di tonnellate, +37%, quelle verso il Kirghizistan 504.000 tonnellate, con un aumento del 40%, mentre le spedizioni verso l’Afghanistan sono salite del 59%, a 2,2 milioni di tonnellate.

 

Anche la preparazione della base foraggera per l’inverno procede su quantitativi consistenti. Le superfici destinate alle colture foraggere hanno superato i 3,32 milioni di ettari, 243.000 in più rispetto all’anno precedente. Questi dati non escludono criticità idriche locali, ma non giustificano, allo stato attuale, l’attribuzione al Kazakistan di una crisi nazionale del raccolto.

 

Uzbekistan, con 43-45 gradi l’acqua diventa il fattore decisivo

 

Più a sud, in Uzbekistan, il rapporto tra clima e produzione agricola assume caratteristiche differenti perché una parte considerevole delle colture dipende dall’irrigazione. Il 16 luglio il Ministero dell’Agricoltura, sulla base delle previsioni di Uzhydromet, ha avvertito gli agricoltori dell’arrivo di temperature comprese tra 43 e 45 °C, indicando possibili effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo delle colture e raccomandando interventi agronomici specifici per limitare lo stress termico e idrico, in particolare nel cotone.

 

La gestione dell’acqua rappresenta ormai una componente strutturale della programmazione agricola nazionale. Una decisione presidenziale del 5 febbraio 2026 prevede di portare entro il 2028 a 3,5 milioni di ettari le superfici interessate da tecnologie per il risparmio idrico, comprendendo 220.000 ettari a irrigazione a goccia, 110.000 con sistemi a pioggia e 600.000 ettari sottoposti a livellamento laser.

 

L’obiettivo dichiarato dal Ministero delle Risorse idriche è risparmiare 5 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, mentre nel solo 2026 le banche commerciali dovrebbero mettere a disposizione 2.600 miliardi di sum di finanziamenti, circa 185 milioni di euro, per favorire l’introduzione delle nuove tecnologie.

 

Al 10 agosto non è tuttavia disponibile una stima ufficiale nazionale che consenta di quantificare una diminuzione dei raccolti 2026 direttamente attribuibile alla siccità. L’Uzbekistan rappresenta piuttosto il caso di un sistema agricolo nel quale la disponibilità d’acqua e l’efficienza dell’irrigazione stanno diventando sempre più determinanti per mantenere la produzione durante estati caratterizzate da temperature molto elevate.

 

Dal Nord America all’Asia centrale: non esiste una sola siccità

 

Il confronto tra le principali aree agricole extra-Ue dell’emisfero settentrionale mostra quindi situazioni profondamente differenti.

 

Negli Stati Uniti la siccità è geograficamente estesa e ha contribuito alle difficoltà del frumento, ma la diminuzione del raccolto è legata anche alla contrazione delle superfici, mentre mais e altri cereali foraggeri mantengono prospettive produttive elevate.

 

In Canada le abbondanti precipitazioni hanno quasi eliminato la siccità dalle superfici agricole delle Prairie e la produzione delle principali colture, pur inferiore al record del 2025, rimane sopra la media degli ultimi cinque anni. Per il colza, in particolare, la previsione di 21 milioni di tonnellate resta superiore del 12% alla media quinquennale.

 

Nell’area del Mar Nero, l’Ucraina presenta un problema idrico soprattutto regionale, mentre per la Russia le temperature eccezionalmente elevate non sono ancora accompagnate da una quantificazione ufficiale nazionale delle perdite.

In Asia centrale, il Kazakistan continua a esportare cereali a ritmi elevati e prepara una consistente base foraggera, mentre l’Uzbekistan mostra quanto la gestione dell’acqua stia diventando una componente strutturale della competitività agricola.

 

Per i mercati conterà soprattutto quanto prodotto arriverà all’export

 

La dimensione delle aree interessate dalla siccità rappresenta soltanto uno degli elementi da considerare per valutare gli effetti della campagna 2026 sui mercati agricoli internazionali. Conta soprattutto dove si verifica il deficit idrico, quale coltura viene interessata, in quale fase del ciclo produttivo e quale quota della produzione nazionale dipende dalle regioni colpite.

 

Una diminuzione del raccolto può derivare dalle minori rese provocate dalla siccità, dalla riduzione delle superfici seminate oppure dal ritorno a condizioni produttive normali dopo un’annata eccezionale. Il Canada ne offre un esempio evidente: la produzione complessiva è prevista in diminuzione rispetto al 2025, ma rimane nettamente superiore alla media quinquennale.

 

La variabile decisiva per i mercati sarà quindi la quantità effettivamente esportabile di frumento, mais e oleaginose. Stati Uniti, Canada, Russia, Ucraina e Kazakistan occupano posizioni diverse nelle singole commodity, ma insieme rappresentano una componente determinante dell’offerta mondiale.

 

La campagna 2026 conferma così un quadro molto differenziato: saranno le rese effettive, le superfici raccolte, le scorte e soprattutto la disponibilità all’esportazione a determinare gli equilibri dei mercati agricoli nella seconda parte dell’anno.