RASSEGNA STAMPA – MARTEDÌ 3 MARZO 2026
In primo piano la centralità dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità per il futuro del settore agricolo, con la nascita di "Clima e vite", piattaforma digitale volta a supportare i viticoltori piemontesi nella gestione dei rischi climatici. Inoltre si evidenzia il dibattito strategico sulla bioeconomia quale pilastro della resilienza europea e sulle criticità legate ai fondi UE e all'approvvigionamento di materie prime condizionato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Infine si segnalano aggiornamenti normativi dell'Inps sulla riqualificazione dei contratti associativi e un focus sulle positive prospettive di export per il mercato delle fragole italiane.
La Sentinella del Canavese - "Clima e vite", aiuto agli operatori - Nasce Clima e vite, nuova piattaforma digitale a sostegno della produzione (Alfonso Mollo) - È stata presentata a Torino "Clima e vite", una piattaforma digitale gratuita e scientificamente validata per supportare viticoltori e tecnici nella gestione dei rischi derivanti dal cambiamento climatico. Il progetto, promosso dalla Camera di commercio di Torino e coordinato dal Laboratorio chimico camerale con la supervisione del Disafa, offre strumenti pratici per affrontare fenomeni quali siccità, grandinate e maturazioni accelerate. Lo strumento fornisce strategie di adattamento a breve e lungo termine, rimanendo indipendente dai disciplinari DOC e DOCG.
La Sentinella del Canavese - Orsolani: «Uno strumento utile per difendersi meglio dal calore» - In un'intervista Gian Luigi Orsolani, presidente di Confagricoltura Torino, definisce la piattaforma "Clima e vite" uno strumento pratico destinato a diventare un manuale di viticoltura in continuo aggiornamento. Orsolani evidenzia come il cambiamento climatico, pur presentando rischi di stress idrico per i terreni morenici del Canavese, stia paradossalmente migliorando la qualità dei vini locali, riducendo le gelate e rendendo i prodotti più equilibrati. Sottolinea inoltre l'importanza di adottare rapidamente tecnologie e sistemi di irrigazione di soccorso per garantire la resilienza futura.
Il Messaggero - Effetto fragole, le delizie italiane alla conquista del mercato estero (Carlo Ottaviano) - Il comparto delle fragole italiane registra una forte crescita dell'export, con un incremento del 31% in quantità e del 23% in valore nei primi undici mesi dell'anno precedente. Nonostante i prezzi al consumo siano superiori rispetto al 2025 a causa delle anomalie climatiche in Basilicata e Campania, le previsioni per il 2026 restano positive, con un aumento stimato delle superfici coltivate di 250 ettari. L'Austria e la Germania si confermano i principali mercati di sbocco, mentre la produzione si sposta progressivamente verso la coltura protetta, che copre ora l'88% delle superfici.
L'Osservatore Romano - Oltre il fatturato ci sono l'Uomo e la Natura (Giuliano Giulianini) - Fabio Fava, esperto di bioeconomia, illustra le potenzialità di questo meta-settore che in Italia vale oltre 425 miliardi di euro annui, pari a circa il 10% del PIL. La bioeconomia non è solo una "moda green", ma una realtà resiliente radicata nei territori, capace di ridurre le emissioni di CO2 e creare occupazione nelle aree rurali attraverso la valorizzazione di biomasse e scarti. Fava sottolinea l'importanza delle tecnologie digitali e delle biotecnologie per rendere le produzioni primarie più efficienti e resistenti ai cambiamenti climatici.
Il Sole 24 Ore - L'allarme di Farm Europe: «L'agricoltura Ue rischia di perdere 45 miliardi» (Giorgio dell'Orefice) - Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, lancia un allarme sulla gestione di 45 miliardi di euro di fondi UE destinati all'agricoltura, il cui utilizzo è attualmente facoltativo per gli Stati membri. Il rischio è che la mancanza di vincoli crei disparità tra i Paesi europei. Alla preoccupazione per le risorse si aggiunge l'incertezza geopolitica in Medio Oriente: dallo stretto di Hormuz transita il 30% dei fertilizzanti mondiali e l'escalation bellica minaccia di far esplodere i prezzi o causare carenze di approvvigionamento per gli agricoltori.
Italia Oggi - Piccoli coloni come dipendenti (Daniele Cirioli) - L'Inps, con la circolare n. 21/2026, ha fornito nuove istruzioni sulla qualificazione dei contratti di piccola colonia e compartecipazione familiare. L'istituto chiarisce che, qualora manchi l'assunzione del rischio d'impresa in capo al lavoratore il rapporto deve essere riqualificato come lavoro subordinato agricolo alle dipendenze del proprietario del fondo. Sotto il profilo previdenziale questi lavoratori sono equiparati agli operai a tempo determinato (OTD) per quanto concerne l'accredito dei contributi e l'accesso alle prestazioni di disoccupazione e malattia.