RIPRISTINO DELLA NATURA, PER LE IMPRESE AGRICOLE LA SFIDA È CONCILIARE AMBIENTE E PRODUZIONE
Il Piano nazionale apre una nuova fase per la gestione del territorio. Per gli agricoltori sarà determinante capire come verranno applicate le misure, quali impegni comporteranno e come saranno riconosciuti i costi sostenuti dalle aziende.
La tutela della biodiversità e il recupero degli ecosistemi possono diventare parte integrante della gestione agricola, ma la loro attuazione richiede condizioni economiche e operative compatibili con l'attività delle imprese.
È questa una delle questioni più rilevanti che emergono dalla proposta italiana di Piano nazionale di ripristino della natura. Il documento individua obiettivi ambientali di lungo periodo, la cui realizzazione dovrà necessariamente confrontarsi con le caratteristiche produttive dei territori, le esigenze delle aziende e gli strumenti di sostegno disponibili.
Obiettivi ambientali e obblighi aziendali: una distinzione essenziale
Il Regolamento europeo sul ripristino della natura stabilisce obiettivi per gli Stati membri. Non significa, tuttavia, che ogni intervento previsto dal Piano nazionale si traduca automaticamente in un nuovo obbligo per il singolo agricoltore.
La distinzione è importante perché l'attuazione potrà avvenire attraverso strumenti differenti: programmi pubblici, interventi territoriali, accordi volontari, incentivi oppure disposizioni specifiche previste dalla normativa applicabile.
Per le imprese sarà quindi fondamentale conoscere non soltanto gli obiettivi ambientali, ma anche le modalità concrete con cui verranno perseguiti.
Un conto è aderire volontariamente a un intervento sostenuto da un contributo pubblico; diverso è dover modificare la gestione di un terreno in conseguenza di prescrizioni normative o di vincoli territoriali.
Il valore economico della superficie agricola
La questione assume particolare rilievo quando gli interventi possono modificare la destinazione o le modalità di utilizzazione dei terreni.
La superficie agricola costituisce infatti un fattore produttivo dal quale dipendono ricavi, investimenti, organizzazione del lavoro e, in molti casi, la stessa continuità aziendale.
Un'eventuale riduzione della capacità produttiva non può quindi essere valutata esclusivamente in termini di ettari interessati. Occorre considerare il valore delle colture, gli investimenti già effettuati, la disponibilità di alternative e gli effetti economici nel tempo.
Anche le misure che non comportano sottrazione di superficie possono generare costi aggiuntivi, legati alla manutenzione, alla gestione degli interventi o alla modifica delle tecniche produttive.
Per questo la valutazione economica dovrà accompagnare quella ambientale, soprattutto nei territori caratterizzati da agricoltura intensiva e da elevati investimenti per ettaro.
La PAC può sostenere gli interventi, ma serve coordinamento
Una parte degli obiettivi del ripristino ambientale è già presente negli strumenti della Politica agricola comune.
Gli ecoschemi e gli interventi agro-climatico-ambientali remunerano infatti determinate pratiche favorevoli alla biodiversità, alla conservazione del suolo e alla gestione sostenibile delle risorse.
L'integrazione con il Piano nazionale potrà valorizzare questi strumenti, purché siano chiariti i rapporti tra gli impegni già finanziati e quelli eventualmente introdotti in futuro.
Occorrerà evitare che le aziende si trovino a sostenere nuovi costi senza un corrispondente sostegno economico, così come sarà necessario rispettare le regole europee che impediscono di finanziare due volte la medesima spesa o il medesimo impegno.
Un ulteriore aspetto riguarda la programmazione futura della PAC. Gli interventi di ripristino hanno spesso una durata pluriennale e richiedono continuità gestionale: la disponibilità di risorse dovrà quindi essere valutata anche oltre l'attuale periodo di programmazione.
Indennizzi, incentivi e partecipazione delle imprese
Il finanziamento degli interventi rappresenta soltanto una parte della questione. Altrettanto importante sarà definire come riconoscere gli eventuali maggiori costi e i mancati redditi.
Gli incentivi possono favorire l'adesione volontaria delle aziende, mentre le compensazioni assumono particolare rilevanza quando le misure incidono sulle possibilità di utilizzazione dei terreni.
La progettazione degli interventi dovrà inoltre tenere conto delle differenze tra territori. Una misura appropriata in un'area marginale potrebbe produrre effetti economici molto diversi in una zona irrigua ad alta produttività.
Il coinvolgimento delle organizzazioni agricole, dei consorzi irrigui e dei soggetti che operano nella gestione del territorio potrà contribuire a individuare soluzioni efficaci, evitando interventi difficili da mantenere nel tempo.
La riuscita del Piano dipenderà anche da questa capacità di adattamento: riconoscere il ruolo produttivo dell'agricoltura e, nello stesso tempo, valorizzare i servizi ambientali che le imprese possono assicurare attraverso la gestione attiva del territorio.