RISO, LISTINI FERMI ALL’AVVIO DELLA CAMPAGNA. NATALIA BOBBA: «AI RISICOLTORI SERVE REDDITO»

La nuova campagna del riso entra nel vivo, ma le prime quotazioni del risone non mostrano per ora quella ripresa dei prezzi attesa dal mondo produttivo. Alla Borsa Merci di Vercelli il Carnaroli resta tra 625 e 672 euro la tonnellata, l’Arborio tra 530 e 576, il Lungo B tra 300 e 336. Anche a Novara, nella rilevazione del 5 ottobre, i prezzi sono rimasti invariati rispetto alla settimana precedente.

È in questo scenario che Natalia Bobba, presidente dell’Ente Risi, interviene sulla situazione del comparto chiedendo quotazioni in grado di restituire redditività alle aziende. Il giudizio sulle basi di apertura è netto: i prezzi destano preoccupazione mentre i risicoltori devono sostenere costi di produzione elevati.

«Ai risicoltori serve reddito», è il messaggio della presidente, che sollecita una modifica dei listini e richiama l’intera filiera alla necessità di mantenere la produzione risicola italiana economicamente sostenibile.

 

All’inizio di ottobre 2025 le principali piazze non avevano ancora formulato quotazioni per il nuovo raccolto. Quando Vercelli tornò a quotare, il 7 ottobre, il Carnaroli si collocò a 660-721 euro la tonnellata e l’Arborio a 530-577. L’avvio 2026 vede quindi l’Arborio sostanzialmente sugli stessi livelli, mentre il Carnaroli parte più in basso, soprattutto sul valore massimo. La situazione appare delicata anche per le varietà maggiormente esposte alla concorrenza internazionale. A Vercelli Araldo e Lungo B sono quotati tra 300 e 336 euro la tonnellata; a Novara il Lungo B si ferma a 320-336 euro.Nel frattempo il prodotto sta entrando rapidamente nel circuito commerciale. Al 28 settembre i trasferimenti di risone avevano già raggiunto 96.649 tonnellate, il 42% in più rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Un’accelerazione che rende particolarmente importante l’andamento delle prossime sedute delle Borse Merci.

 

Secondo Bobba rispetto alla precedente campagna sono cambiate alcune delle condizioni internazionali che avevano contribuito alla pressione sui prezzi: allora avevano pesato la debolezza del dollaro, i bassi listini internazionali e noli marittimi particolarmente contenuti. Oggi, sostiene la presidente dell’Ente Risi, il quadro è differente, con una rivalutazione del dollaro e costi di trasporto e prezzi del riso importato su livelli superiori.

L’altro fronte riguarda le importazioni. I dati riportati dall’Ente Risi indicano che nell’ultima campagna gli arrivi in Italia sono saliti da 189 mila a 216 mila tonnellate. Ancora più marcata è la crescita della componente entrata senza dazio: da 95 mila tonnellate, pari al 51% del totale, a circa 129 mila, il 60%.

 

Su questo terreno Bobba chiama direttamente in causa il rapporto tra produzione e industria, chiedendo un «patto di filiera vero». Come esempio cita la Spagna, dove la maggiore industria risiera nazionale ha annunciato l'impegno a non acquistare per due anni riso proveniente da Cambogia e Myanmar. Al centro della posizione dell’Ente Risi c’è anche il regime europeo SPG, il Sistema delle Preferenze Generalizzate. Secondo i dati richiamati dalla presidente, oggi il 60% del riso che entra nell’Unione europea beneficia dell’esenzione dal dazio. Per l’Ente questo meccanismo accentua la pressione competitiva esercitata dalle produzioni asiatiche sulla risicoltura europea, in presenza di differenti condizioni produttive, ambientali ed economiche.

 

La richiesta che arriva dall’Ente Risi è quindi duplice: maggiore coesione lungo la filiera e prezzi all’origine capaci di coprire i costi e garantire una remunerazione agli agricoltori. La questione riguarda anche le prossime campagne. Se la coltura non assicura un reddito adeguato, avverte Bobba, le aziende possono orientare le proprie superfici verso alternative agronomiche più convenienti.

 

Le prossime settimane diranno se il mercato raccoglierà il segnale. Per ora l'avvio della campagna consegna due indicazioni: il prodotto si sta muovendo più rapidamente rispetto a un anno fa, mentre i primi listini restano sostanzialmente fermi. È su questa distanza tra dinamica delle vendite e redditività delle aziende che si gioca una parte importante della campagna risicola 2026/27.