SICCITÀ, FIUMI IN CALO E RISERVE IDRICHE RIDOTTE: IN PIEMONTE SETTEMBRE DA RECORD
L'autunno si apre con una disponibilità d'acqua in forte diminuzione in gran parte d'Italia. Al Nord scendono le portate dei fiumi e i livelli dei laghi, mentre al Sud la scarsità di precipitazioni riporta l'attenzione sulla siccità. In Piemonte settembre è stato il più caldo degli ultimi settant'anni e le riserve idriche superficiali risultano inferiori del 49% alla media del periodo.
È quanto emerge dall'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche del 6 ottobre, i cui dati trovano conferma, per il Piemonte, nelle rilevazioni pubblicate il 5 ottobre da Arpa Piemonte.
Il mese di settembre ha registrato precipitazioni particolarmente scarse. In Sardegna, Puglia e Abruzzo diverse aree hanno accumulato meno del 20% delle piogge abituali. La situazione è differente nei territori che dispongono di riserve accumulate durante la primavera: in Basilicata gli invasi trattengono ancora 182,89 milioni di metri cubi, oltre 100 milioni in più rispetto allo scorso anno. In Puglia i bacini foggiani conservano 98,12 milioni di metri cubi, contro i 53,49 milioni del 2025.
In Piemonte il quadro è particolarmente significativo
Secondo Arpa, settembre ha registrato un deficit pluviometrico del 66% sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino, risultando tra i dieci mesi di settembre più asciutti degli ultimi settant'anni. La temperatura media regionale ha raggiunto 18,4 °C, superando di 3,6 gradi la norma climatica.
Le portate dei corsi d'acqua sono diminuite in quasi tutta la regione. L'Osservatorio ANBI segnala, nelle rilevazioni settimanali, un deficit del 79% per il Tanaro e del 71% per la Toce. Il quadro mensile di Arpa conferma la sofferenza idrica: il Tanaro a Montecastello presenta una portata inferiore del 56% alla media del periodo e il Po a Isola Sant'Antonio del 49%.
L'anno idrologico 2025-2026 si è concluso in Piemonte con precipitazioni inferiori del 26% alla norma 1991-2020. Le risorse superficiali accumulate negli invasi e nel Lago Maggiore risultano complessivamente inferiori del 49% alla media stagionale.
Anche nel resto del bacino padano la disponibilità idrica continua a diminuire
Il lago Maggiore presenta un riempimento del 18%, quello di Como del 28,8% e il Garda del 43,6%. In Veneto le portate risultano inferiori alla media del 54% per l'Adige e del 65% per il Brenta. Il Po, a Pontelagoscuro, registra appena il 37% della portata media del periodo.
La scarsità d'acqua assume particolare rilevanza per l'agricoltura in vista delle semine autunnali. Le condizioni di umidità dei terreni influenzano la preparazione dei letti di semina e la germinazione dei cereali autunno-vernini, mentre il recupero delle riserve superficiali e sotterranee dipenderà dall'andamento delle precipitazioni nei prossimi mesi.
ANBI richiama la necessità di potenziare le infrastrutture di accumulo. Il direttore generale Massimo Gargano ribadisce l'importanza di realizzare nuovi invasi anche nelle regioni alpine, per garantire maggiore disponibilità idrica alle attività produttive.
La questione riguarda la capacità di trattenere e utilizzare l'acqua nei periodi di abbondanza, rendendola disponibile durante le fasi siccitose. Una prospettiva che coinvolge direttamente la programmazione irrigua, la gestione dei bacini e la sicurezza delle produzioni agricole.