UE–MERCOSUR: IRA DI COPA-COGECA, SOSTEGNO DAL MONDO DEL VINO

L’annuncio dell’applicazione provvisoria del pilastro commerciale dell’accordo UE–Mercosur ha suscitato reazioni immediate e fortemente differenziate tra organizzazioni agricole, mondo politico e comparti industriali.

 

Copa-Cogeca: “Un ulteriore colpo all’agricoltura europea”

 

Copa e Cogeca, riunite ieri a Bruxelles nei rispettivi Praesidia, definiscono la decisione della Commissione “un ulteriore colpo all’agricoltura europea” e un segnale di mancanza di considerazione verso le preoccupazioni espresse da anni insieme a organizzazioni ambientaliste, sindacati e associazioni dei consumatori.

Nel comunicato diffuso dopo l’annuncio le organizzazioni sottolineano che le criticità non riguardano soltanto l’aumento dei volumi di importazione – con pressioni su settori sensibili come carne bovina, pollame e zucchero – ma anche le persistenti asimmetrie negli standard di produzione, nei requisiti ambientali, nelle norme sul benessere animale, nell’uso dei fitosanitari e nelle regole sul lavoro.

Copa-Cogeca richiama inoltre la recente relazione di audit della DG SANTE sulla carne bovina e il tema del continuo utilizzo di ormoni, elementi che, secondo le organizzazioni, rafforzano le preoccupazioni sia dei produttori sia dei consumatori europei.

 

Particolarmente critica la valutazione politica: l’applicazione provvisoria viene giudicata in contraddizione con le assicurazioni secondo cui un accordo di tale portata non sarebbe stato attuato senza un consenso parlamentare esauriente, soprattutto dopo il voto di deferimento alla Corte di Giustizia. Le organizzazioni evidenziano che la politica commerciale non può procedere a scapito di un settore agricolo già sotto pressione per l’aumento dei costi di produzione, le sfide climatiche e la volatilità dei mercati, e avvertono che la scelta rischia di erodere ulteriormente la fiducia delle comunità rurali nelle istituzioni europee.

 

Cia: rischio per fiducia dei consumatori e filiera zootecnica

 

In Italia Cia–Agricoltori Italiani esprime una posizione fortemente critica. Il presidente nazionale Cristiano Fini definisce l’avvio dell’applicazione provvisoria “un cortocircuito istituzionale inaccettabile”, sostenendo che il Brasile non sarebbe pronto a garantire pienamente gli standard UE di sicurezza alimentare.

Cia ribadisce che l’apertura delle aree di libero scambio deve avvenire a parità di regole sugli standard produttivi, ambientali e sanitari. Secondo l’organizzazione, il bene più prezioso costruito negli anni è la fiducia dei consumatori verso i prodotti italiani; eventuali criticità legate a carne d’importazione non adeguatamente controllata potrebbero compromettere consumi e redditività.

Il comparto zootecnico nazionale, con un fatturato superiore ai 20 miliardi di euro, viene indicato come asset strategico esposto a rischi significativi in caso di ingresso a dazio zero senza attivazione preventiva delle clausole di salvaguardia e controlli frontalieri serrati.

 

Il sostegno di Unione Italiana Vini, Federvini e dell’industria

 

Di segno opposto la posizione del comparto vino e spiriti. Federvini accoglie con favore l’avvio dell’applicazione provvisoria, definendolo un passaggio che rafforza la competitività del Made in Italy agroalimentare e apre nuove opportunità in un’area di oltre 260 milioni di consumatori.

Il presidente Giacomo Ponti parla di “opportunità strategica per diversificare i mercati di destinazione”, sottolineando come la progressiva eliminazione di dazi elevati e la tutela delle indicazioni geografiche possano consolidare la presenza italiana.

Analoga la valutazione di Unione Italiana Vini. Il presidente Lamberto Frescobaldi  considera l’entrata in vigore provvisoria un segnale di sostegno alle imprese attraverso l’apertura di nuovi mercati. Frescobaldi richiama la necessità di un piano straordinario di promozione dell’export, in sinergia con Governo e Ice, per cogliere le opportunità derivanti dalla riduzione dei dazi fino al 27% sui vini fermi e al 35% sugli spumanti in Brasile.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, evidenzia l’urgenza di accelerare l’entrata in vigore, definendola un possibile volano per il Made in Italy in una fase di rallentamento dell’export.

 

Un confronto strutturale sul modello agricolo europeo

 

Le reazioni confermano la natura strutturalmente divisiva dell’accordo. Da un lato le organizzazioni agricole che temono squilibri competitivi e carenze di reciprocità; dall’altro, comparti esportatori e industria che vedono nell’intesa uno strumento per rafforzare la presenza europea nei mercati globali.

 

L’applicazione provvisoria non chiude il confronto politico e giuridico. La verifica della Corte di Giustizia e l’eventuale attivazione delle clausole di salvaguardia costituiranno passaggi decisivi per valutare la compatibilità tra apertura commerciale, tutela delle filiere sensibili e coerenza con gli standard ambientali e sanitari europei.