VINI DEALCOLATI AL VINITALY PER UN SEGMENTO IN CRESCITA
Con la 58ª edizione di Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, debutta in forma strutturata la NoLo - Vinitaly Experience, la nuova area dedicata ai vini a bassa o nulla gradazione alcolica, realizzata in collaborazione con Unione Italiana Vini. Non si tratta più di un progetto pilota: il segmento NoLo entra ufficialmente nel cuore della principale fiera enologica italiana, segnando un passaggio da fenomeno pionieristico a priorità di settorew.
L'area, allestita al secondo piano del Palaexpo, riunisce 25 aziende aderenti al progetto: 13 espositori diretti (tra cui Zonin, Valdo Spumanti, Pizzolato, Colli Ripani, Mack & Schuhle Italia e VasonGroup) e 12 cantine con 28 etichette raccolte nell'Enoteca cocktail bar, fruibili in purezza o in chiave mixology. Il programma prevede masterclass, convegni e degustazioni guidate lungo tutti e quattro i giorni di fiera, con focus su tecnologie produttive, posizionamento commerciale e nuove occasioni di consumo.
Il contesto di mercato che motiva questa scelta è definito da numeri solidi. Secondo l'Osservatorio di Unione Italiana Vini il comparto NoLo vale circa 2,4 miliardi di dollari a livello globale e potrebbe raggiungere i 3,3 miliardi entro il 2028, rappresentando uno dei pochi segmenti in crescita in un mercato del vino complessivamente in rallentamento. A trainare la domanda sono i mutati stili di vita, l'attenzione alla salute e la ricerca di alternative al consumo alcolico, fenomeno particolarmente marcato tra le generazioni Z e Millennial. L'Italia arriva a questa partita con un ritardo accumulato per ragioni normative, ora in buona parte superato. Alla fine del 2025 il decreto interministeriale MEF-MASAF ha definito il quadro fiscale che regola lo smaltimento della soluzione idroalcolica, l'alcol sottratto nel processo di dealcolazione, consentendo ai produttori italiani di operare finalmente in condizioni di parità rispetto ai competitor europei, già operativi da qualche anno. Prima di questo intervento i vini dealcolati presenti nel mercato italiano provenivano prevalentemente da Germania e Francia.
Il mercato italiano dei vini No-Low vale oggi circa 3,3 milioni di euro, ma le proiezioni indicano una crescita fino a 15 milioni entro quattro anni. Un punto di partenza ancora contenuto, ma con dinamiche espansive significative, in particolare nel comparto degli spumanti zero alcol. Permangono tuttavia vincoli strutturali rilevanti. I vini a denominazione DOP e IGP restano esclusi dalla dealcolazione totale, con la conseguenza che il segmento NoLo si sviluppa prevalentemente su vini varietali o generici. Questo limite mantiene una netta separazione tra il sistema delle indicazioni geografiche e il mercato dei dealcolati, con implicazioni ancora aperte sul piano identitario e commerciale.
Sul piano tecnico la produzione di vini NoLo di qualità richiede competenze specifiche. I processi di dealcolazione – distillazione sottovuoto, osmosi inversa, colonne a cono rotante – incidono su struttura, corpo e componente aromatica, imponendo agli enologi una revisione dell'approccio già dalla gestione del vigneto. Le uve destinate alle basi da dealcolare richiedono profili aromatici più marcati e un equilibrio accurato tra zuccheri e acidità, per compensare le perdite qualitative indotte dal trattamento tecnologico. L'Italia è anche leader nelle tecnologie per l'enologia e l'imbottigliamento e lavora da tempo sulle innovazioni per il processo di dealcolazione: per ottenere vini dealcolati di qualità è necessario un approccio enologico integrato.
Vinitaly 2026 si inserisce quindi come acceleratore di una filiera ancora in costruzione. L'area NoLo – Vinitaly Experience intercetta una trasformazione profonda che sta rimescolando le carte del mercato interno e delle rotte internazionali, con la fiera di Verona che si conferma termometro delle tendenze in atto. Per le imprese vitivinicole italiane il segmento NoLo rappresenta soprattutto una leva di diversificazione verso mercati esteri già maturi su questo fronte, con la possibilità, ora concreta, di trattenere valore aggiunto e competenze tecnologiche in Italia.