VINO ITALIANO, NUMERI SOLIDI PER SFIDE STRUTTURALI

Nel contesto delle iniziative promosse da Confagricoltura al Vinitaly di Verona un incontro tecnico dedicato al quadro economico del comparto vitivinicolo ha offerto un momento di analisi puntuale, centrato sui dati presentati da Tiziana Sarnari di Ismea. L’introduzione di Palma Esposito, responsabile dell’ufficio vitivinicolo della Direzione economica di Confagricoltura, ha collocato il confronto all’interno delle attività di approfondimento economico avviate dall’organizzazione con l’obiettivo di supportare le imprese in una fase di transizione complessa.


Il comparto vitivinicolo a livello mondiale sta attraversando una trasformazione strutturale determinata da variabili convergenti. Tra i fattori interni emergono il cambiamento dei modelli di consumo, la crescente attenzione alla sostenibilità e la necessità di rimodulare l’offerta produttiva. Sul versante esterno incidono invece l’instabilità geopolitica, le tensioni commerciali e la presenza di barriere che limitano gli scambi e comprimono la competitività internazionale.  

 

All’interno di questo scenario – ha spiegato Sarnari -  il nostro paese  mantiene una posizione di primo piano, ma con dinamiche che richiedono un’analisi articolata. Nel 2025 l’Italia si conferma primo produttore mondiale e primo esportatore in volume, mentre resta al secondo posto in valore dietro la Francia e al terzo per consumi. Le esportazioni raggiungono i 21 milioni di ettolitri per un valore di 7,8 miliardi di euro, a fronte di una produzione complessiva di circa 44 milioni di ettolitri (+1%).  

 

Il sistema produttivo presenta una struttura ampia ma frammentata: 241 mila imprese viticole, 29 mila aziende vinificatrici e una superficie investita pari a 681 mila ettari. Più del 55% del vino è prodotto da cooperative, elemento che evidenzia il peso della dimensione associativa nella fase di trasformazione e commercializzazione.  Dal punto di vista economico il fatturato complessivo del comparto si attesta intorno ai 14 miliardi di euro, pari a circa il 10% del fatturato agroalimentare nazionale. Sul lato della domanda interna i consumi sono stimati in circa 21 milioni di ettolitri, con un consumo pro capite di 36 litri annui.  

 

Un elemento centrale emerso nella relazione riguarda la composizione qualitativa dell’offerta. Le produzioni a Indicazione Geografica (DOP e IGP) rappresentano il 63% del valore complessivo, mentre il peso medio delle IG certificate sulla produzione si attesta al 56%. Questo dato conferma il ruolo delle certificazioni come leva competitiva, anche se associata a una crescente pressione promozionale: circa il 30% del vino venduto transita attraverso promozioni nella grande distribuzione organizzata.  

 

Particolarmente rilevante è l’analisi della dinamica degli spumanti. Nel 2025 il segmento registra una produzione stimata di 7,7 milioni di ettolitri, con incrementi significativi nell’ultimo decennio: +68% nella produzione, +64% nell’export e +60% nei consumi. Pur rappresentando il 15% dei volumi, gli spumanti generano il 25% del valore, indicando una maggiore capacità di valorizzazione economica rispetto ad altre tipologie.  

 

Accanto a queste dinamiche la relazione ha evidenziato ulteriori direttrici di sviluppo che incidono sulle strategie del settore. In particolare, assume crescente rilevanza l’enoturismo quale leva di valorizzazione economica e territoriale, mentre sul fronte internazionale si segnalano opportunità nei mercati emergenti, in particolare nell’area del Mercosur e in India, pur in presenza di criticità legate a barriere commerciali. Si osserva anche un progressivo adeguamento dell’offerta verso vini a minor tenore alcolico, in risposta all’evoluzione dei modelli di consumoQuesta evoluzione si inserisce in una più ampia rimodulazione produttiva. Nell’arco degli ultimi dieci anni la quota dei vini bianchi è passata dal 53% al 62% della produzione totale, mentre i rossi sono scesi dal 45% al 36%. Un cambiamento che riflette sia le preferenze dei consumatori sia l’adattamento del sistema produttivo, anche attraverso interventi strutturali sui vigneti.  

 

Sul piano strutturale, infatti, oltre il 51% delle superfici vitate ha beneficiato delle misure di ristrutturazione e riconversione dell’OCM vino, pari a circa 350 mila ettari. Contestualmente la superficie vitata nazionale ha registrato una contrazione del 14% negli ultimi 25 anni, accompagnata da un processo di concentrazione e specializzazione varietale. Tra le tendenze più evidenti si segnala la crescita di alcune varietà legate a segmenti di mercato dinamici. Il vitigno Glera, base del Prosecco, ha registrato un incremento superiore al 300% negli ultimi vent’anni, contribuendo in modo determinante all’espansione degli spumanti. Parallelamente si osservano aumenti per Pinot Grigio, Chardonnay, Primitivo e Moscato Bianco, mentre il Sangiovese, pur in contrazione, rimane la varietà più diffusa.  

 

Un ulteriore elemento riguarda la diffusione del biologico: circa 129 mila ettari, pari al 19% della superficie totale, con punte significativamente superiori alla media nazionale in regioni come Toscana (38%) e Sicilia (35%).  

 

Nel complesso i dati evidenziano un settore che mantiene una forte presenza internazionale ma che opera in un contesto molto competitivo, trasformazioni della domanda e necessità di adeguamento strutturale. La tenuta del posizionamento italiano dipende quindi dalla capacità di continuare a intervenire sulla qualità, sull’organizzazione dell’offerta e sull’evoluzione dei modelli produttivi.