VITICOLTURA, IL PROGETTO CLIMA.VIT.ER PUNTA SU TECNICHE INTEGRATE PER AFFRONTARE GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
L’aumento delle temperature, la crescente frequenza degli eventi estremi e la modifica dei tempi di maturazione delle uve stanno cambiando il modo di fare viticoltura. Per rispondere a queste criticità è stato avviato CLIMA.VIT.ER – Strategie Innovative per una Vitivinicoltura Sostenibile e Resiliente al Cambiamento Climatico, progetto coordinato da Ri.Nova nell’ambito del CoPSR Emilia-Romagna 2023-2027, con il sostegno del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Ri.Nova è una società cooperativa di ricerca applicata con sede a Cesena, nata dall’integrazione delle esperienze del CRPV (Centro Ricerche Produzioni Vegetali) e di Alimos. Opera nel trasferimento dell’innovazione nei settori dell’agricoltura, dell’agroalimentare e dell’ambiente, coordinando progetti di ricerca finanziati a livello regionale, nazionale ed europeo in collaborazione con università, centri di ricerca, imprese e cooperative agricole.
L’iniziativa coinvolge, oltre a Ri.Nova, Astra Innovazione e Sviluppo, Terre Cevico, Caviro, Riunite & CIV, Cantina Sociale di San Martino in Rio, Terremerse, Dinamica e numerose aziende agricole distribuite sul territorio regionale. Il progetto affronta uno dei temi oggi più rilevanti per la viticoltura: individuare tecniche capaci di limitare gli effetti dello stress termico, preservando qualità delle uve e caratteristiche dei vini.
Sul fronte agronomico la sperimentazione riguarda pratiche di gestione della chioma, quali potatura tardiva, cimatura e defogliazione post-invaiatura, abbinate all’impiego di prodotti riflettenti quali il caolino e il pinolene per ridurre il surriscaldamento dei grappoli. Vengono anche valutate tecniche di gestione conservativa del suolo, attraverso cover crops e leguminose autoriseminanti, con l’obiettivo di migliorare fertilità e disponibilità idrica.
La ricerca interessa anche la fase enologica, con prove dedicate alla gestione delle uve provenienti da annate particolarmente calde mediante l’impiego di lieviti selezionati e protocolli finalizzati a contenere il grado alcolico e preservare l’acidità naturale dei vini.
Le prove sperimentali sono state condotte nelle campagne 2025 e 2026 in diversi areali viticoli dell’Emilia-Romagna e nel centro sperimentale di Tebano (Ravenna). Le prime osservazioni indicano risultati promettenti per l’impiego del caolino e per alcune tecniche di gestione della chioma, soprattutto quando applicate in modo integrato piuttosto che singolarmente.
Tecniche già note, ma da adattare alle condizioni locali
Dal punto di vista scientifico gli strumenti oggetto della sperimentazione non costituiscono una novità assoluta. Potatura tardiva, defogliazione, caolino, gestione del suolo e protocolli enologici specifici sono già descritti nella letteratura internazionale come possibili strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
L’aspetto di maggiore interesse del progetto consiste piuttosto nella verifica della loro efficacia in condizioni produttive reali e nella definizione di protocolli integrati adattabili ai diversi ambienti viticoli dell’Emilia-Romagna.
Si tratta di un approccio coerente con la ricerca applicata, che punta a trasferire rapidamente alle imprese soluzioni già disponibili ma ancora da validare su scala territoriale.
Una ricerca utile per un comparto in trasformazione
L’interesse di CLIMA.VIT.ER risiede soprattutto nella capacità di mettere in rete ricerca, imprese cooperative e aziende agricole per affrontare un problema destinato ad accompagnare la viticoltura nei prossimi decenni.
In un contesto climatico caratterizzato da estati sempre più calde, anticipi di maturazione e crescente pressione sugli equilibri qualitativi delle produzioni, la ricerca applicata rappresenta uno degli strumenti più concreti per individuare soluzioni tecnicamente sostenibili e realmente adottabili dalle imprese.