NOCCIOLETI PIEMONTESI, IL CALDO RIDIMENSIONA LE ATTESE. PRODUZIONE INFERIORE A QUANTO PREVISTO A FINE MAGGIO
Dopo un avvio di stagione che lasciava presagire una campagna molto positiva, la corilicoltura piemontese deve ora fare i conti con gli effetti di un’estate caratterizzata da grandinate, temperature eccezionalmente elevate e fenomeni di stress idrico. Le prospettive produttive restano per ora sicuramente migliori rispetto al difficile 2025, ma le aspettative formulate fino alla fine di maggio sono state progressivamente ridimensionate. A fare il punto è Gianluca Griseri, tecnico corilicolo e titolare di Nocciolo Service, che descrive una situazione molto differenziata da zona a zona e ancora in evoluzione, a pochi giorni dall’inizio della raccolta.
“Fino alla fine di maggio - spiega Griseri - le prospettive erano decisamente favorevoli. L’inverno aveva garantito un adeguato accumulo di ore di freddo, indispensabili soprattutto per la varietà Tonda Gentile, mentre piogge e nevicate avevano assicurato una buona disponibilità idrica. Tutti gli indicatori facevano pensare a una produzione abbondante”.
Il quadro è cambiato con l’arrivo dell’estate. Alle grandinate dei primi di giugno è seguito un lungo periodo con temperature superiori ai 35 gradi, protrattosi per diverse settimane. “Le piante, soprattutto negli impianti sprovvisti di irrigazione, sono entrate in una condizione di forte stress - osserva Griseri - con ustioni fogliari e difficoltà fisiologiche aggravate da precipitazioni spesso violente ma poco efficaci nel ristabilire le riserve idriche dei terreni”.
Tra gli effetti più evidenti vi è la costante della cascola, la caduta anticipata delle nocciole prima della raccolta. ”Si tratta di un fenomeno multifattoriale - precisa Griseri - determinato dalla combinazione di elevate temperature, stress idrico, eventi meteorologici intensi e, in molte aree, anche dai danni provocati dalle cimici. La cascola, però, non si è manifestata ovunque con la stessa intensità: ci sono zone dove è stata contenuta e altre dove ha inciso pesantemente sulla produzione”.
Secondo il tecnico una differenza significativa emerge anche tra gli impianti di diversa età. I noccioleti più giovani hanno generalmente reagito meglio alle condizioni climatiche estreme, mentre quelli più vecchi hanno evidenziato perdite più consistenti. In alcune aree, inoltre, il vento ha provocato la rottura di rami e l’ulteriore caduta anticipata dei frutti.
“È ancora presto per formulare una stima quantitativa attendibile - sottolinea Griseri - ma è evidente che oggi le prospettive produttive sono inferiori a quelle che si potevano ipotizzare alla fine di maggio. Molto dipenderà da come evolverà il meteo nelle prossime settimane e dall’eventuale arrivo di nuovi temporali o grandinate”.
Accanto alle criticità legate al meteo Griseri richiama l’attenzione su un problema strutturale della corilicoltura piemontese: l’elevata presenza, soprattutto nelle Langhe, di noccioleti con oltre quarant’anni di età. “Sono impianti che producono sempre meno e che avrebbero bisogno di essere rinnovati. Il problema è che l’estirpo, il reimpianto e i cinque-sei anni necessari per il ritorno alla piena produzione comportano investimenti molto elevati”.
Per questo motivo il tecnico auspica un intervento pubblico dedicato al comparto. “Servirebbe un piano straordinario regionale per favorire il rinnovo dei noccioleti, analogo a quello che negli anni ha sostenuto il reimpianto dei vigneti. Sarebbe un investimento strategico per mantenere competitiva una delle principali produzioni agricole del Piemonte”.
Guardando al futuro Griseri evidenzia infine come il cambiamento climatico renda sempre più importanti le scelte varietali, l’adeguato inserimento degli impollinatori e l’innovazione tecnica. Proprio in questa campagna sono state avviate prove di impollinazione artificiale per verificarne gli effetti sull’allegagione e sulla produttività dei noccioleti, risultati che potranno offrire indicazioni utili per affrontare le sfide delle prossime annate.