SICCITÀ, IL PO A TORINO PERDE OLTRE L’80% DELLA PORTATA. DEFICIT IDRICO MARCATO IN GRAN PARTE DEL PIEMONTE

I nuovi dati ARPA di ieri 11 agosto confermano la persistenza della crisi idrica. Piogge temporalesche insufficienti a ricostituire le riserve, temperature ancora 3-4 °C sopra la norma e portate fortemente ridotte nei principali corsi d’acqua. Il Novarese-Vercellese resta in deficit moderato, mentre gran parte dei comprensori irrigui piemontesi è in deficit marcato.

 

Nella foto: il Tanaro ieri (11 agosto) a Ponte di Nava (Cn)


La siccità piemontese entra nella seconda metà dell’estate con portate fluviali ancora fortemente inferiori ai valori climatici di riferimento e con un bilancio idrico agricolo che rimane critico in gran parte della regione. Il nuovo Bollettino idro-meteorologico settimanale di ARPA Piemonte, emesso l’11 agosto, fotografa una settimana con temperature superiori di 3-4 °C alla media e appena 13,8 millimetri di precipitazione media regionale, concentrata soprattutto nelle aree montane e pedemontane occidentali.

Le piogge temporalesche hanno quindi prodotto un beneficio localizzato, senza modificare sostanzialmente la disponibilità d’acqua per il sistema agricolo. ARPA classifica infatti lo stato idrico come moderatamente deficitario nel Novarese-Vercellese e marcatamente deficitario nel resto del PiemonteÈ un quadro che conferma e aggiorna la progressione della crisi. Già a giugno il Tanaro mostrava portate estremamente ridotte e il Po torinese si trovava su livelli molto bassi; a luglio le difficoltà si erano estese alla gestione della stagione irrigua, con turnazioni nei comprensori risicoli e crescenti problemi per mais, foraggere e pascoli.

 

Il Po a Torino: circa l’83% in meno della media storica


Il dato più significativo riguarda il Po a Torino. Nel bollettino settimanale ARPA la portata media degli ultimi sette giorni è pari a circa 39,2 metri cubi al secondo, con una media mensile di 38,5 metri cubi al secondo, contro una media storica di 225,8 metri cubi al secondoIl confronto indica una portata corrente inferiore di circa l’83% rispetto al riferimento storicoAnche più a monte la situazione rimane difficile. A San Sebastiano la portata settimanale è di 16,5 metri cubi al secondo contro una media storica di 42,9: lo scarto supera il 60%. Il bollettino idrologico giornaliero del 10 agosto conferma la debolezza del sistema fluviale: il Po a Torino ha registrato una portata giornaliera media di 30,2 metri cubi al secondo, mentre a Isola Sant’Antonio la media giornaliera si è attestata a 39,1 metri cubi al secondo. Sono valori che acquistano particolare significato se letti insieme all’evoluzione osservata nelle settimane precedenti. A metà luglio il Piemonte era già indicato come uno degli epicentri della crisi idrica settentrionale, mentre nel settore risicolo la riduzione della risorsa aveva imposto turnazioni nella distribuzione irrigua.

 

Sesia e Tanaro ancora molto sotto la norma

 

La scarsità interessa numerosi bacini. Il Sesia a Palestro presenta una portata media settimanale di 13,6 metri cubi al secondo contro una media storica di 62,3: la disponibilità risulta quindi inferiore di circa il 78%Sul Tanaro a Montecastello ARPA rileva 11,2 metri cubi al secondo nell’ultima settimana, mentre la media mensile è scesa a 10 metri cubi al secondo, rispetto a una media storica di 30,2. Lo scarto della media mensile rispetto al riferimento storico è quindi prossimo al 67%A Farigliano il Tanaro mostra condizioni relativamente migliori, ma comunque deficitarie: 25,1 metri cubi al secondo nell’ultima settimana contro 36,4 della media storica.

Particolarmente ridotta anche la portata del Varaita a Polonghera, pari a 0,5 metri cubi al secondo contro 1,7 della media storica.

Una situazione diversa emerge invece dalla Dora Baltea a Tavagnasco, che beneficia maggiormente dell’alimentazione alpina: la portata settimanale di 122,5 metri cubi al secondo è sostanzialmente in linea, e leggermente superiore, al valore storico di 119,5.

 

Agosto parte con poche precipitazioni

 

Il problema non riguarda soltanto i fiumi. Nei primi giorni di agosto le precipitazioni sono rimaste molto lontane dai quantitativi medi mensili. Tra il 3 e il 9 agosto sono caduti mediamente 13,8 millimetri sull’intero bacino regionale e dall’inizio del mese il totale ha raggiunto 15,4 millimetri, a fronte di una media climatica mensile di 82,8 millimetri. La distribuzione territoriale è inoltre molto irregolare. Il Piemonte occidentale ha ricevuto 23,7 millimetri nell’ultima settimana, mentre quello orientale si è fermato a 8,7 e quello meridionale a 9,2 millimetri. La natura prevalentemente temporalesca delle precipitazioni limita ulteriormente il loro contributo alla ricostituzione delle riserve. È un aspetto particolarmente importante per l’agricoltura: la quantità registrata dal pluviometro non coincide automaticamente con l’acqua effettivamente immagazzinata nel suolo e resa disponibile agli apparati radicali. Infiltrazione, ruscellamento, evapotraspirazione, struttura e sostanza organica del terreno diventano determinanti nella risposta delle colture allo stress idrico.

 

Il caldo continua ad aumentare la domanda d’acqua

 

Alla scarsità delle precipitazioni si aggiunge l’anomalia termica. Nell’ultima settimana le temperature sono risultate 3-4 °C superiori alla media climatologica su tutto il PiemonteARPA prevede valori ancora superiori alla norma, sempre nell’ordine di 3-4 °C, anche nella settimana in corso. Le precipitazioni previste saranno prevalentemente convettive e interesseranno soprattutto Alpi e aree pedemontane occidentali. Temperature elevate significano maggiore evapotraspirazione e quindi incremento della domanda irrigua proprio mentre diminuisce la disponibilità nei corsi d’acqua. Per la settimana successiva ARPA prospetta un possibile miglioramento meteorologico, con temperature più vicine alla norma e precipitazioni complessivamente più prossime alle medie del periodo. Il recupero previsto, tuttavia, appare insufficiente a chiudere rapidamente il deficit accumulato.

 

Per l’agricoltura la questione diventa la disponibilità di fine stagione

 

Il dato più importante per le aziende agricole è quindi la persistenza dello squilibrio tra acqua disponibile e fabbisogno delle colture.

Il bollettino ARPA mantiene infatti il deficit moderato nel Novarese-Vercellese, mentre nelle altre principali aree irrigue prevale il deficit marcato. Nella settimana successiva anche Canavese e Valli di Lanzo dovrebbero collocarsi in deficit moderato, mentre le altre zone rimarrebbero in condizioni marcatamente deficitarie. È la fase della stagione nella quale la disponibilità d’acqua conserva un peso economico elevato. Mais e altre colture primaverili-estive devono completare il ciclo produttivo; prati e pascoli devono ricostituire almeno in parte la produzione foraggera; la risicoltura piemontese deve accompagnare le colture verso la maturazione dopo settimane caratterizzate da una gestione particolarmente difficile delle portate. A fine luglio, nel Vercellese e nel Biellese, erano già state segnalate perdite molto consistenti nei pascoli e nel mais, mentre nei comprensori risicoli le turnazioni irrigue avevano comportato sospensioni dell'erogazione fino a sette giorni.

 

La fotografia dell’11 agosto rafforza quindi un elemento emerso progressivamente durante tutta l’estate 2026: la crisi piemontese riguarda ormai meno il singolo episodio meteorologico e sempre più il bilancio stagionale della risorsaLe piogge temporalesche possono temporaneamente aumentare alcune portate e ridurre lo stress delle colture, ma non compensano automaticamente mesi di deficit. Per il sistema agricolo diventano centrali la capacità di accumulo, la regolazione delle risorse superficiali, l’efficienza delle reti irrigue e la capacità dei terreni di trattenere l’acqua.

 

È la stessa prospettiva che avevamo evidenziato nei mesi scorsi analizzando gli investimenti irrigui e l’aumento della capacità di regolazione del Lago Maggiore: la sicurezza idrica dell’agricoltura padana richiede una gestione della risorsa lungo l’intero ciclo annuale, accumulando acqua quando è disponibile e utilizzandola con maggiore efficienza nei periodi di massimo fabbisogno.