AGRIVOLTAICO IN CALABRIA, LE ORGANIZZAZIONI AGRICOLE CHIEDONO A OCCHIUTO DI FERMARE IL PROGETTO “PIZZO VINCI”

Un impianto agrivoltaico da 45,589 MWp, con 45 MW di potenza di immissione in rete e un sistema di accumulo da 15 MW, è al centro dello scontro aperto nella Piana degli Scrisi, nel Vibonese. Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri Calabria hanno chiesto al presidente della Regione Roberto Occhiuto un intervento sul progetto “Pizzo Vinci”, localizzato nell'area Vinci-Perroni, tra Pizzo e Maierato. Secondo le organizzazioni agricole, l'intervento interesserebbe circa 73 ettari di un territorio a forte vocazione agricola.

La natura agrivoltaica dell'impianto risulta dalla stessa documentazione amministrativa. Nell'avviso pubblicato dalla Regione Calabria il 30 giugno 2026 il progetto è infatti definito “impianto Agrivoltaico, denominato Pizzo Vinci”, con opere di connessione che interessano i comuni di Pizzo, Maierato, Sant'Onofrio e Filogaso. La mobilitazione delle organizzazioni agricole si è sviluppata nelle ultime settimane e ha coinvolto anche le amministrazioni locali. I Comuni di Maierato, Filogaso e Pizzo hanno espresso la propria contrarietà all'intervento attraverso atti delle rispettive amministrazioni.


Uno dei punti sollevati riguarda le proprietà interessate dalle opere. Secondo quanto riportato dalla Cia sarebbero 213 i proprietari coinvolti dal vincolo preordinato all'esproprio collegato alle opere previste dal progetto e, in particolare, al tracciato del cavidotto.

L'area viene indicata dalle organizzazioni agricole come il “granaio del Vibonese”, per il ruolo storicamente svolto dalla cerealicoltura locale. Tra le produzioni richiamate figura il grano Rosìa, antica varietà legata al territorio di Maierato, iscritta nel 2026 nel Registro nazionale delle varietà da conservazione. Il decreto ministeriale 13 aprile 2026, n. 171999, ha infatti disposto l'iscrizione della Rosìa con codice SIAN 26873.


Le associazioni richiamano inoltre il valore delle produzioni agroalimentari legate al territorio. Pizzo e Maierato rientrano nella zona di produzione del Pecorino del Monte Poro DOP, insieme ad altri comuni del Vibonese, come stabilito dal relativo disciplinare di produzione. Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri Calabria, attraverso i rispettivi presidenti regionali Nicodemo Podella, Franco Aceto, Alberto Statti e Francesco Macrì, sostengono che lo sviluppo delle energie rinnovabili debba essere indirizzato prioritariamente verso superfici già trasformate, aree industriali, coperture e spazi edificati, preservando i terreni agricoli produttivi. Le organizzazioni hanno quindi chiesto un confronto con la Regione Calabria e con gli assessorati competenti.


La valutazione del progetto non è tuttavia uniforme all'interno del mondo tecnico. L'agronomo Michele Lombardi, già vicepresidente provinciale di Confagricoltura, ha espresso una posizione diversa, sostenendo che “Pizzo Vinci” non possa essere assimilato a un impianto fotovoltaico tradizionale a terra e che le caratteristiche progettuali consentirebbero la prosecuzione dell'attività agricola.


Il punto è rilevante perché la qualificazione formale di un progetto come agrivoltaico e la verifica della sua effettiva compatibilità con l'attività agricola riguardano piani distinti. Nel caso di “Pizzo Vinci” la documentazione regionale qualifica espressamente l'intervento come agrivoltaico; la capacità concreta del sistema di mantenere nel tempo coltivazioni e produttività agricola dovrà invece essere valutata sulla base delle caratteristiche tecniche del progetto e nell'ambito dei procedimenti autorizzativi.


Il nuovo quadro normativo per le aree agricole


La controversia calabrese si inserisce in un quadro nazionale modificato dal decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, convertito dalla legge 15 gennaio 2026, n. 4, che ha ridefinito la disciplina delle aree idonee e il rapporto tra produzione fotovoltaica e utilizzazione agricola dei terreni. Per gli impianti agrivoltaici assume particolare rilievo la continuità dell'attività produttiva. La disciplina prevede, nei casi stabiliti dalla normativa, una dichiarazione asseverata sull'idoneità del progetto a garantire la continuità dell'attività agricola e a conservare almeno l'80% della produzione lorda vendibile.


Il tema è stato affrontato anche dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 127 del 2026, intervenuta nel nuovo quadro normativo relativo agli impianti fotovoltaici e agrivoltaici nelle aree agricole. Anche il nuovo FER X a regime include gli impianti agrivoltaici nella definizione degli impianti fotovoltaici ammessi al meccanismo di sostegno. L'accesso agli incentivi resta però distinto dalla possibilità di localizzare un impianto su uno specifico terreno agricolo, che dipende dalla disciplina nazionale e regionale sulle aree idonee e dai procedimenti autorizzativi applicabili.


La stessa disciplina FER X attribuisce inoltre, tra i criteri di priorità previsti per le procedure competitive, rilievo agli interventi realizzati su impianti fotovoltaici esistenti in area agricola sulla medesima superficie e senza incremento del suolo agricolo occupato.


Il caso della Piana degli Scrisi concentra quindi due esigenze che la normativa nazionale cerca di coordinare: l'aumento della produzione elettrica da fonti rinnovabili e la salvaguardia della funzione produttiva dei terreni agricoli. La qualificazione dell'impianto come agrivoltaico costituisce il primo elemento tecnico; la verifica della continuità delle coltivazioni, della produttività e dell'impatto sul sistema agricolo locale sarà il passaggio decisivo per valutarne la compatibilità effettiva con il territorio.