EMISSIONI, LA COMMISSIONE AGRICOLTURA DELL’EUROPARLAMENTO CHIEDE DI ALZARE LE SOGLIE IED PER GLI ALLEVAMENTI
La commissione AGRI propone di tornare ai limiti di 40 mila posti per il pollame, 2 mila per i suini e 750 per le scrofe, ridimensionando l’ampliamento introdotto con la riforma del 2024. Chiesti anche procedure più semplici e utilizzo dei dati già disponibili. Copa-Cogeca: gli allevamenti non possono essere assimilati alle installazioni industriali. L’iter prosegue nella commissione Ambiente.
La commissione Agricoltura del Parlamento europeo chiede di restringere il numero degli allevamenti sottoposti alla direttiva sulle emissioni industriali (IED). Il 2 settembre AGRI ha approvato a larga maggioranza il parere della relatrice Christine Singer (Renew Europe, Germania), proponendo il ritorno alle soglie precedenti alla riforma del 2024: oltre 40 mila posti per il pollame, 2 mila per i suini da produzione e 750 per le scrofe.
La richiesta interessa direttamente suinicoltura e avicoltura e interviene su uno degli aspetti più controversi della nuova disciplina: l’estensione degli obblighi ambientali a un numero maggiore di aziende zootecniche. Il voto riguarda l’Environmental Omnibus VIII, il pacchetto con cui la Commissione europea intende semplificare diverse norme ambientali e ridurre gli oneri amministrativi. AGRI interviene con un parere sul procedimento legislativo 2025/0394(COD), mentre la competenza principale al Parlamento europeo appartiene alla commissione Ambiente, clima e sicurezza alimentare (ENVI).
Dalle vecchie soglie al sistema basato sulle UBA
La direttiva (UE) 2024/1785 ha modificato la IED introducendo disposizioni specifiche per gli allevamenti intensivi di suini e pollame e adottando come parametro le unità di bestiame adulto (UBA).
La disciplina prevede soglie di 350 UBA per i suini, 300 per le galline ovaiole, 280 per le altre categorie di pollame e 380 per gli allevamenti misti di suini e pollame. Secondo la Commissione europea, il nuovo sistema interessa circa 38.500 allevamenti suinicoli e avicoli, pari a circa il 30% delle aziende dei due comparti nell’Unione. Per gli allevamenti sono previste procedure meno complesse rispetto a quelle applicate alle grandi installazioni industriali, compresa la possibilità della registrazione in luogo dell’autorizzazione individuale. Le nuove regole operative saranno applicate progressivamente, in relazione alle dimensioni aziendali, a partire dal 2030. La posizione approvata da AGRI punta invece a recuperare le soglie utilizzate prima della riforma. Se la modifica fosse confermata al termine dell’iter legislativo, il numero degli allevamenti interessati dalla IED diminuirebbe rispetto a quello previsto dalla disciplina del 2024.
Registrazioni più semplici e dati utilizzati una sola volta
Gli eurodeputati agricoli chiedono anche di alleggerire gli adempimenti per le aziende che continueranno a rientrare nella direttiva. Il parere prevede procedure di registrazione più semplici, digitalizzazione delle pratiche e soprattutto il riutilizzo delle informazioni già trasmesse dagli agricoltori nell’ambito della Politica agricola comune o di altre disposizioni europee.
L’obiettivo è evitare che le imprese debbano comunicare più volte alle amministrazioni gli stessi dati. Anche il monitoraggio dovrebbe essere adattato alle caratteristiche biologiche ed economiche dell’attività zootecnica. AGRI è intervenuta inoltre sulla regola di aggregazione, utilizzata per stabilire quando più unità produttive debbano essere considerate congiuntamente ai fini del superamento delle soglie. Il compromesso raggiunto viene giudicato positivamente da Copa-Cogeca, che chiede comunque ulteriori semplificazioni.
La proposta originaria dell’Environmental Omnibus aveva già previsto alcune correzioni per la zootecnia, tra cui l’esclusione degli allevamenti avicoli biologici dal campo di applicazione e una modifica del calcolo delle UBA per i suinetti non svezzati. AGRI propone un intervento più ampio, modificando direttamente le soglie che determinano quali aziende debbano applicare la direttiva.
Copa-Cogeca: «Gli allevamenti non sono installazioni industriali»
Copa-Cogeca accoglie con favore il voto. L’organizzazione che rappresenta le associazioni agricole e le cooperative europee sostiene da anni che la zootecnia, per caratteristiche biologiche, organizzazione produttiva e struttura economica delle aziende, richieda criteri differenti da quelli utilizzati per le grandi installazioni industriali.
Secondo Copa-Cogeca, l’ampliamento della IED può determinare costi amministrativi, finanziari e di investimento eccessivi soprattutto per le aziende familiari e per gli allevamenti di piccola e media dimensione. L’organizzazione ritiene che obblighi troppo onerosi possano favorire la concentrazione della produzione, ridurre la competitività della zootecnia europea e aumentare il vantaggio delle produzioni importate da Paesi sottoposti a requisiti ambientali differenti.
La Commissione europea motiva invece l’estensione della disciplina con la necessità di ridurre le emissioni degli allevamenti intensivi, in particolare quelle di ammoniaca, e i relativi effetti sulla qualità dell’aria e sugli ecosistemi. La riforma del 2024 ha quindi ampliato il numero delle aziende interessate, prevedendo allo stesso tempo un regime amministrativo specifico e semplificato rispetto a quello delle installazioni industriali.
La proposta di AGRI modifica questo equilibrio: concentra l’applicazione della IED sugli allevamenti suinicoli e avicoli di maggiori dimensioni e chiede che gli obblighi amministrativi e di monitoraggio siano commisurati alla struttura dell’impresa agricola. Sarà il successivo confronto legislativo a stabilire se le soglie proposte consentano di coniugare la riduzione delle emissioni con costi sostenibili per le aziende.
La decisione passa alla commissione Ambiente
Il voto del 2 settembre non modifica ancora la normativa vigente. AGRI esprime un parere, mentre la responsabilità parlamentare del dossier appartiene alla commissione ENVI, con Susana Solís Pérez (PPE, Spagna) relatrice.
ENVI dovrà decidere quali modifiche proposte dalla commissione Agricoltura inserire nel testo. Seguiranno l’esame del Parlamento europeo e il confronto con il Consiglio nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.
Per suinicoltura e avicoltura la differenza tra le due impostazioni è rilevante. La disciplina approvata nel 2024 utilizza soglie espresse in UBA e interessa, secondo Bruxelles, circa 38.500 allevamenti. AGRI chiede invece di tornare ai limiti di 40 mila posti per il pollame, 2 mila per i suini e 750 per le scrofe.
Il passaggio in commissione Ambiente dirà se questa impostazione troverà spazio nella posizione del Parlamento. Per gli allevatori europei il risultato del negoziato definirà sia la platea delle aziende soggette alla IED sia gli adempimenti amministrativi e ambientali che dovranno rispettare nei prossimi anni.